Halloween, ancora !
In principio erano " I QUINDICI".

Credo che negli anni '60 fino ai primi anni dei '70, molti di noi, allora bambini, hanno avuto fra le mani un volume di questa enciclopedia splendida e stranissima, per l'epoca. Piccoli, maneggevoli volumi, divisi per argomenti e non per ordine alfabetico, coloratissimi e pieni di notizie.
Una sola pecca : erano per un target prettamente AMERICANO. Infatti da noi, molti temi trattati ci erano completamente sconosciuti. Tradotti i testi, partita la vendita porta a porta di questa avveniristica collana, ci siamo barcamenati fra "vuoi essere il mio Valentino?" - boh, e che sarà mai - e il "dolcetto o scherzetto " mascherati da streghe o fantasmi (poverini questi bambini americani che si dovevano inventare un carnevale "fuori tempo", mica come noi che avevamo tutte le tradizioni carnevalesche a febbraio! )
Questi volumi erano detti anche "i libri del come e del perché", ma io sfogliando avidamente le pagine, non capivo a cosa mi sarebbe servito conoscere come si costruiva una palla da baseball o una pallina per il gioco del volàno.
Poiché ce l'ho ancora, mi rendo conto di apprezzarla moltissimo adesso da adulta. Il mondo è cambiato, una volta andava di moda dire "a monte e a valle", adesso usa "il villaggio globale", diciamo allora che a monte e a valle di tutto, leggere un volume dei Quindici adesso, mi fa capire meglio il villaggio globale. Ci siamo?
Perché anche noi si festeggia allegramente S. Valentino; ci arrabbiamo perché diciamo sempre e comunque che è una festa commerciale, ma se non ti presenti almeno con due italianissimi cioccolatini Perugina coniugando il "Be my Valentine !" con la tradizione del vescovo di Terni e i bigliettini d'oltreoceano, non sei nessuno e perché anche le feste di San Patrizio si sprecano ormai nel paesetto più sperduto.
Quando sarò una candida vecchina, (spero di esserlo, di arrivarci se Dio vuole !) racconterò a tutti quelli che non mi prenderanno per pazza, il passaggio epocale che vivemmo negli anni '90, quando ci incasinammo ben bene la vita con questo Halloween (coniugato anche "Aulin" dalle generazioni più ostiche alle lingue straniere) che ci era così distante o forse no, così spaventoso oppure no. Ammetto di averlo osteggiato in tutti i modi. Me l'avevano presentato come una diavoleria satanista contrapposta alla nostranissima festa di Ognissanti, così con i figli piccoli, facemmo di tutto per tenerla saldamente fuori casa, che di indiavolato in famiglia allora ci bastava il mutuo a tasso variabile.
Così passammo dalle feste in piazza vagamente osteggiate, alle scampanellate nostrane di "dolcetto o scherzetto" con i residenti che insultavano i ragazzini e le mamme che li accompagnavano oppure, come accadde e finì sul giornale anni fa , il tizio esasperato che sparò una fucilata in aria dopo un pomeriggio di scampanellamenti.
Non ricordo esattamente in quale italica città successe, ma posso anche capire che in molte regioni non è uso neanche il canto itinerante della Pasquella, figuriamoci 'sto AULIN !
Però io non mi fermo e insisto; posso non condividere, ma voglio capire! Tradotto terra terra, causa la mia scarsa manualità, non mi vedrete MAI intagliare una zucca e metterci una candela dentro, ma voglio conoscere TUTTO quel che c'è da sapere su questa festa.
Con l'avvento di internet poi, le ricerche mi diventano più facili e dopo aver letto tanto, vi faccio un piccolo compendio:
"La festa di Ognissanti è una festività religiosa che cade il primo di novembre e commemora tutti i Santi e i Martiri, noti e ignoti.
La data del 1° novembre venne scelta da Papa Gregorio III come data di anniversario della consacrazione di una delle cappelle di San Pietro alle reliquie; poi, venne largamente commemorata durante il regno di Carlo Magno.Nell’840 Papa Gregorio IV la istituì ufficialmente come festa della Chiesa Romana.
