TESTAMENTO SPIRITUALE PARTE PRIMA!

"La malattia di cui oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...]
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.
E' così che sono stato spinto a rivedere le mie priorità, a riflettere, a cambiare prospettiva e soprattutto a cambiare vita. E questo è ciò che posso consigliare ad altri: cambiare vita per curarsi, cambiare vita per cambiare se stessi. Per il resto ognuno deve fare la strada da solo. Non ci sono scorciatoie che posso indicare. I libri sacri, i maestri, i guru, le religioni servono, ma come servono gli ascensori che ci portano in su facendoci risparmiare le scale. L'ultimo pezzo del cammino, quella scaletta che conduce al tetto dal quale si vede il mondo sul quale ci si può distendere a diventare una nuvola, quell'ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli.
Io provo."
Questo non è un brano unico, sono frasi prese dalle opere di Tiziano Terzani. Le riporto qui perché in fondo mi caratterizzano perfettamente.
Si perché in fondo proprio ieri riascoltavo “il discorso dello schiavo” http://www.youtube.com/watch?v=XsBM7nxNctI
e il cervello m’è partito a palla…
Concordo, sono indubbiamente io il prodotto migliore di me stesso,non il mio lavoro, non il fatto che con il quadagno del lavoro ho comprato casa, non sono i miei abiti, i miei libri, e nemmeno il luogo comune dei miei figli, che sono si, i miei figli ma come dice Khalil Gibran:
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
E benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.
Potete sforzarvi d'essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.
E allora pensi che non c’e’ casualità nelle cose, l’arco, le frecce, ci stiamo arrivando ora per percorsi incredibili, lo sport da molti anni, le rievocazioni storiche, le persone che vanno e che vengono nella mia strada, molti che camminano con me da sempre, altri che mi hanno accompagnato solo per poco ma che comunque mi hanno lasciato un segno e non lo dico per retorica fatta, ma per esperienze vissute. C’è chi mi ha lasciato lacrime, c’e’ chi mi ha fatto amare un libro, c’e’ mi ha carezzato sulla guancia con una dolcezza tale che trentasette anni dopo ancora mi commuovo, c’e’ chi ha tirato fuori il meglio di me insultandomi e comunque, tutto è scritto, maktub e come scrive Gary Jennings ne “L’Atzeco”: Quelle persone erano, in un certo qual modo, i martelli e gli scalpelli impiegati per scolpire te, e si spezzarono e vennero gettati via. Ma non te. Tu hai sopportato tutti i colpi e gli scalpella menti e i raschiamenti.
E allora vado avanti per la mia strada, LA MIA.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere


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