ALTRO SALVATAGGIO DA FLOPPY A WEB...Ma quanto scrivevo??


Mi piace stare comoda, sempre; la moda e ciò che fa tendenza non fa per me, ma purtroppo a volte il lavoro e le circostanze m’impongono di rivedere un po’ il mio modello e a volte una vena di masochismo, condita con un pizzichino di “andiamo al martirio”, mi fa fare dei numeri improponibili. Come l’altro giorno. Ho deciso di mettere le scarpe con il tacco, non roba assassina tacco 12, ma un bel 6 centimetri che, lì per lì, non mi pareva nemmeno troppo esagerato (per i miei canoni). Indossare un paio di collant e non stramarle per me è un’impresa…quelle poche volte che mi ci sono messa, ho sempre preso calze 80 den, pesanti, coprenti e SOLIDE, ma stavolta no, masochismo, martirio, abbiamo detto, ed un pizzico di vanità femminile mi han fatto decidere per un’evanescente calza 20 den, praticamente un velo di cipolla. Per fortuna che ne avevo prese due paia, il primo infatti l’ho rotto tirando su la calza con lo stesso impeto che metto ad indossare i pantaloni della tuta (ma gli 80 den, comunque resistono!) , allora mi son fatta furba, ho fatto pianin pianino e sono riuscita ad allocare le gambe dentro le calze, addirittura dopo due o tre tentativi a vuoto, sono riuscita ad sistemare i talloni nella zona a loro destinata, riconoscibile per la trama rinforzata. Bene, così spaperata, ho raggiunto le scarpe, le ho indossate e a questo punto mi sono alzata dalla sedia. La prima sensazione è quella d’onnipotenza, Dio se sono ALTA! Ma dopo il primo minuto tutti gli oggetti mi sembrano troppo lontani, così mi piego di spalle e già che son mezza gobba di mio, adesso m’incurvo ancor di più, quando mi guardo allo specchio mi sento tanto Quasimodo (non il poeta, ma proprio il gobbo di Notre Dame).
“Tira su la schiena e allarga le spalle”- m’intima una figlia - “Mica vorrai uscire così”?
Un momento, ma di solito non ero io a sgridarle? Non ho tempo per stare a puntualizzare, avrei dovuto essere già al lavoro, meglio che mi muovo.
Appunto, mi muovo. Mi sembra di camminare sulle uova, ho il passo instabile, qualcuno mi dice: “Ma non era meglio che facevi le prove in casa?”- mi dicono. “ Eh dai, è stata la follia di un momento, che sarà mai?” – rispondo -“ Ciao ci vediamo più tardi.”
E con impeccabile aplomb esco sul pianerottolo dritta a testa alta lasciando la porta di casa alle spalle...
Una rapida occhiata alle scale condominiali, perfetto non c’e’ nessuno, sfilo le scarpe e scendo scalza fino al portone, mi piego per reindossare le decolleté e noto che non è come prima, faccio più fatica, ma che? Si son già gonfiati i piedi? Potrei tornare indietro, cambiarmi e mettere le solite scarpe, ma davvero allora farei tardi, e poi, che faccio? Ci perdo la faccia con quelli di casa, via, indietro non si torna, ma se cammino così, non vado neppure troppo avanti, prendiamo dunque la bici!
Pedalare con i tacchi, non permette di fare quelle belle “sbiciclettate” in velocità, e nemmeno il tubino nero che per comodo che sia è molto più adatto ad un tea - party che ad un veloce tragitto casa-lavoro.
Comunque, eccomi arrivata. Ah ah, la femme chic.
I commenti sono tra lo sbalordito e lo stupito, qualcuno azzarda anche la battuta: “Paghi pegno perché hai perso una scommessa?”, però i commenti sono positivi e dentro di me scatta tutto un reparto di cattiverie irripetibili (in fondo non sono sempre quella di ieri, anche se senza jeans e scarpe da ginnastica? Allora conta più la parvenza che l’essenza? Ma allora siete così fessi da farvi abbindolare da un tacco e una calza? Boh!)
Anche in ufficio la sensazione d’aver perso il contatto con le distanze non mi abbandona, e comunque dopo un’ora di front office devo sedermi appoggiando il tacco a terra e tenendo le punte sollevate. Delle due, una: o le decolleté si stanno restringendo a vista d’occhio, oppure ho infilato per sbaglio le dita dei piedi, ogni singolo ditolino dentro la cannuccia delle penne Bic, non è possibile stare coosì male. E poi c’e’ anche un altro effetto collaterale: L’UMORE. Diciamo con un eufemismo che è orrido. Mi sento incavolata col mondo, mi sta anche venendo mal di testa. Non ho voglia di ridere e se qualcuno entra in ufficio e mi chiede qualcosa di più del solito tris (mappa, prospetto, elenco strutture ricettive) sono molto ma molto tentata di NON FARE, NON DIRE, e comunque tutto ciò che implica movimento verso il back office o peggio ancora l’ARCHIVIO è di un doloroso folle.
Mi trascino praticamente tutta la mattina con un irritabilità ormai non più celata ma molto evidente.

Le ultime due ore le passo praticamente muta rispondendo a monosillabi senza schiodarmi dalla scrivania, e gli ultimi cinque minuti che mi separano dalla timbratura del cartellino le vivo veramente in empatia con Fantozzi.
Basta, ormai è fatta, si torna a casa, casina, casetta, tolgo le scarpe, ho le dita VIOLA. Ops mi suona il telefono è un’amica, mi propone un giro in bici verso la spiaggia. Ma si, tra un’ora ci vediamo con tuta, scarpacce, camicione, ahhhh che goduria!

Commenti

Post più popolari