La festa di Samhain era una antica festa celtica che celebrava l'anno nuovo.
Qualche storico osserva che questa ricorrenza cristiana venne fissata contestualmente alla festività celtica di Samhain, la festa che nelle regioni irlandesi e delle regioni nordiche della Gran Bretagna corrispondeva all’inizio del nuovo anno. E infatti Samhain viene normalmente considerata la “antenata” della festa di Halloween per i popoli anglosassoni.
A seguito di pressioni da parte del mondo monastico irlandese, che tentava di soppiantare le feste pagane con le cristiane, le festività celtiche vennero man mano sostituite da quelle religiose.
Anche durante la festa del Samhain i morti potevano tornare nei luoghi che avevano frequentato da vivi, ed ecco che in quel giorno essi si celebravano con ricorrenze e feste.
In più vi posto anche questo splendido pezzo dal sito : strie.it
Con l'autunno, celebrato dai Celti nella festa di Mabon, termina l'anno agricolo: si ringrazia per i frutti ricevuti e si concludono gli ultimi lavori utili. La porta calendariale successiva, che si pone tra l'Equinozio d'Autunno ed il Solstizio Invernale, è la porta intermedia caratterizzata dalle feste cattoliche di Ognissanti e la Commemorazione del Defunti, situate nei giorni tra il 31 ottobre ed il 2 novembre.
Le stesse date, sin dai tempi più antichi che precedettero le vicende cristiane, erano celebrate dalle popolazioni a tradizione rurale con feste che presentavano caratteristiche comuni in tutta Europa.
Dal punto di vista agricolo siamo nel tempo delle arature e delle ultime semine che consentiranno un raccolto precoce nella stagione successiva, non appena il sole tornerà a scaldare la terra.
Un proverbio popolare ricorda infatti che "Chi semina in ottobre miete in giugno" così come un altro detto consiglia che "Per l'Ognissanti siano i grani seminati e i frutti rincasati".
In effetti questo è un tempo nuovo, si chiude la trascorsa annata agricola e se ne apre un'altra: come testimonia l'usanza tutt'ora diffusa di rinnovare i contratti d'affitto al giorno di San Martino, l'11 novembre.
Per recuperare l'antico significato simbolico di questo periodo occorre rifarci a ciò che si sa della tradizione celtica che è l'unica ad aver tenacemente conservato i brandelli dell'antica cultura e religione agraria dall'opera di pulizia effettuata nei secoli dall'evangelizzazione cattolica.
Le ossa di morto, dolce tipico a base di mandorle
Ecco dunque che in tutto lo Stivale è un susseguirsi di ricette tipiche, come le ossa di morti in Sicilia, gli stinchetti dei morti in Umbria, i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne) in Liguria e così via.
Molte sono anche le tradizioni che si osservano nelle varie regioni d’Italia:
In Friuli Venezia Giulia si lascia una candela accesa, un pezzo di pane e un secchio d’acqua.
In Trentino Alto Adige le campane delle chiese risuonano per molte ore per radunare le anime dei defunti
Nel napoletano è usanza mangiare il torrone dei morti
Sull’Argentario un tempo era tradizione cucire ai vestiti dei bambini orfani delle grandi tasche, così che potessero essere riempite di offerte.
A Roma era tradizione fare una messa di suffragio la sera, sulle sponde del Tevere a lume di torce per le anime dei defunti che erano morti nel fiume.
Aggiungo a corollario di questo testo preso dal sito vitadamamma.com, che qui, nella zona dove abito, usano la "piada dei morti" e "le fave dei morti".
Così scrive Cattabiani: "... Un tempo, nelle terre abitate dai Celti, che si estendevano dall'Irlanda alla Spagna, dalla Francia all'Italia settentrionale, dalla Pannonia all'Asia Minore, questo periodo di passaggio era considerato un Capodanno: lo si chiamava in IrlandaSamain (Samonos in gallico) ed era preceduto dalla notte conosciuta ancora oggi in Scozia come Nos Galan-gaeaf, notte delle calende d'inverno, durante la quale i morti entravano in comunicazione con i vivi in un generale rimescolamento cosmico (...).
