POTENZA PICENA PARTE TERZA !

Ci sono circostanze in cui le parole sono solo dei segnetti sulla carta per aiutare ad articolare le parole, ma non riescono a rendere bene sensazioni e pensieri nemmeno se si cercasse di usare un linguaggio forbito ed elegante, però bisogna provarci, altrimenti come si fa?
Proviamo col riassunto? Con la poesia? Mah, scrivo a ruota libera come sempre, vediamo come viene.
Allora, avete presente quei film dove c’e’ il fantasma tormentato che vaga, vaga e finché qualcuno non gli dà pace, rompe le scatole al protagonista per tre buoni quarti della pellicola?
Ecco, mettiamola così, io sono andata a recuperare una bambina arrabbiata che da trentanove anni, centocinquanta giorni , otto ore e trenta minuti aspettava che qualcuno le desse pace.
Così, sistemati quelli di casa, pulito, organizzato, tacitato i sensi di colpa, con un po’ di sano egoismo ho intrapreso un viaggio della memoria con una buona dose di panico perché i ricordi possono avere un sapore dolce e amaro allo stesso tempo e non sempre le cose sono come le hai veramente vissute; lo vedo quasi quotidianamente nel mio lavoro; quante volte mi capitano telefonate di persone che cercano di rintracciare il tale posto dove sono stati in vacanza e l’albergo era fatto così, colì proprio davanti al mare e in realtà le distanze non erano quelle, l’albergo non si chiamava così come se lo ricordava, e poi alla fine non era manco Gabicce, perché si erano confuse con Cattolica!
Prendo il treno al volo e comincio a pensare :”E’ forse un segno del destino? Magari se non lo prendevo rimanevo con i miei ricordi cristallizzati nel tempo e me la cavavo con una telefonata di scuse!”Poi invece rifletti che dovevi per forza salirci, ed è per questo che le cose sono andate così, trovarlo già pronto sul binario, visto che nelle ultime ore mi stava salendo un senso di panico esagerato, arrivare in stazione e sedersi sulla prima carrozza in un amen, SENZA PENSARCI PIU', è stato provvidenziale.
Man mano che ti avvicini, cambia la parlata, ascoltando ed osservando gli adolescenti che salgono sul treno per tornare a casa dopo la mattinata a scuola, pensi che se le cose fossero andate diversamente anche i tuoi figli avrebbero parlato con lo stesso accento e i loro amici avrebbero avuti i cognomi di quelli che a suo tempo erano i tuoi amici.
Poi scendi. Ti ritrovi felicemente sola e aspetti l’autobus alla fermata dove già staziona una figura che per educazione non fotografi visto che pare il fauno Tumnus di Narnia ed è gentile e giovane come lui.
Mi chiede dove vado, gli rispondo. Mi indica dove andare ad acquistare il biglietto del bus e fa qualche passo per accompagnarmi; peccato che io non sia la fiduciosa Lucy e la prima cosa che penso è quella di impugnare ben stretto il trolley. Poi mi vergogno come un cane, perché il Tumnus nostrano mi ha voluto veramente indicare dove c’erano i biglietti del bus e io rifletto sulla
malfidatezza che mi ha regalato l’età e l’esperienza.
Ecco, una gioia, il bus è quello blu, come una volta. Salgo e mi faccio portare praticamente alla meta. A quella che IO avevo deciso fosse la fermata, perché volevo arrivare a piedi.
Fotografo di tutto; tutto quello che è rimasto immutato e quello che è stato rinnovato ma mai cancellato, ritrovo muri, ritrovo scorci, e tanto tanto sole inaspettato visto che le previsioni meteo erano avverse in maniera assoluta.
Arrivare a casa della tua ex compagna di classe e di giochi, chiamarla col cellulare per farla affacciare e farsi trovare sotto le sue finestre è una cosa indescrivibile. E da quel punto in poi sono stata presa letteralmente in consegna da Laura e da suo marito ed è stato un crescendo di emozioni e di conferme compreso il fatto che oggi come allora i bambini girano col sacchettello dei dei ritagli delle ostie confezionate dalle monache ed io trovandole cadute per terra....ne ho raccolta una e me la sono mangiata..forse la "comunione" laica più profonda della mia vita, come ho scritto di getto ad un carissimo amico appena ho potuto mettere mano ad un computer.
Perché questo viaggio è stato tutto un parallelo fra passato e modernità, cellulari e voto di bella calligrafia, rintocchi delle campane sulla Piazza (che ho naturalmente registrato per risentirle in qualche momento di malinconia)e sveglia digitale.
La sera è trascorsa fra gente che conoscevo e gente che ho conosciuto al momento quando comunque è arrivata l'ora di andare a dormire nonostante tutto ero sveglia come un grillo ed emozionata come poche volte nella vita sapendo che dormivo proprio di fronte la “mia” vecchia casa.
Ma il bello doveva ancora venire.
La domenica ancora tanto sole e io sveglia alla finestra, pronta per vedere appunto, oggi come allora il sole che accarezza i tetti e che lentamente scende verso le finestre, illuminando e scaldando i muri. E poi ancora i ricordi.
Avere la fortuna e l’opportunità di vedere dipinti spettacolari in Comune e un bellissimo centro congressi in una ex chiesa dove i miei personalissimi ricordi familiari s’intrecciano alle ricorrenze religiose,non è certo la prassi;dopo la visita, tornando ancora verso casa di Laura, visi noti invecchiati ma pieni d’affetto, ricordi di mio padre in ogni angolo e poi la sorpresa che mi ha fatto rischiare l’infarto.
