GABICCE MARE, BOLOGNA E DINTORNI (DELLA MEMORIA)


Ancora non è propriamente il periodo, ma il sabato è il giorno in cui arrivano quelli che non fidandosi molto di internet e telefono, vengono di persona a cercare una struttura per le vacanze estive, appartamento o albergo che sia. Li vedo dalle vetrate dell’ufficio. Solitamente si orientano da soli, o per lo meno, il primo giro se lo fanno cariche di aspettative, magari da me entrano verso le 10,30-11,00 del mattino, quando esaurito l’entusiasmo e complice il freddo, magari a quel punto chiedono la mappa della città ,una lista dei prezzi per la stagione che verrà e qualche informazione in più.
Questi mi avevano colpito perché sono capitati al front office quasi subito, dopo manco dieci minuti che avevo aperto al pubblico e in precedenza li avevo incrociati a piedi quando ero andata a prendere i quotidiani.
Marito, moglie, figlia che si fionda immediatamente sui prospetti (vecchi) dell’Aquafan e di Oltremare.
Mi chiedono, rispondo, tanto le domande sono quasi sempre le stesse e tu più che altro, devi rassicurarli e dargli un’ampia scelta delle varie tipologie senza però raccomandare espressamente questa o quella struttura, ovvio, siamo un ufficio pubblico!
Lui mi guarda un po’ troppo il viso, ma io non mi sento imbarazzata, di solito è così:o sono curiosi per via degli occhi, oppure magari mi conoscono e sono io che non me li ricordo, però questo mi fa sentire tipo insetto sotto la lente del microscopio, così smetto di parlare e gli pianto addosso lo sguardo (sempre sorridendo, beninteso!) e lui mi fa: “Sa, signora, ha il sorriso di una persona che conoscevo quando venivo al mare da piccolo con i miei”; allora lo guardo meglio e dalle nebbie del passato mi torna alla memoria un troccoletto piccolo e paffuto al punto tale che lo chimavano “il Patato”, mai saputo il suo vero nome, così gli chiedo da quale bagnino aveva l’ombrellone.
Lui mi fa: “Da Giovanni ai 9!” -“Anche io!” gli rispondo.
Ci riconosciamo, e vengo a sapere che negli anni in cui mi sentivo sfigatissima adolescente, lui era di quelli più piccoli che invece ci invidiava perché ascoltava i nostri discorsi e aspettava anche lui l’età per poter avventurarsi alla “Baia”, o almeno al “Mississippi” senza genitori a seguito. In spiaggia d’estate effettivamente eravamo un gruppone spaventoso, fra i residenti e i “bagnanti” di quelli che prendevano l’appartamento per un mese e anche più si creava una specie di legame che ogni anno si rinnovava. Ci si invidiava a vicenda: noi invidiavamo LORO che potevano andare in spiaggia tutto il giorno, non come noi più o meno tutti legati agli orari del lavoro estivo, loro invidiavano NOI che comunque qui abitavamo e fare un giro fra Cattolica-Misano-Riccione discoteche collinari non sottintendeva una permanenza in auto di un’ora e più per arrivare.
Stranamente, di tutto il gruppo, solo una ragazza di Bologna si è sposata con uno di qui e comunque anche lei dopo il primo entusiasmo, s’e’ accorta che vivere al mare, quando il mare lo conosci solo nella sua veste estiva, non è poi il massimo d’inverno, però si è adattata bene, qualche altro “connubio” non è andato oltre la convivenza di qualche mese.
Parliamo di gente che conosciamo entrambi, gli faccio l’elenco di chi non c’è più, di chi ho rivisto ancora, di chi credo lui si ricordi e invece no, perché la differenza di 4 anni era allora una voragine, quindi noi più grandi eravamo il gruppo da “guardare da lontano” anche se alla fine eravamo tutti dallo stesso bagnino. La moglie, lo stuzzica e vuole sapere DA ME cose del marito quand’era bambino, ma a parte che lo si prendeva in giro per la stazza (e invece adesso è uno con le sue cosine a posto!) non è che te lo ricordavi per prodezze tipo “fare-finta-di-fare-una-penitenza-per-andare-a-tirare-un-secchiello-d’acqua-sulle-ciabatte-dell’ombrellone-vicino”.
Mi racconta che poi ad un certo punto cominciarono ad ammalarsi i nonni e dovettero rinunciare alle vacanze estive , qualche weekendino semmai in spiagge più vicine a Bologna, e il rimpianto di cose che avrebbero potuto ma non sono mai successe, si, perché d’inverno non è che il gruppo si tenesse in contatto, era come se vivessimo tutti in un limbo da settembre a giugno, e l’anno successivo senza manco essersi scritti una cartolina in tutto il periodo, ci ritrovava in spiaggia e si ricominciava da dove ci si era lasciati, amori compresi, punto!
Il pattinaggio comunque dev’essere proprio una costante fissa, perché gli racconto della Diletta che ho ritrovato nel 2003 ad un campionato italiano e visto che la moglie è di S.Giovanni in Persiceto, almeno trovo un argomento che ci “accomuna” e le posso raccontare di quando siamo stati li col camper praticamente per 10 giorni nel 2006 alternando gare, permessi dal lavoro e giorni lavorativi partendo col primo treno e bici appresso per arrivare trionfalmente in ufficio QUI in orario d’apertura , rientrare praticamente la sera , fare il giro dei vicini di camper e in dieci giorni fra pizzerie-negozi-giorno-di-mercato-giornalaio- famacia c’eravamo fatti un discreto giro, compreso il negozio dei bengalesi ( o erano pakistani…boh).
Praticamente parliamo un’ora e quasi mi scordo di dar loro l’elenco dei prezzi e la mappa della città, però è divertente questo “turismo della memoria”.

E mentre scrivo queste ultime righe, li ho rivisti passare e mi han fatto ciao con la mano, sono ancora alla caccia dell’appartamento, semmai ci sentiremo via e-mail.
Ci sentiremo??? E abolire la vecchia tradizione di spuntare a stagione iniziata? Mah..mi sa che in fondo in fondo,son cose che si dicono per convenienza "ci sentiamo, ci teniamo in contatto" questi me li rivedo sbucare in ufficio a luglio!

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