Dell'antico Capodanno celtico sono tuttavia sopravvissuti fino a oggi proverbi e usanze: fra queste ultime la più celebre nei paesi inglesi e irlandesi è la cosiddetta notte di Halloween, fra il 31 ottobre e il 1° novembre, durante la quale i ragazzi si mascherano da scheletri e fantasmi, mimando il ritorno dei morti sulla terra, e girando di casa in casa chiedendo piccoli tributi e minacciando, se non li ottengono, di giocare qualche scherzo"(Cattabiani, pag. 303 - 304).
La festa pagana veniva ancora celebrata all'inizio del Medioevo tanto che per cristianizzarla l'episcopato franco istituì al 1° novembre la festa di ognissanti, festa che rimase confinata al territorio francese ancora per parecchi secoli; fu solo nel 1475 che il 1° novembre diventò in tutta la Chiesa d'Occidente la festa di Ognissanti grazie a papa Sisto IV che la rese obbligatoria.
Il ritorno dei morti sulla terra appartiene al ciclo della Vita - Morte - Vita che ha caratterizzato le culture tradizionali sin dai primordi dell'umanità e sanciva, in questo periodo dell'anno, la possibilità di mantenere l'allineamento con le forze cosmiche che, naturalmente, spingono ogni linfa vitale verso il basso mentre la terra gela ed entra nella morte apparente.
I mesi che seguiranno saranno mesi dominati dal buio, dal freddo, dalla scarsità di alimenti e cacciagione.
Garantirsi il favore delle forze cosmiche era necessario, dunque, per la sopravvivenza della comunità. E ciò poteva essere fatto solo se chi abita dentro la terra - nel luogo infero (che sta sotto) - ovvero i morti, fosse in armonia ed in accordo col mondo dei vivi.
Samain è la porta tra tempo e spazio che ci consente di comunicare - ancora e di nuovo ogni anno - con loro.
Scrive la Bonnet: "Nelle società tradizionali, la ricchezza, la vita simbolizzata dall'imperativo "Crescete e moltiplicatevi" è dovuta ai morti. Questi defunti non hanno più una funzione evidente nella società dei visibili, poichè sono la controparte non visibile della forza vitale. In tutti i luoghi in cui i serpenti sono gli avi reincarnati, essi sono rispettati, nutriti di latte, alimentati come neonati (...) questi doni alle forze sotterranee portavano come ricompensa la germinazione. I morti, i geni tutelari, vivono nelle viscere della terra, considerata come "nostra madre universale". (Bonnet, pag 50 - 51)
Alla madre universale appartiene anche il ciclo della nascita e morte del figlio vegetale: "Il bimbo divino, che poi rinasce e si accoppia durante l'equinozio di primavera, simbolizza l'amore sessuale per l'amante.
Nella sua forma virile, il figlio divino dà frutti e muore al termine del raccolto, sacrificandosi.
Questi antichi riti di fertilità si iscrivono sempre nell'anno vegetale e manifestano l'eternità del sacrificio del figlio e del dolore della madre." (Bonnet, pag. 49).
Il lutto invernale di Madre Natura per la morte evidente del figlio divino troverà pace solo nella porta successiva: il celticoYule, il Solstizio d'Inverno, il Natale del nuovo sole.
Ma è in questo momento, quando il chicco di grano è stato messo nel buio ventre della terra e deve attendere oltre il gelo invernale per poter dare frutto, che occorre chiamare chi sta sotto, gli esseri degli Inferi, i morti, affinchè si prendano cura del seme.
Per fare ciò ecco che si utilizza una sorta di galateo: si lascia loro del cibo, gli si pulisce le tombe, si rifanno i letti affinchè il morto che ritorna possa riposare, si lascia un lume acceso affinchè nessuno perda la via e - così come viene - sappia anche andarsene.
