LA FORTUNA DI ABITARE AL MARE


Ebbene si, oggi mi son concessa un lusso, di quelli che ti fanno iniziare bene la giornata di lavoro, ho fatto un giro pazzesco in bici e mi son fermata a prendere un caffè al circola ANMI di Cattolica.
Ogni età ha le sue dolcezze, e io mi godo questi cinquanta con l’entusiasmo di una bambina e le “birichinate” di un’adolescente. In fondo cosa c’è di diverso, oggi come allora? Sono arrivata a lavorare in orario esattamente come quando arrivavo in classe trafelata ma comunque sempre prima del suono della campanella, solo che in entrambi i casi, invece del solito percorso, ne ho fatto uno diverso…
Ai tempi del liceo si correva in stazione snobbando il bus (privato, messo a disposizione dal liceo) per andare a guardare i ragazzi che frequentavano le superiori a Pesaro o a Rimini, visto che quelli che allora frequentavano il mio liceo potevano andare benissimo in giro con le T-shirt del W.W.F quale specie protetta, data la loro scarsità; oggi, invece ti godi quella pedalata sul lungomare per vedere il panorama.
Vedere, è riduttivo, forse è meglio scrivere “assaporare”, perché una passeggiata al mare fatta in questo momento dove non devi più scansare bagnanti, palloni, venditori e quant’altro te la godi con tutti i sensi…
Innanzi tutto, la vista. Lo sguardo non è più confinato tra le file degli ombrelloni e il mare che pullula di teste e imbarcazioni varie, così come giri la testa vedi la spiaggia delimitata solo dai sui confini naturali e ti riempi gli occhi di questo mare che sembra lo faccia apposta a mostrare il suo volto migliore quando si ritrova senza turisti, dei suoi colori , senza parlare di quella luce fra mare e cielo così netta e pulita che sembra disegnata da un bambino.
L’udito poi… Niente più publifono, niente più “gelattiiii-coccobbellococco” solo i versi dei gabbiani, lo sciabordìo delle onde e il suono che produce il vento quando passa in mezzo ai tiranti delle barche. Ah è una vera musica, senza contare che oggi è una stupenda giornata di sole e siamo “orfani” della sirena del porto, ma di quella ne parlerò al primo giorno di nebbia, quando il paesaggio cambia di nuovo e ci regala altre incredibili gioie.
Il gusto… vuoi mettere passarsi la lingua sulle labbra e sentire un sapore che è una via di mezzo tra l’appicicoso ed il salato? Cosa che puntualmente succede se con la bici non ti limiti al lungomare o alla ciclabile ma ti fai una sgambata sulla battigia.
Il tatto poi la fa da padrone…immergi le mani dentro la sabbia, cammini scalza con l’acqua sulle caviglie e senti la rena che ti scivola via e ti massaggia e l’odorato ti restituisce un odore di mare, odore vero, senza più quella patina greve di sudore-abbronzanti- e cibi-sotto-l’ombrellone.
Ma dico io, come si fa a lasciare questo paradiso e andarsi a rinchiudere in un ufficio? Il primo impulso è quello che ti fa pensare: -“Resto seduta qui fino a che non spuntano le radici!”
Poi l’entusiasmo della marachella lascia il posto alla sbirciatina all’orologio e considero che anche domani, se lo voglio, questa mezz’oretta di lussi è tutta per me, a fatica riprendo la strada e tanto per farmi un ulteriore regalino e farmi fuori gli ultimi dieci minuti, passo al circolo dei marinai di Cattolica per un caffè e una pasta di tutto rispetto.
Da noi, come dappertutto, ci sono standard ben definiti così le papille gustative lottano fra le paste del Padovano, i cornetti al mirtillo della Garden, il bombolone del Canasta, senza parlare delle delizie di Staccoli nonché tutte le altre pasticcerie ben presenti in ogni bar, cosi anche al circolo Anmi trovi diverse qualità di varie “case” e la musica in sottofondo (stamattina fortuna ha voluto che ci fosse “Wish you were here” dei Pink Floyd) e un buonissimo caffè gustato con lentezza , ti fa pensare che il Paradiso è fatto davvero di piccole cose.
Strapparsi da li e arrivare in ufficio, giuro, non è stata impresa da poco!

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