LA BANDA DELL'ARMA!

Questa è tanto che l’avevo in testa e pensavo che alla fine l’avrei raccontata, quando, da uno spunto su Facebook, il caso ha voluto che abbia conosciuto una persona con la quale al momento ci diamo del tu, ma se per un caso fortuito dovessi incontrare dal vivo, non riuscirei a dare manco del “lei”, cioè non direi proprio niente, perché quando ero piccola io, c’era la categoria che si emozionava per i divi dei fotoromanzi, ed io invece che mi emozionavo per i professori d’orchestra che componevano la Banda dell’Arma dei Carabinieri, e se mi emozionavo allora, pensate adesso, con tutto il carico di ricordi (bellissimi) che ho. Ci stiamo avvicinando al 21 novembre ed è giusto che la scriva qui
Da piccola, ricordo che la musica ha sempre avuto una parte importante nella vita della mia famiglia. Soprattutto i corpi bandistici.
Il giradischi era spolverato con attenzione e ancor più attenzione era riservata alla famosa “puntina” alla quale con un pennellino si toglieva l’accumulo di polvere alla fine dell’ascolto dei 33 giri.
Alla fine dovrò far apprezzare ai miei figli quel suono che ne usciva, davvero unico, nel senso che se tu amavi molto “quella particolare incisione” a forza di ascoltarla, il disco s’impuntava e magari saltava qualche battuta, ma anche questo faceva parte del gioco, era il tuo disco, era proprio il tuo e suonava così, perché lo stesso pezzo magari lo sentivi e risentivi “ad libitum”...altro che I-POD!
Io da parte mia, avevo libero accesso al “mangiadischi” rosso e bianco, l’avrei preferito rosso-e-blu, ma in ogni caso era meno delicato del giradischi e ci suonavo tutta una dotazione di 45 giri che andavano dalle canzoni natalizie alle novelle di Febo Conti.
Gli ellepì erano dei miei genitori, da trattare con particolare cura, comunque, era gioia piena quando riuscivo a mettere le mani su un disco in particolare, il nuovissimo (1964!!!) 33 giri della Banda dell'Arma dei Carabinieri : Marce militari, direttore Domenico Fantini. Semplicemente magnifico. E anche molto espressivo. Poteva essere suonato in casa, ma in determinate situazioni, in occasione delle Feste dell’Arma o per il 21 Novembre, il disco era un “appetizer“che accoglieva gli ospiti in attesa dell’inizio della S. Messa celebrata direttamente nel cortile interno della caserma.
Mi piaceva svegliarmi e vedere che il giradischi non troneggiava sul mobile, bensì spostato in fondo alla porta d’ingresso della caserma, nobilitato anche da un paio di casse stereo che amplificavano il suono e lo spandevano per tutta via Mugellini: era festa! Ed io ancora ero felicemente incosciente e innamorata di tutto quello in cui ero nata e stavo crescendo.
Ma un disco è pur sempre un disco, e così, a parte le sporadiche apparizioni televisive, pensavo spesso a quanto sarebbe stato bello vederli suonare dal vivo, con lo stesso spirito con cui pensi a quanto sarebbe bello aspettare da svegli Babbo Natale, cioè di quelle cose che non succederanno mai.
E invece il gran momento arrivò! Non la Fanfara ma tutta la Banda dell’Arma si sarebbe esibita non tanto lontano da dove abitavamo. Sinceramente non ricordo per quale motivo si tenesse il loro concerto, immagino comunque qualcosa d’importante, forse l’inaugurazione di una nuova Stazione, forse qualcosa in cui c’entrasse il 4 novembre, il ricordo è vago perché l’attenzione, la MIA ATTENZIONE era focalizzata solo sulle parole di mio padre: “CI ANDIAMO!”
Apro una parentesi: devo dire che leggere e scrivere sono le cose più importanti di questo mondo, almeno per me, soprattutto leggere, perché non sei solo ed esclusivo su questa terra, e leggendo scopri con stupore e piacere che ben altre persone, in altre epoche hanno vissuto sensazioni, gioie e dolori al pari delle proprie, uno per tutti Leopardi, nel "Sabato del villaggio": “Questo di sette è il più gradito giorno,/pien di speme e di gioia:/diman tristezza e noia/recheran l'ore, ed al travaglio usato/ciascuno in suo pensier farà ritorno.”
I giorni che precedettero il concerto me li ricordo pieni d’eccitazione. Spesso prendevo in mano il disco e mi guardavo la foto in copertina cercando di focalizzare i volti degli orchestrali per vedere se poi li avrei riconosciuti dal vivo. Il pensiero che si sarebbero esibiti in un teatro, sicuramente strapieno di altre persone, non mi sfiorava neppure, io sarei stata li, loro pure, tutto il resto non contava.
E il gran giorno arrivò…...partimmo. Egoisticamente legata alla mia ansia di vedere la banda per la prima volta, non ricordo neanche chi ci fosse assieme a me e ai miei genitori, le uniche cose che ho ben stampate sono la sensazione di essere stipati sul sedile posteriore e un po’ di nausea per il mal d’auto.
Arrivammo. Era buio ed entrammo in teatro, c’erano i posti assegnati e noi li avevamo ottenuti abbastanza centrali proprio dietro le file riservate alle autorità.
Il teatro era bellissimo, mi ricordo che mi girai a guardare dietro le mie spalle le file dei palchi tutti occupati, così come i palchi laterali e la platea dove appunto eravamo noi.
Apro un’altra piccolissima parentesi: io sono una vittima di Carosello. Me l’hanno inculcata talmente bene quella frase “a letto dopo Carosello” che una delle soddisfazioni massime della vita anche oggi che ho superato i 50 anni è riuscire a farsi il primo sonno (magari sul divano) prima delle nove di sera. Chiudo parentesi.
Stanchezza ed eccitazione sono uno brutto mix; contempliamoci poi il morbido velluto della poltroncina dove ero seduta, mettiamoci su anche un paio di discorsi prima dell’inizio del concerto ed ecco che al secondo pezzo ero già sprofondata in uno stato di torpore e il concerto me lo segui tutto così, in stato di semi-incoscienza , sentivo la musica, ogni tanto aprivo gli occhi e me li vedevo sul palco e cercavo di farmi forza e trattenere gli occhi spalancati ma ricadevo dopo poco in un tremendo torpore.
Mi svegliarono definitivamente le note de “La Fedelissima”, e quasi avevo le lacrime agli occhi perché questo segnava la fine del concerto, tanto l’avevo desiderato… e così poco l’avevo apprezzato!
Tornammo a casa, e nel viaggio di ritorno crollai a dormire definitivamente.
Il pomeriggio seguente ero di nuovo al punto di partenza, io, il giradischi e la copertina dell’ellepì; tanta era la delusione e la vergogna che non riuscii neanche a guardare la foto degli orchestrali, santa miseria, sembrava mi stessero sorridendo con la stessa espressione di mio padre quando mi aveva fatto scendere dalla macchina la sera prima!


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