...DI SCUOLA E DI SPORT....

Ci pensavo già da diversi giorni, poi questa mattina in bacheca su Facebook ho visto questa foto che francamente ha demolito  tutto il mio “lascia-stare-che-te-ne-frega-ormai-i tuoi-son-tutti-grandi”  e più la leggevo, più mi arrabbiavo.
Chiariamo subito un fatto, non siamo una di quelle famiglie trepidanti che sognano un riscatto familiare grazie ad un figlio che, visto mai, diventa uno sportivo ricco e famoso;  intanto perché la scelta degli sport è sempre stata fatta dai figli e mai imposta da noi ed è caduta su discipline carissime  a livello finanziario per le nostre tasche di dipendenti (pattinaggio artistico a rotelle in quasi tutte le sue specialità, tiro con l’arco,  hockey pista, scherma medievale) e di ben poca visibilità  e ritorno economico rispetto ai colossi calcio&basket, poi perché abbiamo considerato lo sport sempre come un mezzo e non un fine.
Dopo più di vent'anni trascorsi nello sport, devo dire che le soddisfazioni ci sono state, in termini di coppe, ma soprattutto amicizie che perdurano nel tempo e per noi quelle sono state fondamentali.
Praticando discipline a livello agonistico, i nostri figli si sono confrontati con il tempo da suddividere fra scuola, allenamenti giornalieri e vita sociale; hanno imparato tanto per la loro vita, così, direttamente in pista, quanto noi genitori non avremmo potuto dare loro neanche con mille sermoni.
Siamo sempre stati convinti che lo sport è complementare alla vita scolastica, purtroppo che sia scuola dell'obbligo o scuole superiori, se non si ha la fortuna di trovare un insegnante illuminato, difficilmente si trova qualcuno che pensi allo sport come una crescita, troppo spesso è visto come un distogliere i ragazzi dai compiti a casa.
Triste.
Ancor più triste il fatto che cambiano gli anni,  siamo cibernetici, internauti, socialmente connessi in rete… ma alla fine, davanti ad un insegnante prevenuto e ignorante (nel senso buono del termine, che ignora  cioè cosa faccia il suo studentello al di fuori delle mura scolastiche) poco si può fare, oggi come cinquant’anni fa ai tempi miei, loro hanno l’arma del voto, tu devi stare zitto. Punto.
Non mi piace questa scuola. Non mi piace la scuola come l’abbiamo noi, pubblica o privata che sia, non mi piace (tre volte che lo scrivo di seguito, allora proprio non c’è speranza, non mi piace)
E come sempre, parlo con cognizione di causa, perché ho fatto esperienza sul campo e mi ritrovo, dopo millemila anni di sport dei miei figli ad imparare ancora molto da loro.
Quando erano tutti piccoli, agli albori del computer, mi scrivevo con un’amica che viveva (e vive tutt'ora) in un paese per noi retrogrado (Pakistan) che si lamentava del fatto che la figlia sarebbe partita per una serie di partite di pallavolo ( o cricket, non mi ricordo bene, perché al pensiero di queste che partivano col beneplacito della scuola mi si era già chiusa la vena!) etc etc etc.. Io le dissi di ringraziare invece, perché da lei lo sport  era nella scuola, entrare nella squadra della scuola era un vanto, partire per un trofeo di scuole in prima squadra come titolare,  una soddisfazione ! Le raccontai che da noi invece, le scuole NON avevano squadre di nulla, non esistevano tornei fra scuole di città diverse, la triste realtà era portare i figli a fare sport a spese proprie, al di fuori dell’orario scolastico e soprattutto farla poca lunga a scuola se riportavi  un buon risultato, anche se avevi svolto tutti i compiti per casa,  magari ti saresti sentito dire : “Avresti potuto fare sicuramente meglio, SE non avessi dovuto andare  via per nuoto/calcio/pattinaggio/tiroallafune/bocce…”

 Ripeto, esperienza diretta.