In cambio si chiede loro di vigilare, nel regno che compete, sulla prosperità della comunità, sulla fertilità del clan.
"In Irlanda" scriveva Yeats "il mondo dei morti non è tanto distante da quello dei vivi. Essi sono a volte così prossimi che le cose del mondo paiono soltanto ombre dell'aldilà", per questo motivo il luogo dove si riunivano i clan irlandesi era un vecchio cimitero.
"Ancora oggi nelle notti di ognissanti e del Morti i cimiteri irlandesi sono un mare di lumini, quasi a continuare la tradizione celtica di Samain, quando si aprivano le tombe e i morti si mescolavano ai vivi: il sentimento di vicinanza era tale che ogni vivente, si diceva, poteva scendere con loro nel mondo infero all'unica condizione di rimanervi fino al Samain successivo." (Cattabiani, pag. 310).
Era così, che in quei giorni di freddo autunno i Celti portavano nei cimiteri fiori per addobbare le tombe e usavano accatastare teschi che avrebbero utilizzato in quelle notti magiche per di profetare a beneficio dei rimasti in vita.
Durante la veglia funebre i teschi custoditi nell'ossario venivano così dipinti e si trascorreva la notte bevendo, suonando e cantando in compagnia dei morti.
Il cibo era un altro elemento che consentiva questa unione tra i due mondi: si confezionavano dolci di pane in forma di teschi e scheletri a significare che dai morti - dai semi sotterrati - rinasce la vita, ovvero che i morti ci nutrono.
La stessa usanza la si trova in più parti d'Italia: in Sicilia, per esempio, al 2 novembre si mangiano ancora le ossa dei morti: dolci di pasta di mandorle vendute sin dalla vigilia fino a tutto il 2 novembre.
E nella stessa Sicilia i defunti, nella notte a loro consacrata, recano doni ai bambini, proprio come la Befana: le mamme raccontano ai figli che i parenti defunti abbandonano in quelle ore magiche le loro dimore e scendono a frotte verso le case dei vivi portando loro regalini detti li cosi dei morti (Cfr. Cattabiani, pag. 310).
Ma come venivano festeggiati nelle nostre campagne questi giorni?
Grimaldi racconta che a Mongardino, provincia di Asti, "Il giorno dei Santi, il primo novembre, la gente partecipa alla messa mattutina e nel pomeriggio sfila in processione, dalla chiesa parrocchiale al cimitero, per onorare i defunti. Giunti al camposanto sosta in preghiera e in raccoglimento presso le tombe dei cari che, nei giorni precedenti, sono state addobbate con fiori, sassolini e sabbia. Con gli ultimi fiori della cascina la gente intesse sulla sabbia trecce e cuori floreali. Vi è poi l'abitudine di visitare tutte le tombe, anche alla ricerca di quella meglio arredata (...) Verso sera si ritorna a casa ed ha inizio una delle notti più magiche dell'anno. la campana della parrocchia comincia a suonare ad intervalli prestabiliti, in un crescendo che termina a mezzanotte. Alcuni sostengono che "suonasse da morto per tutta la notte".
"Era un suono funebre: due colpi commemoravano le donne, tre gli uomini; questo suono da morto invitava a stare ritirati", racconta un anziano contadino. "In quella notte si diceva che non si doveva uscire di casa perchè i morti facevano la processione e non si doveva intralciargli la strada. Si andava a dormire dopo aver detto il rosario e si lasciava il tavolo apparecchiato con castagne e fagioli cotti per i morti che sarebbero ritornati nella loro casa".
"Alla finestra si lasciava un lumino acceso che doveva indicare ai morti la strada del ritorno"
(...) All'alba la famiglia contadina si alzava per lasciare liberi i letti alle anime che dovevano riposarsi:"Bisognava alzarsi presto perchè dicevano che i morti dovevano andarsi a riposare loro". (...) Oltre alle castagne, il piatto tipico di questi giorni particolari era la zuppa di ceci. (...) "nel giorno dei morti bisognava mangiarli e poi nel pomeriggio si andava a seminare un po' di grano"(Grimaldi, pag. 209).
