POTENZA PICENA PARTE SECONDA

Immaginatevi di vivere in un posto, che non si può esattamente definire "casa tua", perchè non l'hai comprata, non sei in affitto, insomma, stai lì finchè non te lo dicono "loro", e questi "loro" sono i GRANDI, quelli con la G maiuscola. Ai tempi miei c'erano i GRANDI, i grandi tutti, i grandi che conoscevi e comunque a tutti dovevi portare rispetto, dire "buongiorno", "buonasera", "grazie", "prego", insomma essere educati e i bambini bravi erano quelli che "si vedono ma non si sentono".
Io avevo tutto quello che poteva servire ad essere felice: abitavo in centro paese, a pochi metri dalla scuola elementare e dai principali negozi; campanile e piazza con tanto di fontana a fine salita verso d'insù; piazza con Collegiata "d'ingiù". Tante piccole vie e scalette che si intrecciavano "nel mezzo".
Dalla finestra della mia camera se spaziavo con lo sguardo, vedevo il mare. Era a circa sette chilometri, il mare, ma da qualunque punto lo vedevi.
C'era una vita sociale attivissima, c'erano appuntamenti annuali come le feste
(quelle religiose come "la festa delle crocette",Sant'Antonio dai frati, la processiò del venerdì santo tanto per citare qualcosa al volo e quelle un pò meno religiose come il veglione di carnevale al Teatro Mugellini e la festa dell'uva, anzi dell'UA).
Essere felici, in fondo, è vivere la normalità ed io credevo che le cose sarebbero state così per sempre, sognavo di andare alle scuole medie perchè ciò avrebbe comportato un cambio di strada,il percorso sarebbe stato più lungo, per andare "fuori le mura", ma alle medie io lì non ci sono arrivata mai. M'hanno portato via alla fine della quinta elementare.
Sono sempre vissuta con questa precarietà abitativa e forse per questo oggi mi piace vivere in camper senza dimenticare che allora mamma ci metteva molto del suo perchè quando io parlavo di amiche lei mi corregeva sempre: -"Non dire amiche. Quelle sono le tue compagne di scuola, non devi dire amiche perchè tanto se trasferiscono il babbo, noi dobbiamo andare dove lo mandano e POI TU SOFFRI"
Sono cose che ti segnano e ti ritornano a galla nei momenti più impensati, ho imparato a rapportarmi con tutti, ma non dare molto di me a nessuno, per una forma di autoprotezione. Gli anni passano e ci si ritrova a fare scelte che richiamano alla mente quella ragazzina con gli occhi gonfi di lacrime che stazionavano fra occhio e lente dell'occhiale, offuscando la vista già abbastanza precaria e fanno decidere di far nascere e crescere i figli nello stesso posto per dar loro delle radici, fragili ma ben radicate.
Un pò come vivere con un Savonarola casereccio che spesso ti riportava con i piedi per terra , non così col truce "Ricordati che devi morire!" , ma insomma, fatte le debite proporzioni c'era poco da stare tranquilli. Tu, non eri "di lì", poi non sei "di qui", ma allora di chi sei?
Continuo a chiedermelo da tanto e alla fine mi sono autoconvinta che non è importante appartenere a qualcosa ma è fondamentale avere cuore e mente grandi per contenere tutto!


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