Io e...la musica !
Questa è una riflessione che nasce dall'invidia incommensurata che ho verso i miei figli e in generale, verso tutti gli adolescenti che popolano il bus quelle mattine quando io e la mia collega ci ritroviamo per andare a lavorare fuori sede e, diciamocela tutta, in un certo senso ci divertiamo, perchè ci ritroviamo con altre colleghe e non, comunque più o meno della nostra età e ridiamo, scherziamo, commentiamo, un pò come se fossimo tornate scolarette pure noi.
Loro, gli studenti, invece no. Seduti, zitti presissimi dai loro cellulari, con cui giocano, si collegano al web e ascoltano musica.
Con le cuffiette.
Stereo.
Doppiostereo.
Che la musica è sparata così alta che la sentiamo anche noi.
E con la musica direttamente nei neuroni si muovono con lentezza, finiscono i compiti, danno di gomito al compagno e gli mostrano nonsochè sul display.
In effetti, quando capita quelle mattine che ci troviamo in bus noi adulte, facciamo più casino noi che loro.
Che magari ci guardano con aria di riprovazione.
I più buoni sono solo divertiti.
Qualcuno ci guarda con aria SCOCCIATA, perchè giustamente, ai loro occhi noi siamo vecchie.
Alzi la mano se qualcuno a quindici anni leggendo un manifesto funebre riportante l'età del defunto, non abbia esclamato: "Dispiacere si, dispiace, ma comunque era VECCHIO!" (metti che, so 50 anni? Perchè a sessanta erano già dei "Tutankamon" A settanta quasi impensabile)
Comunque, torniamo a noi, anzi A ME.
Io ho passato l'adolescenza con la radio e il registratore. Altro che suono stereofonico e wi-fi.
Andavi al cinema con il registratore nascosto nella borsa e facevi spuntare il microfono nell'esatto momento in cui si spegnevano le luci e iniziavano i titoli di testa. Felici e soddisfatti si tornava a casa e si ascoltava la colonna sonora del film preferito, contornata dal pissipissi dei due della fila dietro, del colpo di tosse di non si sa chi e comunque il suono era lontano, sentivi la melodia, perdevi i particolari. Registrare qualcosa dalla televisione era ancora peggio. A parte quel fruscio che in ogni caso veniva riprodotto e ci si restava già abbastanza male, perchè a quel punto la canzone non la ascoltavi, la indovinavi, c'erano poi le carognate atte a dissuaderti da questa pratica della registrazione casereccia, perchè sia alla radio che alla televisione sul più bello della canzone lo speaker parlava.
Non seguendo più i programmi della televisione ignoro se esistano ancora le hit parade di "Sorrisi e Canzoni TV", oppure il mitico "TELEGATTONE" sia passato a miglior vita con tutti gli accidenti che gli abbiamo tirato noi adolescenti degli anni settanta ! (Per i più giovani, andate a fare un giro su youtube, digitando "superclassifica show", anche questa è storia del secolo scorso)
Poi c'era il mitico mangiadischi che girava i dischi a 45 giri e lì, potevi anche tenerli un pò maluccio, nel senso che il mangiadischi te lo portavi dietro in gita scolastica, alle scampagnate primaverili, e spesso infilavi il disco con le dita magari unte di sottoli del panino, oppure nutella che male non fa.
Neanche ai dischi.
La musica seria era quella di 33 o dei 78 giri, tenuti in casa in un mobiletto, spolverati e conservati, tolti alla bisogna dalla custodia di cartone e da quella di plastica. Si toglieva il coperchio allo stereo, si inseriva il disco, si controllava la puntina e si passava sul disco prima e dopo l'uso una specie di spazzolina di velluto con una impugnatura rossa per togliere anche i più piccoli granelli di polvere. Allora lì c'era anche la mitica cuffia dello stereo, una cosa morbida e avvolgente, quasi consolante, ti copriva completamente le orecchie e il suono era cristallino, sentivi tutto, anche la battuta più leggera, ma lo stereo era dei "grandi", e per avere l'accesso bisognava rispettare diecimila regole e mille raccomandazioni.
Io con le cuffie non ho un buon rapporto. Sono cresciuta appunto con la musica "condita", quella che si sentiva dal "giubocs" della Vera, al Pincio di Potenza Picena, quando il bar era sulla piazzetta dove c'era la fontanina e io giravo con la mia prima bicicletta marca MAGNI e ascoltavo i Dik Dik in sottofondo, mentre la gente parlava.
Però mi è capitata fra le mani una di quelle suppostine con gli auricolari che tiene qualcosa in memoria come 500 canzoni e ho voluto provare ad usarle anche io.
Chiaramente seduta sul bus.
Già è stato un problema mettersi quei cosi nelle orecchie.
Poi ti estranei dal mondo. E ti senti un pò come nel laboratorio di lingue ai tempi del liceo, quando mi ero seduta nell'ultima fila, in mezzo a due postazioni e messo una cuffia su entrambe le orecchie, non mi ero resa conto di cantare a squarciagola "Oh happy days" fino a che non mi sono sentita tutti gli occhi della classe puntati addosso, professoressa compresa . Oh! Io cantavo e non mi sentivo... vedi un pò!
Comunque, vedo arrivare il bus e salgo. E mi lascio cullare dalle note.
Mi viene da battere il tempo con un piede, e avrei voglia di canticchiare, ma non si può.
Statuaria e impassibile tento di trattenere gli impulsi di accompagnare la musica con cenni del capo e sento che la mia faccia assume suo malgrado delle espressioni che vanno dal gioviale al corrucciato, a seconda delle canzoni e dei ricordi che suscitano in me, faccio veramente fatica a tenere un'espressione neutra beota, insomma tento per una mezz'oretta, tanto dura il tragitto in bus, ma ho capito che la musica superstereofonica, cristallina, dolby surround non fa per me. ARIDATEME LA MUSICA "CONDITA" con i rumori di sottofondo della VITA e farete di me la persona più felice del mondo!
