Ho ritrovato un libro in soffitta e me lo sono portato con me. Si chiama “IMPARA PER LA VITA!” con tanto di punto esclamativo finale, ed ha una copertina disegnata a 4 colori (bianco, nero, blu, rosso) che riporta un paesaggio di campagna sullo sfondo, e in primo piano l’immagine di un carro carico di fieno, trainato da due buoi e due persone che affiancano il carro .
Il messaggio mi sembra un po’ minatorio “IMPARA (a scuola) se no PER LA VITA (questo ti tocca), però è una bellissima antologia che mi fa pensare al caffellatte con la fetta di pane raffermo riscaldato sulla piastra della cucina economica, mentre dalla strada giunge il vociare di bambini che si affrettano a raggiungere il portone della scuola, visto che la campanella ormai è suonata!
Immagine malinconica? No, direi festosa, più che altro. Se sfoglio le pagine, ritrovo annotazioni a matita fatte da mio padre quando studiava a Firenze e la cosa mi piace, ormai il gusto per l’appunto personale non l’abbiamo più in molti, si preferisce prendere in mano un paio di evidenziatori e ridurre una pagina come una festa di luci psichedeliche…
L’antologia è divisa per argomenti, molti dei quali oggi sarebbero considerati obsoleti o scaduti d’importanza, però a me piace pensare che quelle lunghissime poesie da “imparare a memoria “,come trovo annotato e sottolineato con una certa forza nel tratto (magari avevi fatto altri programmi, babbo mio e ti toccava star li a mandare a mente?) erano un po’ quello che adesso è per noi il personal brain trainer nei giochini della Nintendo.
E’ verbosa, questa antologia, è pesante, come dire? Con quello che riporta nelle sua pagine, i nostri studenti di adesso ci studierebbero per dieci anni, non è certo piena di schemini, riassuntini e mappe concettuali. No, quelle pagine evocano l’idea di lunghi pomeriggi trascorsi immersi nello studio e dopo aver ben capito e assimilato il concetto, potevi fare uno schema riassuntivo.
Nel 2010 invece si studia un po’ dappertutto, in auto , sul divano, traghettati da un’attività all’altra, cercando di far combaciare impegni personali, di sport e di lavoro, insomma una corsa contro il tempo che corre, il bastardo, oggi come allora, ma è più subdolo, silenzioso,” cutto cutto” non ti suona più i quarti e le mezz’ore, difficilmente trovi nelle nostre case una pendola che solenne regolava i ritmi familiari e anche l’orologio da polso non è più quell’oggetto del desiderio che arrivava per una grande ricorrenza; adesso è di plastica, ce lo hanno al polso anche i bambinetti delle elementari e in ogni caso se non porti l’orologio, puoi sempre controllare l’ora col cellulare, croce e delizia di questi ultimi anni.
Mi piace questa antologia. Devo riportarne dei passi sul mio blog. Prossimamente. Fra un avatar e un nickname…promesso!

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