Equivoci

Corriamo a più non posso e le nostre giornate fitte d’impegni sono un percorso ad ostacoli scandito dallo scorrere delle ore,avendo come meta finale lo schiantarci a fare il primo sonno sul divano, aprire gli occhi, trascinarci nel letto e finalmente collassare nelle poche ore di riposo a disposizione, pronti per ripartire al via la mattina dopo, per un’altra tappa di questa frenetica competizione che è la vita.
Poi succede un po’ come nei giochi da tavolo,ti capita una carta, o tiri il dado e finisci in una casella dove stai fermo un giro, due giri, ed allora pensi che ti è capitata una gran fortuna nella tua giornata, non ti senti neanche in colpa, sono gli eventi che ti hanno “stoppato” per un po’.
E’ successo, giorni fa proprio a noi, paventando le solite ore d’attesa, c’eravamo seduti in sala d’aspetto in un luogo dove non è che ci si va a cuor leggero, ma per una serie di coincidenze, eravamo già fuori e abbastanza speranzosi, dopo un’accuratissima visita medica, all'orario in cui avremmo dovuto essere ancora impegnati in una lunga attesa.
A quel punto, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di ritagliarci un’ora tutta per noi, a zonzo per la città, a guardare vetrine, a ricordare quando eravamo solo in due, poi in tre, poi in quattro, poi cinque e alla fine in sei, no sette se contiamo anche Max, il nostro cane, comunque sia, sono cambiate tante cose, non c'è più la lira, siamo nel terzo millennio, ma noi siamo sempre qui.
Mio malgrado,conosco molto meglio la città, e sono io che lo guido e gli mostro le strade che percorro e i luoghi che frequento quando “non-vorrei-ma-devo” per lavoro; in un certo senso, ricambiando la cortesia che a settembre mi aveva fatto lui, quando nella nostra tradizionale uscita in bicicletta mi aveva fatto fare il suo percorso stazione ferroviaria - posto di lavoro, attraversando il parco e la ciclabile.Cosi' la mattina quando usciamo di casa, ognuno può pensare all'altro "inquadrandolo" in un paesaggio ben preciso, visto che lavoriamo in due città diverse!
Ci teniamo a braccetto e siamo ilari e allegrissimi come scolaretti che hanno saltato le lezioni, con fare da cospiratrice, lo porto in uno dei luoghi (almeno per me) più belli della città e gli offro la più incredibile varietà di the russi che il locale ci mette a disposizione. E poi ancora fianco a fianco nelle vie del centro storico; via Castelfidardo, la mia preferita in assoluto, negozietti d’artigianato e librerie, soprattutto quella dove puoi ritrovare libri d'epoca in edizioni che ti riportano indietro di anni e il libraio è più un fine consigliere che un prezzolato venditore.
Guardiamo con bonaria simpatia le giovani coppie alle prese col bambino piccolo che frigna e sorridiamo nel vedere le coppie di anziani che si tengono a braccetto più per sostenersi a vicenda che per cercare il contatto fisico come stanno facendo invece i due adolescenti davanti a noi.
Camminiamo, e intanto parliamo, progettiamo, ci organizziamo, siamo sereni e rilassati anche se sappiamo che tra due mesi dobbiamo ripresentarci alla visita con gli esiti di quel mezzo chilo di analisi che hanno prescritto, fossimo fortunati, magari ritagliamo un altro mezzo pomeriggio tutto per noi!
Si sta facendo buio, e dobbiamo riprendere a correre dietro l’orologio, ma questa inaspettata “ora di ricreazione” ci ha fatto meglio che un fine settimana in un centro benessere, decidiamo che io vado a prendere la piccola con la macchina e lui va a casa col bus e gli mostro la fermata giusta.
Come si salutano due persone che condividono lo stesso cammino da 24 anni e che fra meno di tre ore si ritroveranno sotto lo stesso tetto? Eh, bel problema! Una stretta di mano? Una pacca sulla spalla e via? Beh, ci salutiamo nel più classico e scontato modo che ci si aspetta da due persone che si vogliono bene e mentre sono lì, al terminal dei bus, mi sento due occhi piantati nel collo, mi giro e incrocio lo sguardo di una tizia che più o meno mi potrebbe essere coetanea che mi sta guardando con un’espressione di profonda riprovazione.
Tiro su le spalle e trattengo un sorriso, si lo so, la situazione si presta ad un sacco di controsensi: eccoli qua, i due che vengono a farsi i cavoli loro e adesso lui se ne torna dalla moglie e lei dal marito, cioè ad aver avuto tempo, sarei andata dritta a chiederle ragione del suo pensiero, ma gli equivoci mi divertono, così riagguanto a tradimento l’omino e me lo saluto nuovamente con tutto comodo e mi allontano verso il parcheggio della macchina ridacchiando..
Oh me tapina, riprovevole donna!


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