NON SPORCARE COL SUPPLI'!
Ormai non è più una novità, lo racconto sempre, io fino ai 17 anni non avevo la più pallida idea di cosa fosse una cucina. Oh beh, logico, è una stanza della casa, ma la regina è mia madre, a me è impedito l'accesso, so giusto come si accende il fuoco col fiammifero, d'inverno studio, d'estate lavoro, e soprattutto mia madre è gelosa della sua cucina.Poi succede che mamma si deve assentare per un giorno e io, mio malgrado, mi ritrovo davanti ad una pentola con l'acqua che lei aveva lasciato per me e per il babbo. Di fianco la pentola, un barattolino di sale e sopra un vassoio, la pasta già pesata. Segue bigliettino che m'invita a riscaldare il sugo che è in frigo, contenitore di vetro con coperchietto ermetico rosso. (-"Togli il coperchio, Luisarita, e metti il sugo nel pentolino, non mettere il contenitore sul fuoco!")
Ci penso un pò, ma non ho idea, mi decido a citofonare a mio padre che è di sotto in ufficio (l'alloggio di servizio è sopra gli uffici), gli espongo il mio dubbio : "Ma, la pasta, si butta in pentola con L'ACQUA FREDDA O L'ACQUA CALDA?"
Il silenzio, dall'altra parte del citofono, fu più eloquente di mille discorsi.
Quando ne ebbi la possibilità, iniziai a pasticciare in cucina da sola. Nel corso degli anni devo orgogliosamente dire di aver recuperato il gap iniziale e a tutt'oggi spazio dalla cucina italiana, a quella etnica, faccio pane, biscotti, preparo piatti vegani e crudisti, i latti vegetali, la produzione del seitan casalingo non hanno più segreti per me.
MA...
Come in tutte le migliori storie c'è sempre un "ma", ed in questo caso, c'è una ricetta che non riuscirò mai ad eguagliare; il mitico "SUPPLI' AL TELEFONO" di mia madre.
Per me, bambina, con tutti i miei problemi alimentari, il supplì era una di quelle cose da "annusare" e non mangiare..ahinoi il fritto mi era proibito, e mia madre organizzava per me dei "cosi" al forno, salvo poi dare un morsettino al supplì del babbo, se la mamma girava le spalle.
Quando mia mamma era in vena di supplì, io ero allegrissima, perchè era matematico: supplì uguale viaggio da -qualche-parte. Che fosse stata programmata una gita fuoriporta (con prevalenza santuari : Cascia in primis, praticamente una volta l'anno, una volta S.Gabriele; Tolentino e Loreto, praticamente un must per ogni stagione) il supplì mantenuto caldo caldo nel contenitore era il nostro pasto principale oppure un simpatico spezzafame per viaggi più lunghi in visita ai parenti in Umbria o in Toscana.
Accadeva però che non sempre la data programmata era accompagnata da un meteo favorevole, così ho una lunga sequenza di foto in bianco e nero che ci immortalano, io, babbo e mamma, ed eventuali coppie di amici con figli, sotto una qualche tettoia, che sorridiamo allegramente con il nostro pasto fra le mani, oppure, chiesta l'autorizzazione a qualche parrocchia, intorno al tavolino da pic nic con le seggioline di alluminio e il set impilabile di stoviglie di plastica, protetti da un porticato.
Il più delle volte in primavera però, è successo di arrivare col sole, parcheggiare a cuor contento e uscire dalla visita del posto prescelto sotto un temporale primaverile con tanto di raffiche di vento che ci costringeva a mangiare in macchina.
Dentro una Prinz 1000 grigia.
Coi sedili che pareva avessero la calamita per attirare il cibo che avevamo in mano.
E mangiare il supplì "al telefono", che dopo il primo morso, rivelava il dadino di formaggio filante che diventava sempre più lungo, era un vero esercizio d'equilibrismo.
Pagherei ORO per ritornare anche solo cinque minuti in quella macchina sotto la pioggia battente, con il babbo che mi strizza l'occhio e mi passa un pezzo del suo supplì fritto panato, mentre mamma ripete come un mantra : "non-sporcarti-col-supplì-non sporcare-i-sedili-stai-attenta-alla-gonna-pulisciti-le-mani-non-passarle-sulla-maglia-mangia-a-bocca-chiusa".
Si può piangere in una rosticceria, davanti ad un vassoio di supplì? Si, si può....quando ci sono gli affetti e i ricordi che incalzano!
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