16 marzo 1978


Aldo Moro. Come tutti gli anni, con la bocca piena di spaghetti, ci ritroviamo ad alzare gli occhi verso la tivù che ricorda quanti anni son passati dal suo rapimento.
E come tutti gli anni i figli alzano gli occhi al cielo e mentalmente dicono "aridài !" perchè ci viene spontaneo riparlare di come vivemmo quel momento sia io che Claudio. Ma so già che quando non ci saremo più o i figli avranno ognuno una loro famiglia, all'anniversario fatidico diranno:"ti ricordi il babbo e la mamma che palle che facevano con 'sta storia?" già adesso io mi riprovo a ripetere frasi tipiche delle"tradizioni umbro-toscane" di mio padre e mia madre che da piccola anch'io dicevo:"LO SO, LO DICI SEMPRE!"
Però il tempo passa e le cose cambiano sfumatura...e soprattutto il rapimento Moro fu vissuto sulla pelle sentendosi consapevoli che un domani qualcuno avrebbe scarnito in due righe sui libri di scuola solo l'essenziale dimenticando (logicamente ) che ognuno di noi stava vivendo sensazioni e paure....Io, che abitavo in caserma lo vissi proprio male, ricordo poi una cosa pazzesca...la gente a frotte che aveva comprato scatolame, latte e quant'altro potesse durare al supermercato vicino a noi, ed era desolante vedere nel tardo pomeriggio le scansie vuote, non so perché ma tutti temevano un colpo di stato e quindi era meglio accaparrare l'accaparrabile e infilarsi in casa davanti la tele.
Pensare che la mattina era stata quasi una festa... ci avevano rimandato a casa da scuola, annullando così anche un compito in classe e molti fecero la battuta"ne rapissero uno al mese!"
Poi
l'allegria mi era passata di colpo, guardando la faccia tirata di mio padre che riceveva fonogrammi su fonogrammi in caserma e dopo ...il resto è storia.

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