 Non mi bastano le dita delle mani per contare quante volte, negli spogliatoi a fine premiazioni, c’era qualche piccolina con coppa, diploma o medaglia  che esclamava contenta: “Questa la porto domani a scuola!” e la mamma di rimando : “Si, provaci, vedi dopo che  rogne che ti fa, se per caso una volta non ti presenti con i compiti! “
E’ successo anche ai miei, non era tanto il gusto di portare la coppa a scuola per scatenare chissà quali invidie, quanto per far vedere alla maestra cosa avevi fatto la domenica ! Dopo un paio di volte, chiuso il discorso, anzi molto farisaicamente parlando, interpellata a scuola una delle figlie, la pargola rispose che : " siiii, insomma, va beh, non è che proprio proprio faccio agonismo, prof, dai  pattinicchio ogni tanto, non tutti i giorni "
(Ebbene si, anche noi avevamo a nostro tempo creato una parola: “pattinicchio” usata per anni  in famiglia definendo un modo di fare sport così alla stracca, tanto per fare)
Così, per quieto vivere e amor di pace, per troppo tempo abbiamo vissuto in maniera clandestina lo sport.
 Che a scuola non si sappia MAI  di quello che abbiamo combinato nel fine settimana, con i figli ( e tutti gli altri ragazzi in genere) che si presentavano in pista con i pattini e il libro della materia del lunedì nello spogliatoio, che non si sappia mai che per andare alle prove della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali  a Torino, viaggiavate di notte, portavate il cambio dei panni e studiavate come se aveste passato l’intera domenica sui libri. 
E soprattutto che non si chiedano cambi di turno per gli orali degli esami di terza media, sia pure avvalorati dalla lettera di convocazione ai campionati italiani, costringendo una delle figlie a dare gli scritti, partire, fare le gare, rientrare con un passaggio in auto assieme al padre  lasciando il resto dei fratelli e me nel luogo delle gare  (si, erano TUTTI ai campionati italiani, quell'anno in un posto lontano e  poco agile da raggiungere con i mezzi pubblici) arrivare a casa,  presentarsi la mattina dopo per l’orale e ripartire poi col treno facendo  ben 4 cambi di treno per ricongiungersi con il resto della famiglia.
Per carità mica  si pretendeva il tappeto rosso e gli squilli di tromba, ma parlando con altre famiglie con figli agonisti,  da una parte mi sono consolata, non eravamo solo noi " i matti" che vivevamo una situazione problematica,  più o meno tutti eravamo alle prese con lo stesso "scuola pensiero ", nel corso degli anni in lungo e in largo tutta la Penisola,  ho visto concretizzarsi questa immagine falsa dei ragazzi che dovevano andare a dottrina cambiandosi in auto senza far vedere la borsa del calcio oppure giustificare l’assenza dalla messa domenicale adducendo improvvisa febbre, perché in molte parrocchie si prendeva la firma di presenza, pena l’esclusione dai sacramenti ( e forse ci sarà un perché  del fuggi fuggi dalle parrocchie dopo la cresima) e della  scuola dove il programma incombeva come un Moloch e tutti, insegnanti e studenti erano alla mercé del tempo che passava e alla fine in ogni caso, esattamente come  ai tempi miei (che di sport ce n'era pochino!) arrivava fra aprile e maggio  la galoppata finale degli ultimi capitoli del libro che di tempo non ce n’era più.
Questa NON è una critica alla scuola o alle parrocchie, capiamoci, questo è uno sfogo di una mamma di quattro figli che tutte le volte si è scontrata con l’esigenza di far contento l’uno o l’altro fronte e che si è confrontata con tanti altri genitori nelle lunghe ore d’attesa durante i prova pista o tra una gara e l’altra, nelle settimane dei vari campionati italiani, tutti con lo stesso problema e tutti con la stessa idea: se IN GENERALE  le scuole avessero una visione sportiva, se le parrocchie pensassero  che a tenere i giovani impegnati non basta certo quell’ora stiracchiata e mal digerita di catechismo, e non bisognasse sempre appellarsi al buon cuore e alla comprensione del singolo, probabilmente una visione CORALE della figura dello studente sarebbe molto più produttiva, piuttosto che tirare il poveretto/a di qua e di là. Quindi vedere una lettera sul giornale scritta da un genitore che è anche un dirigente scolastico, permettete che una piccola fiammella di speranza di un cambio di mentalità mi faccia nascere un sorriso? 

Però poi ritorno alla cruda realtà e vedo che non ce la possiamo fare a prescindere e non capisco perché! Dove vogliamo andare se, tanto per dirne una, andare all’estero a studiare  è ancora visto da molti come una perdita di tempo ? Ma questo è un altro discorso bruttoecattivo che approfondirò in un altro post.

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