UNA VOLTA NON ESISTEVANO LE CALZE LUNGHE DI MICROFIBRA

...Perché oggi tutti parlano del cinquantesimo  anniversario dell'assassinio di Kennedy a Dallas e io la prima cosa che ho ricordato erano le calze che indossavo allora. Calze lunghe di lana che pizzicavano  sulle ginocchia e cadevano miseramente intorno alla caviglia. Avevo quattro anni e vivevo la mia età dell'oro. 
Si, va bene, avevo spesso quei fastidiosissimi ricoveri all'ospedale di Ancona (ma anche lì, dopo la visita oculistica, c'era il giretto in centro, l'ospedale era quasi a due passi dalla mitica Standa e la puntatina fissa in quella traversa dove in un negozietto buio vendevano i bomboloni  caldi più buoni del mondo, ma questa è un'altra storia).
Il calendario di allora, come questo di oggi, combacia in tutto e per tutto: 22 novembre, Santa Cecilia e la domenica ci sarebbe stata la Virgo Fidelis, perchè la festa ufficiale era il 21 novembre ma solitamente slittava alla domenica successiva e  io da piccola pensavo che TUTTI festeggiassero le stesse cose che festeggiavo io. Mi piaceva Santa Cecilia a Potenza Picena, perchè c'era la banda che faceva il giro del paese suonando e naturalmente c'era anche la sosta davanti la caserma dei Carabinieri.
Mi piaceva la Virgo Fidelis perchè era la Patrona dei Carabinieri e io sapevo a memoria  tutta la preghiera a lei dedicata. (anche se al punto : "noi, Carabinieri d'Italia" mi veniva da sorridere, io non portavo la divisa, non ho mai desiderato portarla, per me allora come oggi è un discorso da uomini  e poi  sapevo già da piccolissima che molte strade con la mia cecità mi erano precluse a prescindere)
Quindi c'erano le mie calze che pizzicavano e le stanghette degli occhiali che mi  facevano male alle orecchie, avrei voluto tanto lamentarmi con mia mamma, ma anche lei, come tutti, era davanti la televisione,  i grandi attoniti, silenziosi, e noi piccoli che guardavamo gli adulti e la loro serietà ci spaventava.
Peccato non capire quando si sta vivendo un momento storico, beh, logico, quella volta lì poi non è che c'era molto, la macchina fotografica era un'Agfa Gefaert che la poteva maneggiare il babbo e al massimo la mamma, io, neanche a pensarlo, il magnetofono era nella sua custodia, il proiettore non era alla portata nostra, quindi figurarsi se si poteva immaginare una cosa del tipo: - "Aspetta, che faccio due foto con Istagram e mando un messaggio su Wazzup". E allora  fotografi mentalmente  il ricordo di quello che si stava facendo  in quel momento. Perché sei piccola ma capisci che qualcosa non va, e tu vorresti chiedere ma non sai neanche tu, quali rassicurazioni vorresti. Pensi che poco prima c'era la banda, e adesso da quel momento per giorni e giorni si parlerà solo del  Presidente morto fra le braccia della moglie, vorresti tornare ai tuoi giochi e poi più tardi infilarti il pigiama, dire le preghiere e farsi rimboccare le coperte. 
Le calze pizzicano, la vita pizzica, in televisione parlano dei figli del presidente, sono piccoli qualcuno mi sarà anche coetaneo, io in fondo sono fortunata, ho il babbo che non sarà presidente ma per me è il mio sole e la mamma la mia luna, e non mi stancherò mai di ringraziarli per come hanno saputo rendere lieve la mia vita fino all'adolescenza, nonostante il mio handicap, nonostante le grandi tragedie di quegli anni (Vajont, Belice, rapimento di Ermanno Lavorini, Piazza Fontana, varie e d eventuali) Ma il fastidio delle calze di lana, quello no, a quello non ci si poteva fare nulla....

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