NOI, noi, noi..... e gli altri !

 2016,  iniziato! Ormai  si è festeggiato di tutto, ieri è stata pure l'epifania ortodossa, domenica inizia il carnevale, insomma, arrivo lunga per gli auguri e i buoni propositi, (...che poi, a dire il vero non ne ho. Gli auguri sono scontati e i buoni propositi alla mia età sono quelli di cominciare a raccogliere quanto seminato e tenersi quanto possibile in buona salute)
In questi giorni mi sono messa al computer scrivendo e cancellando ogni volta. Mi sto seriamente stancando del web, che pure mi ha dato tante soddisfazioni ma  oltre al genere umano REALE non riesco a sopportare più neanche la mandria del VIRTUALE. Non è colpa degli altri, ormai è solo colpa mia, fossi una tartaruga, starei dentro il mio guscetto e  ogni tanto, proprio proprio se necessario, allungherei la testina quel tanto per afferrare un qualcosa di commestibile e poi, via, dentro  la mia calda casina.
Che faccio? Mi unisco al coro delle "prefiche da panza " inveendo contro la casta,  " i " zingari e tutta la paccottiglia livorosa che ritrovo  nei commenti più disparati,  che sia si una tragedia, oppure le previsioni del meteo ?
Per questo non ho scritto. 
 Però ho lavorato molto, cucinato molto, letto ancor di più. Ho ripreso in mano i ferri da lana, insomma, sto serena nel mio guazzabuglio  di problemi quotidiani.
Poi è successa una cosa.
 Stupida, a ben guardare, ma è stato il punto di partenza di una tristissima considerazione che voglio fissare sulla carta.
Due giorni fa ero in un famoso e affollatissimo negozio di Cattolica, di quelli che quando ci vai, sai che devi fare la fila ma che troverai non solo quello che cerchi, veramente molto di più, grazie all'indiscussa capacità gestionale del titolare. 
Quindi, ci vai senza fretta, anzi, nell'attesa che arrivi il tuo turno, puoi tranquillamente farti un'idea delle ultime novità del mercato, ma, ad un certo punto, un signore ha dato in escandescenze.
Pesanti escandescenze.
Volgari escandescenze.
Silenzio di tomba. Eravamo tutti zitti e fermi, statue a contorno di un esagitato  che nessuno avrebbe potuto contenere.
Il gestore del negozio, tranquillo come un  Papa, non s'è manco scomposto, con parole pacate ha riportato alla calma il tizio. Che poi dopo cinque minuti è ripartito per la seconda parte dello show e il gestore è riuscito a riportare la calma, tanto che il furioso cliente, dopo aver offeso tutto il mondo terreno e ultraterreno, si è pure offerto di pagargli un caffè. 
Poi è uscito, andando a prendersi appunto un caffè ( ma credo che tutti, spiritualmente gli abbiamo augurato una vasca Jacuzzi  piena di  filtrofiore Bonomelli ) e noi siamo rimasti zitti senza commentare anche quando il facinoroso si era allontanato. 
Qualche attimo dopo, pian pianino, piccoli commenti a bassa voce : "Madonna mia, che roba! Vallo a fare a casa sua un numero del genere, vedi che ti fanno"
" Mamma mia quante storie, giusto qui le puoi fare, che siamo persone a modo, mica come da loro, che son tutti così.."
Curiosi, vero? Pensate che mi sto riferendo ad un episodio con il solito  "marocchino" che fa tanto folklore e ci fa tanto sentire bravi e corretti, giusto ?
Purtroppo il tizio in questione è italianissimo e di una regione appartenente al centro Italia, niente di che, ma a tutti c'è partito il criceto, pensando quanto siamo buoni noi e quanto scorretti loro.
Eh si, perchè c'è sempre un nord e un sud, uno stereotipo che ci porta a credere che noi siamo incredibilmente su un piedistallo, forse messi lì per grazia divina e gli altri brulicano sotto la pietra a mo' di scolopendre. 
Poi tocca vedere lo scenario, appunto.  
Mi ricordo a Londra, nel lontano 1975, a fine marzo, la cuoca caprese dell'hotel che parlava un misto di anglo-campano, noi appena arrivati e anche un pochino smarriti la considerammo "una di noi", salvo poi, parlare di lei nei nostri discorsi al ritorno, come "quella mezza terrona che stava in cucina". Italiana, si ma non troppo.
Mi rendo conto di avere un'età quando, voltandomi indietro ricordo fra i libri di testo delle scuole medie, il romanzo "Il Treno del Sole" di Renée  Reggiani ( che sarebbe ancora attualissimo, basterebbe sostituire la parola "siciliano" con  "siriano", e trasporre la location iniziale in luoghi molto più attuali ) o quando ci parlavano dell'apartheid e degli autobus per bianchi e quelli per i neri e a noi ci sembravano cose lontane e astruse, tanto qui andava tutto bene, non avevamo problemi.
No, non avevamo problemi, i "terroni" che venivano a fare la stagione estiva, accettavano anche ore in nero pur di lavorare, poi se ne ritornavano a casa loro, ciao.
Metti caso però se avessimo incontrato un meridionale italiano alla stazione di Berlino e ci avesse tradotto nella nostra lingua quell'astruso annuncio tedesco che non sapevamo leggere, quanto l'avremmo apprezzato e stimato, vero ?
Perché meno di quarantotto ore fa, mi sono resa conto che il proverbio (arabo)  letto anni fa in un  libro di Vittoria Alliata "Con mio fratello contro la mia famiglia, con la mia famiglia contro la mia tribù, con la mia tribù contro il mondo" sintetizza un pensiero  trasversale che alla fine ci accomuna tutti, bianchi neri, gialli a strisce, emisfero nord e sud. Prima ci siamo noi, che siamo meglio di quelli di casa, ma quelli di casa nostra sono i migliori di tutto il paese, ma il nostro paese è il migliore nel mondo.

E con 'ste belle premesse, cosa augurarsi per il resto del 2016 se non una convivenza più o meno pacifica con malcelata sopportazione del "diverso" in tutte le sue forme?






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