MA TI RENDI CONTO ?
In questi giorni, è la frase che mi sono sentita ripetere più spesso.
Eh si, questa e altre millemila che cercano una rassicurazione ( "Ma se poi ho bisogno di te, ti posso chiamare?" - proprio no - "Mi lasci il tuo numero di cellulare, che non si sa mai?" - no e basta - "Dopo tutto questo tempo, perchè?" - fattele, due domande - ).
Poi c'è la frase più simpatica : "Oh Madona! E cusc'al magnarà al tu marid ?"
Sorrido e manco mi metto a spiegare che mio marito è pendolare da tanti anni e che il pranzo glielo preparo e se lo porta via pressoché tutti i giorni, che non abbiamo mai vissuto con l'orologio del posto, capisco che ci sono molte vite, altro che quella virtuale del web! C'è la vita che sai di vivere tu e quella che si immaginano gli altri, manco che tu vivessi a casa loro, dove si pranza alla mezza e si cena all'ora del tiggì, tanto per mangiare e farsi andare di traverso il cibo.
E come sempre, io, controcorrente. Con la testa affollata delle Luisarita del passato, che vogliono sapere il dove, il come.
Appunto, il come. Come faccio a farvi capire che lo strappo era sempre più profondo e irrimediabile fra me e questo luogo? Come rendere quella paura di non riuscire più a "stare al pubblico" in un certo modo? Con grazia, efficienza, educazione, mentre nella mia testa ti sto rispondendo a parolacce e schiaffoni?
Anni e anni passati a dire le stesse cose, a fare gli stessi gesti, e dopo la morte dei miei ancor più pesante gestire le emozioni, quella voglia di rintanarsi sul divano o fuggire del tutto, e non stare qui a spiegare (nuovamente) gli orari del bus.
Si, hai la comodità di essere a due passi da casa. Ma arrivati a questo punto, è una comodità effimera.
Stringi i denti, nascondi e vai avanti, ti sfoghi in famiglia, che ormai non ne possono più di ascoltarti, poi un giorno, come al tavolo dei giocatori di poker in un film western, ecco il giro di carte buono, ecco la carta da giocare, rischiare, sicuramente, rischiare.... ma dovevo tentare.
L'ho fatto.
E improvvisamente mi sono sentita come il mio cane quando si scuote l'acqua di dosso, occhi chiusi, gira il collo di qua e di là e non gli interessa se bagna qualcuno, lui è zuppo, si deve alleggerire di tutta quell'acqua.
Così io.
Mi rendo conto, si e vado via a cuor leggero, nel mio allegro girotondo di Luisarita di ogni età, tenendo soprattutto a freno quella del 1970, che pensa di tornare a casa.
Ancora non è ora, piccina, tira su quei calzettoni e abbi fiducia...
Che dal primo del mese si cambia musica.
Si, lo so, sarà il primo d'aprile, ma non è uno scherzo....
Eh si, questa e altre millemila che cercano una rassicurazione ( "Ma se poi ho bisogno di te, ti posso chiamare?" - proprio no - "Mi lasci il tuo numero di cellulare, che non si sa mai?" - no e basta - "Dopo tutto questo tempo, perchè?" - fattele, due domande - ).
Poi c'è la frase più simpatica : "Oh Madona! E cusc'al magnarà al tu marid ?"
Sorrido e manco mi metto a spiegare che mio marito è pendolare da tanti anni e che il pranzo glielo preparo e se lo porta via pressoché tutti i giorni, che non abbiamo mai vissuto con l'orologio del posto, capisco che ci sono molte vite, altro che quella virtuale del web! C'è la vita che sai di vivere tu e quella che si immaginano gli altri, manco che tu vivessi a casa loro, dove si pranza alla mezza e si cena all'ora del tiggì, tanto per mangiare e farsi andare di traverso il cibo.
E come sempre, io, controcorrente. Con la testa affollata delle Luisarita del passato, che vogliono sapere il dove, il come. Appunto, il come. Come faccio a farvi capire che lo strappo era sempre più profondo e irrimediabile fra me e questo luogo? Come rendere quella paura di non riuscire più a "stare al pubblico" in un certo modo? Con grazia, efficienza, educazione, mentre nella mia testa ti sto rispondendo a parolacce e schiaffoni?
Anni e anni passati a dire le stesse cose, a fare gli stessi gesti, e dopo la morte dei miei ancor più pesante gestire le emozioni, quella voglia di rintanarsi sul divano o fuggire del tutto, e non stare qui a spiegare (nuovamente) gli orari del bus.
Si, hai la comodità di essere a due passi da casa. Ma arrivati a questo punto, è una comodità effimera.
Stringi i denti, nascondi e vai avanti, ti sfoghi in famiglia, che ormai non ne possono più di ascoltarti, poi un giorno, come al tavolo dei giocatori di poker in un film western, ecco il giro di carte buono, ecco la carta da giocare, rischiare, sicuramente, rischiare.... ma dovevo tentare.
L'ho fatto.
E improvvisamente mi sono sentita come il mio cane quando si scuote l'acqua di dosso, occhi chiusi, gira il collo di qua e di là e non gli interessa se bagna qualcuno, lui è zuppo, si deve alleggerire di tutta quell'acqua.
Così io.
Mi rendo conto, si e vado via a cuor leggero, nel mio allegro girotondo di Luisarita di ogni età, tenendo soprattutto a freno quella del 1970, che pensa di tornare a casa.
Ancora non è ora, piccina, tira su quei calzettoni e abbi fiducia...
Che dal primo del mese si cambia musica.
Si, lo so, sarà il primo d'aprile, ma non è uno scherzo....


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