Come si può notare il rituale prevedeva alcuni tratti che, insieme o in parte, si possono riscontrare in molte culture:
- la processione dei vivi,
- l'abbellimento delle tombe con fiori,
- il suono della campana,
- le profezie mediante ossa o teschi,
- la processione (questa volta) dei morti,
- il cibo per i defunti (castagne, fagioli, ceci),
- il lumino acceso alla finestra (per trovare la strada),
- liberare il letto al mattino (per far riposare i morti),
- la semina conclusiva di un po' di grano (per garantire la fertilità)
E continua poco oltre il Grimaldi: "In un quaderno manoscritto di Eldrado Aschieris sugli usi e costumi di Giaglione, si legge che per la Commemorazione dei Defunti e dei Santi "la gioventù locale a gara si recava sul campanile della chiesa bivaccando, bevendo il buon vino misto con le caldarroste e mangiando altre leccornie del luogo (salsiccia, ventresca, formaggio piccante) provvedeva per tutte le quarantotto ore dei giorni dei Santi e Defunti a suonare i lenti rintocchi delle campane"
(...) Il culto dei morti non era limitato ai primi giorni di novembre, ma, come sappiamo, veniva praticato anche in altri periodi rituali. Il sinodo di Asti del 1627 stigmatizzava infatti che, in diversi luoghi dell'Astigiano, durante alcuni riti invernali vi fossero persone che accendevano fuochi sui sepolcri e vi deponevano cibi e bevande.
(...) Per quanto attiene al ritorno dei morti nella notte dei Santi abbiamo trovato ampie testimonianza a Sampeyre, dove si racconta di una specie di processione notturna (er curs) dei morti per le vie del paese (...) Nell'ambito di questo complesso cerimoniale dedicato alla ricorrenza dei morti abbiamo trovato un rituale che andrà ulteriormente indagato. Nella frazione di san Bovo di Cossano Belbo, nel pomeriggio che precedeva il giorno dei morti, squadre di bambini e bambine davano vita ad una questua particolare.
"Si diceva andare per anime"(...)"era la questua delle anime, si mettevano in testa un velo nero per sembrare forse ai morti e portavano una piccola cesta e poi andavano nei cortili delle cascine e dicevano pressapoco così: "Date qualcosa in suffragio per le anime del Purgatorio" e ricevevano in cambio qualcosa da mangiare: un uovo, una manciata di fagioli, una cipolla" (Grimaldi, 211 e nota 57 pag.217)
Della questua dei bambini ne abbiamo già parlato nei riti di fertilità del Maggio così come era usanza nel periodo tra l'Epifania ed il Carnevale.
Di questa processione rimane il ricordo nell'attuale rito di Halloween dei bambini americani (e non solo) che al grido di "Dolcetto o scherzetto" continuano a reiterare un antico culto pagano.
Senza dilungarci troppo, per ora, sulle simbologie che emergono come parole chiave dalla festività del Santi/Morti, come le campane (anch'esse condivise con il periodo - posto all'antitesi - della porta di Maggio), i teschi, le processioni, il cibo, la luce delle candele, le pulizie rituali (il letto liberato) e le semine rituali, simbologie delle quali chi è un po' avvezzo al gioco delle corrispondenze saprà dare dei significati sufficientemente esaustivi, mi piacerebbe soffermarmi sul fiore che meglio esprime questo momento dell'anno."
Ohibò, vuoi vedere che non abbiamo "portato via" la festa a nessuno, ma che alla fine chi emigrò in America, si portò dietro una tradizione che prese piede così tanto, da "rientrare" da noi, riveduta e corretta.
Giuro, non me la prenderò più con chi si agita tanto per Halloween, ma prediligo più l'aspetto spirituale che quello commerciale. In fondo a casa vostra non so, io non ho santi, ma morti da ricordare, sicuro !


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