Loro, gli studenti, invece no. Seduti, zitti presissimi dai loro cellulari, con cui giocano, si collegano al web e ascoltano musica.
Con le cuffiette.
Stereo.
Doppiostereo.
Che la musica è sparata così alta che la sentiamo anche noi.
E con la musica direttamente nei neuroni si muovono con lentezza, finiscono i compiti, danno di gomito al compagno e gli mostrano nonsochè sul display.
In effetti, quando capita quelle mattine che ci troviamo in bus noi adulte, facciamo più casino noi che loro.
Che magari ci guardano con aria di riprovazione.
I più buoni sono solo divertiti.
Qualcuno ci guarda con aria SCOCCIATA, perchè giustamente, ai loro occhi noi siamo vecchie.
Alzi la mano se qualcuno a quindici anni leggendo un manifesto funebre riportante l'età del defunto, non abbia esclamato: "Dispiacere si, dispiace, ma comunque era VECCHIO!" (metti che, so 50 anni? Perchè a sessanta erano già dei "Tutankamon" A settanta quasi impensabile)
Comunque, torniamo a noi, anzi A ME.
Io ho passato l'adolescenza con la radio e il registratore. Altro che suono stereofonico e wi-fi.
Andavi al cinema con il registratore nascosto nella borsa e facevi spuntare il microfono nell'esatto momento in cui si spegnevano le luci e iniziavano i titoli di testa. Felici e soddisfatti si tornava a casa e si ascoltava la colonna sonora del film preferito, contornata dal pissipissi dei due della fila dietro, del colpo di tosse di non si sa chi e comunque il suono era lontano, sentivi la melodia, perdevi i particolari. Registrare qualcosa dalla televisione era ancora peggio. A parte quel fruscio che in ogni caso veniva riprodotto e ci si restava già abbastanza male, perchè a quel punto la canzone non la ascoltavi, la indovinavi, c'erano poi le carognate atte a dissuaderti da questa pratica della registrazione casereccia, perchè sia alla radio che alla televisione sul più bello della canzone lo speaker parlava.
Non seguendo più i programmi della televisione ignoro se esistano ancora le hit parade di "Sorrisi e Canzoni TV", oppure il mitico "TELEGATTONE" sia passato a miglior vita con tutti gli accidenti che gli abbiamo tirato noi adolescenti degli anni settanta ! (Per i più giovani, andate a fare un giro su youtube, digitando "superclassifica show", anche questa è storia del secolo scorso)
Poi c'era il mitico mangiadischi che girava i dischi a 45 giri e lì, potevi anche tenerli un pò maluccio, nel senso che il mangiadischi te lo portavi dietro in gita scolastica, alle scampagnate primaverili, e spesso infilavi il disco con le dita magari unte di sottoli del panino, oppure nutella che male non fa.
Neanche ai dischi.
La musica seria era quella di 33 o dei 78 giri, tenuti in casa in un mobiletto, spolverati e conservati, tolti alla bisogna dalla custodia di cartone e da quella di plastica. Si toglieva il coperchio allo stereo, si inseriva il disco, si controllava la puntina e si passava sul disco prima e dopo l'uso una specie di spazzolina di velluto con una impugnatura rossa per togliere anche i più piccoli granelli di polvere. Allora lì c'era anche la mitica cuffia dello stereo, una cosa morbida e avvolgente, quasi consolante, ti copriva completamente le orecchie e il suono era cristallino, sentivi tutto, anche la battuta più leggera, ma lo stereo era dei "grandi", e per avere l'accesso bisognava rispettare diecimila regole e mille raccomandazioni.
Io con le cuffie non ho un buon rapporto. Sono cresciuta appunto con la musica "condita", quella che si sentiva dal "giubocs" della Vera, al Pincio di Potenza Picena, quando il bar era sulla piazzetta dove c'era la fontanina e io giravo con la mia prima bicicletta marca MAGNI e ascoltavo i Dik Dik in sottofondo, mentre la gente parlava.
Però mi è capitata fra le mani una di quelle suppostine con gli auricolari che tiene qualcosa in memoria come 500 canzoni e ho voluto provare ad usarle anche io.
Chiaramente seduta sul bus.
Già è stato un problema mettersi quei cosi nelle orecchie.
Poi ti estranei dal mondo. E ti senti un pò come nel laboratorio di lingue ai tempi del liceo, quando mi ero seduta nell'ultima fila, in mezzo a due postazioni e messo una cuffia su entrambe le orecchie, non mi ero resa conto di cantare a squarciagola "Oh happy days" fino a che non mi sono sentita tutti gli occhi della classe puntati addosso, professoressa compresa . Oh! Io cantavo e non mi sentivo... vedi un pò!Comunque, vedo arrivare il bus e salgo. E mi lascio cullare dalle note.
Mi viene da battere il tempo con un piede, e avrei voglia di canticchiare, ma non si può.
Statuaria e impassibile tento di trattenere gli impulsi di accompagnare la musica con cenni del capo e sento che la mia faccia assume suo malgrado delle espressioni che vanno dal gioviale al corrucciato, a seconda delle canzoni e dei ricordi che suscitano in me, faccio veramente fatica a tenere un'espressione neutra beota, insomma tento per una mezz'oretta, tanto dura il tragitto in bus, ma ho capito che la musica superstereofonica, cristallina, dolby surround non fa per me. ARIDATEME LA MUSICA "CONDITA" con i rumori di sottofondo della VITA e farete di me la persona più felice del mondo!


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