Italia.


"Io credo che tutti, da qualsiasi parte del Paese, abbiamo ieri avvertito che è accaduto qualcosa di importante: abbiamo avvertito uno scatto di sentimento nazionale ed era quello che volevamo suscitare ", lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenendo alla manifestazione per il 150/mo al Teatro Regio di Torino.
"E' stato uno straordinario scatto di sentimento e di consapevolezza nazionale, quello che vogliamo suscitare con le celebrazioni del 15/mo. Qui - ha detto Napolitano - voglio dare merito a chi ci ha creduto fin dall'inizio e si è impegnato ed ha contribuito a creare la forte risonanza e partecipazione popolare che si è vista ieri nella ricorrenza del 17 marzo".


L'idea del presidente pesarese Matteo Ricci
Tricolori alle finestre: «Lasciamoli fino al 2 giugno»
Il presidente della Provincia ringrazia i cittadini. E rilancia sulla bandiera
Pesaro - «Un’emozione incredibile. E adesso non ci fermiamo qui». Il presidente Matteo Ricci ringrazia i cittadini per la «straordinaria partecipazione» con cui il territorio provinciale ha salutato la ricorrenza dell’unità d’Italia, rispondendo visibilmente all’appello lanciato da Provincia e Prefettura per l’esposizione delle bandiere.
«Vedere così tanti tricolori alle finestre e ai balconi – commenta Ricci – testimonia l’alto grado di identità della nostra comunità provinciale, che si rispecchia perfettamente nel sentimento di unità nazionale. Un attaccamento che vogliamo continuare a coltivare anche dopo il 150esimo e dopo l’ondata di ufficialità». E così il presidente, evidentemente soddisfatto, rilancia e rinnova l’invito: «Ora chiediamo a tutti di continuare a esporre le bandiere fino al 2 giugno – evidenzia -. Oltre alla festa della Repubblica, c’è anche il 25 aprile da onorare. In attesa, ovviamente, del grande appuntamento in programma con il tricolore da 1861 metri, il più lungo mai realizzato, che stiamo confezionando insieme alle Province di Perugia e Arezzo. Sarà esposto nelle storiche strade di confine battute da Garibaldi e dai suoi uomini: un’iniziativa dal carattere altamente simbolico e istituzionale, proprio nel cuore del Paese e nella cerniera della nazione. Per l’evento, al centro dell’Italia unita, aspettiamo il presidente Napolitano…».


"Oh, dut vè sa cla bandiera? Metla via, la festa dell'Italia era due giorni fa!"
"Te rasòn, ma io sono italiana anche oggi"


Italiana. Per forza. Sono nata qui, non l'ho scelto io, è andata cosi. Ho studiato lingue perchè è sempre stata la mia passione conoscere gli altri, direttamente, senza intermediari, senza il filtro dell'hotel o del villaggio turistico. Insieme alla gente del posto, in mezzo alla gente del posto.
Ma sono italiana. Ferocemente italiana
Mi è piaciuto molto il Presidente Napolitano, un pò meno i nostri politici....
Comunque siamo qui, italiani, ma non molto convinti, tipo la battutaccia al mercato settimanale che uno di qui ha rivolto al fruttivendolo barese: "Oggi è la tua festa, perchè ti hanno liberato, se non venivamo noi, te e la tu' fameja stavi ancora sugli alberi"
Lì per lì ci siamo guardati un pò tutti per vedere se fosse stata una battuta ironica fra due amici di vecchia data, poi quando ci siamo accorti che il tizio era un semplice cliente come gli altri che affollavano la bancarella, abbiamo lanciato occhiate di riprovazione.
Italiani, di centro, di nord e di sud, italiani che si sono rimescolati nelle regioni, nuovi italiani che hanno la pelle ambrata ma parlano il dialetto del posto meglio dei residenti da sette generazioni, siamo nel 2011 e dobbiamo fare i conti con tutto questo.
Prendi me, per esempio, a casa mia non c'e' mai stato un dialetto preciso, padre umbro, madre toscana, ottimo italiano inquinato solo da cadenze e modi di dire (mia madre non dirà mai: "ho lavato il pavimento" bensì "ho passato il cencio!")
Io amo i dialetti e l'etimologia delle parole dialettali, ma per avere a che fare con una famiglia intera che parlasse dialetto ho dovuto aspettare di conoscere Claudio, nato in Francia da genitori abruzzesi.
Da lui parlano tutti dialetto, in tutto il paese, in tutta la provincia,insomma, un (piacevole) trauma. E grazie ai dialetti ci scopriamo italiani si, ma di questa o di quest'altra zona ed ognuno è convinto che il suo orticello è il più bello e di altri non ce n'è. Giuro, è successo a me, in gita nella verde Umbria, bus organizzato dagli infaticabili frati francescani per portarci a visitare i luoghi di S.Francesco (ed io, che mi facevo grande, perchè quei posti li conoscevo tutti e anche di più!)
Nel 1975 non si parlava ancora di villaggio globale e supermercati che ti permettessero di trovare le eccellenze delle varie regioni, così lo stupore dei più anziani era dovuto al fatto che non potendo appunto usufruire di saraghine, sardoncini e li puràcc visto che in Umbria il mare non c'era e di piada manco a parlarne, invece di annotarsi le bellezze paesaggistiche e architettoniche la voce comune era: "Purèt! Cosa mangeranno mai questi qui?
Io, mio padre e mia madre ci scambiavamo sguardi di commiserazione pensando alla torta al testo, alle lenticchie, alle ciaramicole, e a tutto quel bendidio della cucina umbra a noi ben nota!
Amare la propria regione va benissimo, ricordare che siamo comunque tutti tasselli di un meraviglioso puzzle sarebbe ancora meglio.
Però siam fatti così e si va per stereotipi, neanche tanto originali, visto che in Giordania le barzellette sui Tafiliani (gli abitanti di Al-Tafila) ricalcano paurosamente le nostre e secondo me, se andassimo, che so, in Niger, o nell'Artico ne troveremmo di uguali anche li, salvo poi scoprirsi italiani quando ci si trova (per caso) all'estero.
Anche qui, parlo per esperienza diretta, incontrammo a Londra un calabrese, che magari l'avessimo incontrato a casa nostra, manco l'avremmo calcolato, e lì, invece in terra straniera, trovare uno dei nostri, già inserito e che ci poteva dare delle buone indicazioni lo vivemmo quasi come un miracolo.
Siamo veramente un popolo eccezionale, un festival di controsensi. Io per esempio come faccio a spiegare alla mia vecchia amica australiana che chi grida "Roma Ladrona" a Roma ha allocato il sederino su antichi scranni e da Roma prende lo stipendio, oppure chi si lamenta di non averla chiesta lui l'annessione all'Italia, e che stava tanto bene con i briganti parla a meno di due ore di macchina da casa mia, quando in Australia la percezione delle distanze è totalmente diversa, ma si respira un senso di appartenenza alla nazione che la percepisco nelle sue lettere (prima) e nelle sue mail (adesso)e nonostante tutti questi anni, mi suscita ancora un gran sentimento d'invidia, sebbene anche June si sia ormai allocata in Italia!
Io, comunque ho festeggiato cucinando una spaghettata con sugo tricolore che probabilmente ripeterò aggiungendo degli spaghetti al nero di seppia a quelli classici, il tutto condito con zucchina, pomodoro e porro, vecchi e nuovi italiani, a tavola comunque facciam pace con tutte le nostre idiosincrasie.
E forse il mondo intero ci invidia per questo!

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