Da tanti anni, della mia vecchia casa, esiste solo l’esterno, perché l’interno è stato ristrutturato e diviso in appartamenti, sono uscita da lì per l’ultima volta appunto 39 anni fa giorno più, giorno meno. Convinta di passarci solo davanti per andare comunque a salutare una carissima compagna di giochi che aveva il negozio proprio subito la porta successiva, ecco che Natale (di nome e di fatto!) va verso il vecchio amatissimo ingresso dove mio padre e tanti altri con lui hanno condiviso tanto lavoro ma anche meravigliosi momenti di festa e prima di suonare il campanello mi dice che mi riporta a CASA. QUELLA CASA.
E’ TROPPO. E’ al di là di ogni sogno proibito, ma sono già per le scale, QUELLE SCALE e mi ritrovo a fissare un bellissimo appartamento MODERNO. L’antica scala dritta di legno con tre pioli che si appoggiava per accedere (seguita dalle mille raccomandazioni dei miei “non ti sporgere, stai attenta, non salire sulla ringhiera”) è stata sostituita da un’elegante scaletta che fa pendant col soggiorno ed il caminetto, ma una volta salita sul terrazzino, il panorama è lo stesso, stupendo, indimenticabile e perfettamente identico come nei miei ricordi. Le piccole foto in bianco e nero che per anni ho portato nel cuore, lasciano il posto a questa macchinetta digitale che avidamente e ripetutamente scatta gli stessi scorci, ecco Il Conero da un lato, ecco la sagoma della Collegiata, ecco i tetti delle case d’intorno. C’e’ un attimo di commozione con la padrona di casa che avevo appunto conosciuto la sera prima, anche lei si sente un pò coinvolta in questo viaggio a ritroso e sorridendo complice mi fa: “VUOI VEDERE IL CORTILETTO? Non ho più manco la forza di aprire bocca perché son troppo impegnata a ricacciare le lacrime, annuisco, mi faccio prendere per mano e mi ritrovo a fotografare uno scorcio ammodernato ma con i tratti basilari sempre uguali.
Mentre scendiamo,volendo ci sarebbe da vedere la grotta, mi ricordo ancora il giorno in cui venne installata la caldaia per i termosifoni, prima di quelli, stufa economica e stufette elettriche, ma ecco che dalla piazzetta arriva la musica della banda, Ossignore, non me la sto sognando io ricordando le festa della Virgo Fidelis appena trascorsa o quelle del 5 giugno, c’e’ la banda davvero che gira per il centro e voglio fare qualche foto anche a loro e allora salutiamo perché pure “suona la Messa” e prima che il portone si richiuda lasciando vivere la domenica ai nuovi abitanti, io mi prendo per mano l’immaginaria , antica bambina che mi ha aspettato con pazienza per tutti questi anni e faccio definitivamente pace con me stessa.
Poi finalmente rivedo Germana, fatte le debite proporzioni, così simile nella fisionomia a Gigetta di allora così come Rossana oggi è identica a Germana, un matriarcato ante litteram, perché in effetti è strano, ricordo pure il loro cane “Full” ma non ricordo la faccia del nonno di Rossana, mentre ricordo perfettamente quello di Antonella.. qualche scherzo della memoria ce l’ho anche io, meno male, ho stupito Laura ricordandomi perfettamente cose e persone che cominciavo ad avere la sindrome del robottino….
Il pranzo è stato un’apoteosi; rivedere e riconoscere al primo colpo le antiche compagne di scuola è stato molto più semplice che riconoscere i coetanei maschi, le confidenze e i discorsi che ci siamo condivisi a tavola è una delle esperienze più belle che potessi vivere, non avrei mai creduto che gli altri di me ricordassero soprattutto la figura di mio padre (c’è stato anche chi m’ha fatto la sua imitazione e gli atteggiamenti e il timbro di voce c’erano tutti!) e il fatto che io comunque NON VOLEVO ANDARE VIA E CHE NEGLI ULTIMI MESI PIANGEVO SEMPRE.
Pensavo fosse stata un’impressione mia, magari ingigantita dal passare degli anni, e invece no, io con le mie compagne di scuola e di giochi veramente mi sfogavo e dichiaravo che non volevo andarmene, ma eravamo tutti piccoli, e il mondo delle decisioni era dei GRANDI, che ci potevamo fare?
Ritrovarsi fra le mani la foto di classe fatta in prima elementare è stato come chiudere un immaginario cerchio della vita, dove adesso c’e’ posto per tutti. E quando la sera, dopo un’altra vagonata di chiacchiere e ricordi con Laura e la sua famiglia, è arrivato mio marito per portarmi casa, mi sono sentita serena come non lo sono stata mai ripartendo da Potenza Picena, perché stavolta "son partita tutta intera", perché adesso sono grande, siamo tutti grandi e molto presto con qualcuno si rivedrà di nuovo, non più come bambini, ma come coppie, come genitori, sarà un rivedersi più bello e più maturo, e comunque, cara Laura, cara Anna Paola, cara Vionisia, cara Lorenza, care tutte e tutti, a questo punto, noi non ci perdiamo più!
Ma ciao, carissima!!!
RispondiEliminaNon ho letto tutto il post, ma ci tenevo a salutarti, visto che sei una blogger in carriera come me! ^_^
Ci si bekka su FB, un bacione al volo!
***AMINA***