Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.

"Fammi ancora essere figlio. Solo una volta. Una volta sola.
Poi ti lascio andare.
Ma per una volta ancora, fammi sentire sicuro.
Proteggimi dal mondo.
Fammi dormire nel sedile dietro il tuo.
Guida tu, che io sono triste e stanco.
Ho voglia che sia tu a guidarmi, papà.
Metti la musica che ti piace. Che sarà quella che una volta cresciuto piacerà a me.
Fammi essere piccolo.
Pensa tu per me.
Decidi tu per me.
Mettimi la tua giacca, che a me sembra enorme, perché ho freddo.
Prendimi in braccio e portami a letto perché mi sono addormentato sul divano.
Raccontami storie.
E se sei stanco non farlo. Ma non te ne andare.
Ho voglia di rimanere figlio per sempre.
Abbracciami forte come dopo un goal.
Dormi ora, come hai fatto per una settimana su una sedia accanto al mio letto in ospedale.
Rassicurami.
Carezzami la testa.
Lo so che per tutti arriva il momento in cui devi fare da padre a tuo padre.
Ma io non voglio.
Non ora.
Voglio vederti come un gigante. Non come un uccellino.
Non andare papà.
Ti prego.
Fammi essere ancora tuo figlio.
Fammi essere sempre tuo figlio."


Non so se questa magnifica poesia l'ha scritta Ariella Rossi, qualcuno me l'ha postata su Facebook, dalla sua bacheca, proprio ieri che era, anzi sarebbe stato  il compleanno di mia madre, e da sei anni e un mese ho perso mio padre (ma che razza di lingua abbiamo? Io non l'ho "perso", so benissimo dov'è...)

 Questa è la foto che amo di più in assoluto, io che spunto dal fianco di mio padre che mi portava sempre e comunque con lui, dappertutto. Com'ero piccola e com'era imponente mio padre. Poi ti ritrovi  un giorno a prenderlo in braccio, lo lavi, gli fai la barba,  lo vesti con amore e lo metti a letto con le lenzuola pulite e cambiate. OGNI GIORNO PULITE E CAMBIATE. Ma tutto dentro di te urla ad un presente che non accetti e vorresti tornare piccina, come nella foto, avevo otto anni ed ero felice. 
 
Sta arrivando Samhein e saremo vicini.....

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