SE FOSSI UNA SOCIOLOGA.....

Giovedi mattina, mitico "giorno libero", mattinata dove si ammucchiano allegramente tutti gli impegni della settimana; se devo prenotare una visita dal naturopata, cerco di farlo il giovedì, pagamenti bollette e rogne varie, tutte in un unico giorno della settimana, ma stamattina, ben sapendo che avrei poi dovuto dedicarmi a giri  fantozziani in vari uffici, ho voluto iniziare con una di quelle cose che non mi fanno impazzire e cioè buttarmi in mezzo alla folla, ma la curiosità era troppa e allora... ebbene si, anche io ero in mezzo alla confusione dell'inaugurazione ed apertura del ristrutturato supermercato Conad Tavollo.
Piccolo prologo: il supermercato è stato chiuso meno di un mese per un restyling stupefacente che non si vedeva dai tempi della sua apertura nel lontano 1979 (ospiti, allora, i Ricchi e Poveri quando erano tutti e quattro e se state buoni bambini, in un altro post poi vi racconto chi erano, non stiamo parlando di Francia e Germania da una parte e Italia e Grecia dall'altra). Ad onor del vero le maestranze hanno lavorato giorno e notte, ma ieri sera quando ho portato fuori Max per l'ultima sgambatina della giornata, sono scivolata alle spalle degli omìni  che a braccia conserte osservavano dalla piazza tutta quell'effervescenza di lavori  in notturna e scuotendo la testa commentavano fra loro : "Na, as pò, i n'ivra dmen, i n'ivra, u iè trop da fe,da cuslè" (No, non si può, domani non aprono, non aprono, c'è troppo da fare e da sistemare) e in effetti qualche dubbietto m'era venuto anche a me, ma stamattina scintillante come una sposa di maggio, il nuovo supermercato faceva bella mostra di sé  in mezzo ad un nugolo di persone che lo stava prendendo d'assalto. In pratica non era un viaggio a vuoto, avevo finito la farina e questo a casa mia proprio no, non si può; e quando dico "abbiamo finito la farina" vuol dire che il mitico sacchetto da cinque chili (alla settimana) aveva dato proprio gli ultimi granelli....
A giudicare dall'affluenza, probabilmente  tutte le brave massaie avevano dato fondo anche loro agli ultimi rimasugli della dispensa, così, circondata da borse, braccia, bambini urlanti in carrozzina, vecchiette alle prese col carrello che s'incastrava, eccomi sulle scale mobili nel nuovo ingresso.
Intere generazioni di gabiccesi sono nate e cresciute fra le corsìe del vecchio supermercato, ormai tutti sapevano  l'esatta posizione delle merci, scommesse fatte anche ad occhi chiusi e senza sbagliare mai, e un pò tutti ci siamo trovati destabilizzati nelle nostre certezze bibliche, fino a venti giorni fa entravi e a destra la frutta e la verdura, a sinistra i formaggi, in fondo, il banco dei freschi, mitico termometro degli umori e delle chiacchiere paesane.
Oggi fra un buffet da matrimonio e  mascotte che si aggirava all'ingresso dando caramelle ai bambini cercavamo un pò tutti di attaccarci a qualche brandello di ricordo, ma invano.
La prima soddisfazione l'ho avuta   comunque con la   nuova bilancia elettronica per pesare la frutta; ho capito che ho ancora una mente sveglia e se voglio, imparo SUBITO, anche se l'oggetto in questione è  intuitivo.  Dai no, diciamocela tutta, sono stata un paio di minuti ad osservare le disastrose performances di altre prima di me, prontamente aiutate da un baldo addetto, che mentre pesava con pazienza francescana ripeteva (e ripeteva, e ripeteva e ripeteva) il procedimento. Ho saltato per ovvie ragioni il banco del pesce e della carne e tentando di farmi strada nella ressa, ho cercato le farine.  Veramente, oggi un sociologo avrebbe potuto scrivere una tesi  sul comportamento di morigeratissime signore che in questa situazione di sovraffollamento, erano diventate agitatissime: questionavano per un sacchetto di vongole, apostrofavano con veemenza esagerata  del perché le padelle sono troppo in alto, insomma c'era chi la prendeva a ridere :"su su, oggi è l'inaugurazione, domani torna tutto tranquillo" e chi si arrabbiava sproporzionatamente e dichiarava che se fosse riuscita ad uscire senza danni, non avrebbe mai più messo piede in un supermercato.
Aaaahh, eccolo il mio sacchettone da cinque chili, in mezzo a tutto questo marasma di farine bianche - integrali - kamut- riso- farro,  mandorle, ma che, hanno macinato di tutto? Mi abbasso per prenderlo  (è nello scaffale in basso) e già è stato un problema arrivare fin lì fra gente che comincia ad accusare svenimenti e palpitazioni, ora rialzarsi e riprendere il posto in mezzo a questa fiumana di gente è quasi impossibile. Mi dondolo su una gamba, poi sull'altra e tento di "risalire" tenendo il pacco con tutte e due le mani senza far del male a nessuno. E qui succede l'incredibile.Una signora, reduce dal banco del pesce, con un qualcosa di mezzo incartato (e mezzo no) non ho capito se era un astice o un'aragosta comunque qualcosa di molto affilato buca il sacchetto della farina.
Impossibile tornare indietro a depositarlo e prenderne un'altro, già la fiumana di persone mi spinge verso un'altra direzione, così, come in un film, mi ritrovo a tamponare il taglio con la mano aperta, mentre il ferito (pardon, il sacchetto) mi ciondola sul braccio. Purtroppo non faccio pietà a nessuno, ognuno è troppo preso a non farsi spintonare più del necessario, davanti le casse è un delirio, la signora che borbotta che quelli dell'altra fila stanno andando più veloci, il marito che brontola alla moglie "t'aspetto fuori", quell'altro che alza la voce perchè c'è sempre la solita che lavorando di gomito e di fianco è riuscita a saltare tutta la fila, insomma, diciamo che l'affluenza è imponente e la gente è contenta ! Comunque riesco dopo un quarto d'ora a scorgere le casse, i cinque chili mi sembrano cinquanta e ho le braccia a pezzi. Finalmente quando arriva il mio turno, deposito il sacchetto con amore quasi materno sul nastro   e chiedo gentilmente alla cassiera se ha un sacchetto di plastica per fermare l'emorragia di farina. In tempi più placidi sarebbe stata lei la prima a dire : "Lascialo lì e vanne a prendere un'altro" ma data la situazione, ha cercato di inserire il sacco di farina in una busta trasparente e a posto così. Naturalmente qualcuno alle nostre spalle ha brontolato : "Gli cantiamo ANCHE la ninna-nanna?" Ma ho lasciato perdere, tanto,  mentre ero in fila, mi aveva telefonato mia figlia che m'invitava a fare un giro con lei al supermercato, così sarei rientrata di nuovo (non senza aver depositato a casa la farina così duramente conquistata) e avrei ritrovato chi stava appunto brontolando... il tizio era  in  quella  fila che non si muoveva mai !
...Comunque nella confusione ho scordato il lievito.... oggi pomeriggio sono tornata e già la situazione era più accettabile, anche se il mio cervellino stava registrando che dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio  ora del mio TERZO ingresso al supermercato, il buffet era ancora attivissimo e la gente dava il meglio di sè....Anche questo è socializzare?

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