Due parole (serie) sul mese di Ramadan


Beh, siamo nell'era di internet, nel villaggio globale, e via con i soliti luoghi comuni, quindi è quasi impossibile trovare qualcuno che non sappia cosa sia il mese di Ramadan.
Magari però ci sono un sacco di idee sbagliate in giro, tanto per dire l'ultima che ho sentito ieri in un notiziario è che Ramadan impone un digiuno di 40 giorni, mi sa tanto che il giornalista ha fatto un pò di confusione con la Quaresima.
Anche il commento trito e ritrito :"seeeeh, quelli fanno i santarellini di giorno MA DI NOTTE S'ABBUFFANO", lascia un pò il tempo che trova. Io non posso parlare altro delle mie esperienze quindi vi dirò cos'è Ramadan dal mio personalissimo punto di vista. 
E' un periodo che in un certo senso è molto più simile allo spirito del Natale che quello della Quaresima; fatte le dovute proporzioni, come a Natale ci si ritrova tra parenti, si mandano auguri, si cucinano piatti particolari, a Ramadan, si fa tutto questo. Chiaramente il digiuno ha le sue regole ben precise che non sto qui a riportare, se qualcuno avrà voglia di approfondire l'argomento per sua curiosità personale, non mancano nel web i mezzi e i modi per una buona informazione.
Io, come sempre, non mi fermo mai alla prima impressione e se posso, le cose le testo sul campo...infatti nel primo viaggio fatto in Giordania, (quindi se scrivo "primo anno", vuol dire che si sono succeduti altri viaggi e altre esperienze!) era in corso il Ramadan che essendo scandito dal calendario lunare, cadeva quella lontana volta IN LUGLIO!
Io fui colpita proprio da quest'aria di festa che si respirava nelle strade, dalle lucine colorate e dagli addobbi che trovavo in tutti i negozi, soprattutto le pasticcerie, allegria certo, ma anche rigore e molta condivisione. Mentre nel mio immaginario la gente si torturava dalla fame e dalla sete, fino al calar della sera, all'atto pratico le attività erano tutte funzionanti, dalle banche, all'università, ufficio postale e negozi vari chiaramente con orari ad hoc. E poi questo immaginarsi di "spanzate" notturne ingozzandosi di cibo fino agli occhi non l'ho proprio visto, anzi, nelle sere di Ramadan le moschee si riempiono dopo l'iftar (che è la rottura del digiuno, e di tradizione si fa con datteri, acqua o latte e un pasto LEGGERO) per eseguire una preghiera molto bella e suggestiva che si chiama "Taraweeh" (ho usato la translitterazione inglese) che comprende ogni giorno la lettura di capitoli del Corano tanto che alla fine del mese di digiuno si è recitato l'intero Libro e poiché tutti sanno (se non altro grazie alle "spiritosaggini" che ci vengono dai programmi tivù o dai film ) che nelle moschee si prega eseguendo una serie di movimenti diciamo pure "ginnici", non è proprio il caso di stare rotolati a "panza piena". Comunque poi c'è tutto il giro delle visite da fare: agli amici, ai parenti, ai vicini di casa insomma grande momento di socialità. Se proprio vogliamo tirarla per i capelli l'atmosfera serale e notturna di Ramadan ricorda molto anche le nostranissime vacanze al mare, qui "da noi" le compagnie che tirano a far tardi e si organizzano la spaghettata di mezzanotte, lì "da loro" in attesa del suhur che è il pasto notturno che si consuma prima dell'alba e che segna l'inizio di un'altra giornata di digiuno, si tira a far tardi chiacchierando fra amici, con gli immancabili pasticcini e profumatissime tazze di thè. Dopo due giorni d'osservazione chiesi alla famiglia che mi ospitava se potevo condividere con loro il digiuno. Titubanza al'inizio poi sicurezza, consapevolezza dei miei limiti e tanta soddisfazione. Un po' più difficile praticare il digiuno qui da noi...eppure da anni vedo amici di varie nazionalità residenti in Italia da lustri e ormai giunti alla terza generazione, "ricompattarsi" nelle pratiche del mese di Ramadan senza nulla togliere al loro lavoro in territorio italiano.
Una cosa che ho sempre invidiato dal primo momento è questo sentirsi "a casa" in una moschea, che sia al Cairo o nella palestra comunale del quartiere della Celletta perchè le preghiere sono sempre e comunque tutte RECITATE IN ARABO, ed è una cosa che unisce i fedeli di qualunque nazionalità siano.
(Qui rispunta  quella io-me piccina che ricorda con infinito affetto le Messe recitate in latino, la sacralità del luogo, l'odore dell'incenso nei turiboli della chiesetta di campagna come nel Santuario di Loreto. Ma perchè NOI ci siamo lasciati scappare il LATINO ? Era in ogni caso un formidabile collante!)
Comunque, torniamo al Ramadan; in applicazione del detto profetico «Uṭlub al-ʿilm wa law fī Ṣīn» (Cercate la conoscenza, fosse anche in Cina) fra i massimi doveri d’ogni uomo ci dev'essere l’acquisizione di una “scienza utile”. Io non so cosa cerco, so solo che per pensare con la mia testa e scrivere quel che ho scritto in questo post, ho letto studiato, approfondito e vissuto nel corso di almeno venticinque anni determinate situazioni, il "per sentito dire" non fa certo per me!

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