PENSIERINI SPARSI IN ATTESA DEL PASSAGGIO DEL GIRO D'ITALIA!
Io non posso stare in mezzo alla gente, proprio no, non posso. Tenetemi rinchiusa da qualche parte, con un divanetto, il computer, i libri, un tappeto, qualche pianta da coltivare, le foto vecchie di Potenza Picena e Sestino e mi tirate fuori solo per dare quattro informazioni, senza allargarmi troppo però, che comincio ad avere l’età dei ricordi e se uno mi chiede come si sta in una qualche determinata struttura, potrei mettermi a raccontare all’ignaro turista, tutta la dinasty della famiglia dei gestori.
Oggi transitava il
Giro d’Italia 2015. Decima tappa, Civitanova - Forlì.
Chi mi conosce personalmente o mi segue su questo blog, sa che io seguo il Giro d’Italia con la stessa
convinzione ed intensità di chi pratica
una religione, ergo, il Giro è una fede e come tale non si tocca.
Così oggi ho chiesto
il permesso di entrare al lavoro mezz’ora più tardi e mi sono sistemata in una
postazione strategica. Io che parevo solitaria, ma in realtà in compagnia di tutte le Luisarite del passato che porto nel
cuore ( e che comunque mi han fatto i
complimenti perché nonostante la taglia non sia più quella che avevo il 31 maggio 1976,
tappa Terni - Gabicce Mare, sono arrivata a Gabicce Monte a piedi senza
tachicardie apparenti)
A me piace molto mettermi in disparte e osservare la gente. Però
in disparte, da lontano, possibilmente
senza sonoro, al massimo un confuso brusio e non me la fate sentire ‘sta gente
che parla, parla, apre bocca
stile talk show. E soprattutto fatemi stare lontana dai criticoni e dai
lamentosi.
Purtroppo, oggi non è andata così. Lo splendido posto che m’ero
accaparrata, l’ho pagato duramente nell’ascolto, mio malgrado, di chi mi stava
di lato. Saluti, convenevoli, quattro battute sul meteo e poi hanno cominciato a tagliare i
panni addosso a tutti quelli che passavano. Naturalmente non andava bene
niente, dalla politica nazionale a quella locale, dai militari in moto, che “vari
là come si divertono… vè che quelli oggi prendono un sacco di soldi, le
trasferte, a t’al degh!” E lì un attimino un moto di fastidio l’ho avuto, perché
non mi sembra che stessero sotto il sole rubando il pane alla Patria, senza parlare, solo una lieve sbuffatina (ma
lieve!) ho solo cambiato posizione, e
comunque essendo abbastanza ammassati, mi son sentita la seconda parte sulla politica
locale che non era di proprio gusto, salvo poi, per uno di quei casi che solo
la realtà ti offre, ecco che proprio uno di quelli ai quali i compari avevano
tagliato i panni addosso, si avvicina per salutare e la musica, naturalmente era
tutt’altra. Tutto bello, tutto ben fatto. “Aaah-che-meraviglia-toccherebbe-
tutti-gli-anni-una-cosa-così!"
Giano bifronte? Un
dilettante al confronto di questi.
Succede dappertutto,
in ogni ambiente tanto che mi sono
ricordata di un fattarello successo tanti anni fa alla Festa dell’Arma a
Perugia. Non per meriti miei, ero finita in tribuna d’onore e anche qui mi son
goduta una scenetta al contrario. Due mogli di ufficiali che salutano con
entusiasmo una terza, tutte e tre
parlano simpaticamente spaziando dal lavoro, ai figli ai mariti alle prossime
ferie, e poi quando una se ne va, le altre due cominciano un rosario di
commenti sul fatto che la tapina indossasse lo stesso vestito dell’anno scorso.
Signore, bon ton, ma fate così pure voi? Mi rovinate la categoria, insomma!
A volte son proprio contenta
di invecchiare assomigliando sempre più a mio nonno Ovidio. Più passa il
tempo, sempre meno diplomatica riesco ad essere; se una cosa mi irrita o un discorso mi infastidisce, traspare, anzi
no, niente trasparenze, si vede e basta, faccio sempre più fatica a
trattenermi, chissà perché!

Comunque vogliamo parlare dei militari? E parliamone! Logico che tutto ‘sto fascino della divisa io
non lo sento, ma soprattutto io guardo …oltre la divisa!
Penso già a quando il poveretto stramasciato dal caldo, a fine giornata, una volta terminato il servizio e rientrato a casa, riuscirà a togliersi quella specie di gabbia che non è esattamente tessuto Geox, così mentre di fianco a me, qualcuno faceva altro genere di apprezzamenti, io per deformazione che mi porto dietro dopo anni di vestiario tenuto in ordine, dividevo l’individuo in pezzi: camicia bianca, da passare al sapone prima, collo-ascella-polsino e candeggiare poi; se i calzini son quelli d’ordinanza, una volta tolti, macchieranno come una boccetta d’inchiostro delle scuole regie del 1800 e dovranno essere isolati e lavati da soli; segue poi la spazzolata ai pantaloni con il mitico mix caffè-ammoniaca, come ha sempre fatto la mia mamma, per togliere il “lucido” ai pantaloni e poi via, appesi sul terrazzo.
Penso già a quando il poveretto stramasciato dal caldo, a fine giornata, una volta terminato il servizio e rientrato a casa, riuscirà a togliersi quella specie di gabbia che non è esattamente tessuto Geox, così mentre di fianco a me, qualcuno faceva altro genere di apprezzamenti, io per deformazione che mi porto dietro dopo anni di vestiario tenuto in ordine, dividevo l’individuo in pezzi: camicia bianca, da passare al sapone prima, collo-ascella-polsino e candeggiare poi; se i calzini son quelli d’ordinanza, una volta tolti, macchieranno come una boccetta d’inchiostro delle scuole regie del 1800 e dovranno essere isolati e lavati da soli; segue poi la spazzolata ai pantaloni con il mitico mix caffè-ammoniaca, come ha sempre fatto la mia mamma, per togliere il “lucido” ai pantaloni e poi via, appesi sul terrazzo.
La giacca la sistemi
senza problemi se al suo interno hai messo l’assorbentino per le
ascelle, se non l’hai fatto, preparati ad una passata in lavanderia, che quel
tessuto lì, in acqua non ci va.
E mentre la mia mente continuava lo “spezzatino di militare”,
ricordando anche gli stivali da Radiomobile ecco che i primi “Eccoli, eccoli!” mi
hanno riportato al presente, ad oggi martedi diciannove maggio, di nuovo io, di
nuovo il Giro.
Tutto come da copione, prima i venditori di gadget, poi le moto, poi le "ammiraglie", infine loro, i ciclisti!
E quando è passato l’elicottero delle riprese aeree, mi son
sbracciata come tutti ma non agitavo
certo la mano per salutare l’operatore, io miravo più in alto.
Pensavo a voi, che siete il mio pensiero fisso, e che se è
vero che non siamo così distanti, voi eravate vicino a me, o forse lassù, in
pole position, dove il Giro ed ogni altro avvenimento terrestre lo si vede
molto meglio che in uno schermo.
Mi mancate, sapete? E’ un dolore che non passa mai….



Commenti
Posta un commento