Scusate, chi m'ha spostato il Conero?

"Il morbo infuria (di stagione e H1N1) il pan ci manca (crisi mondiale, licenziamenti, cassa integrazione,
mobilità ) e ci sarebbe da scrivere tanto e poi tanto sull'attualità.
Questo, in ogni caso è il mio blog, specchio ed espressione di quel che vivo e quel che provo (e questo periodo per me è molto particolare), sto ripercorrendo a ritroso la strada che mi porterà al prossimo week end che cancellerà d'incanto 39 anni d'assenza; inoltre c'è una vocetta petulante che da ieri continua a martellarmi il cervello: "Scrivi di me! scrivi di me!" e allora...cedo le armi e scrivo di lei.
L'ho già scritto e lo ripeto, la felicità è vivere la normalità, e quell'io bambina viveva veramente serena, stava bene, si divertiva, rideva, piangeva e sognava come tutte le sue coetanee.
D'estate andava al mare. Ci andava con la corriera blu, perchè era comoda e proprio vicino casa, e quei sette chilometri fra i tornanti della dolcissima collina che portava al mare erano belli di mattina presto, con l'aria ancora frizzantina, un pochino più gravosi a mezzogiorno: fra stanchezza, sudore e sabbia ancora appiccicata alla pelle, il viaggio di ritorno se lo faceva semiaddormentata. Ma andare in spiaggia era bello. Ogni mattina si decideva dove piantare l'ombrellone, i bambini in generale prima di essere lasciati in libertà venivano puntualmente spalmati di Leocrema o Diadermina, muniti di cappellini e diecimila raccomandazioni e poi finalmente via...a riva, a raccogliere stelle marine (c'erano davvero) sassolini e piccoli avanzi di mattonelle di ceramiche che ornavano i nostri castelli fatti con l'aiuto di qualche adulto. Poi c'era la passeggiata: dall'ombrellone andando verso nord, ci si dirigeva verso il promontorio del Conero, praticamente fino alla zona dove c'erano "le moniche" tutte vestite di bianco, col velo svolazzante e la tonaca rimboccata per non bagnarne l'orlo, occhio a non entrare troppo in acqua perchè il fondale si fa subito abbastanza profondo, oppure passeggiata verso sud, fino alla foce del fiume, dove il fondale è basso e sabbioso ed è il punto dove si trovano più mattonelline colorate. Al ritorno è già ora di fare il bagno, era naturale sentirsi sotto l'occhio vigile di qualche adulto, fare i soliti tira e molla: "Uscite dall'acqua!" "Nooo! ancora cinque minuti!" e ritrovarsi poi di nuovo sotto l'ombrellone per l'operazione:"asciugatura-merenda-cambio-costume" e poi giochi sotto l'ombrellone o sullo scivolo, oppure cercare di capire che gusto ci provassero i grandi a star sdraiati immobili sotto il sole, quando non c'era addirittura qualcuno di loro, di solito qualche anziano, che si faceva le mitiche sabbiature ed era segnalato da un ombrellino bianco che gli riparava la testa.
Guai a bagnarsi il costume, nella seconda parte della mattinata, mezzogiorno sarebbe arrivato in un lampo ed era già ora di rimettere a posto ombrellone, sdraio, giochi e riprendere la via per la fermata dell'autobus.
Di nuovo a casa, pranzo, pisolo pomeridiano almeno fino alle 16.00, di nuovo alla finestra o al Pincio a rimirare quel monte Conero che era comunque meta di eventuali uscite in auto per un gelato la domenica pomeriggio.( E anche qui, il tran-tran era dettato dalla stagionalità; estate gelato a Sirolo o Numana, inverno giretto a Loreto.)
Poi ti portano via, sonnacchiosa in auto, e arrivi nel nuovo alloggio di servizio alle sei e mezzo del mattino e ti dicono di non allontanarti mentre gli adulti scaricano mobili e scatoloni e tu ti accorgi che il mare ce l'hai a pochissimi metri, anche se non lo vedi perchè ti divide una fila incredibile di alberghi, uno vicino all'altro, ma ne senti l'odore, ti ci avventuri e scopri che verso nord c'e' il vuoto e verso sud c'è il Conero, no anzi, momento, non è il Conero, gli assomiglia ma non è lui, non è la stanchezza o le lenti degli occhiali che fan brutti scherzi, è un'altro panorama tutto da scoprire, tutto da imparare
Scoprirai che quello è il monte San Bartolo, che la spiaggia ha il fondale basso e sabbioso fino alle scogliere, che a riva qui non esistono quelle piccole mattonelline che il mare ha arrotondato e consumato, che qui sei una "burdela" e non una "vardascia" , e se alzi la voce ti dicono: "co t'urle?" e nessuno ti dirà più "ammò" bensì "ades"....
Nessuno...fino alla prossima settimana!



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