DIETRO LA MASCHERA.
In questi giorni mi piaccio molto. Con le mie rughe, la mia postura storta, vestita, anzi coccolata dentro il cappotto di mamma, con le sue scarpe ai piedi, con l'impressione di sentire la sua voce che mi chiede, gelosa, perché le ho portato via il cappotto.
Quest'anno, continuo a ripetermelo, compirò 55 anni, e sono sempre più felice del fatto di essere riuscita a fare la maggior parte delle cose che mi ero ripromessa nella vita.
Una delle cose che mi fa arrabbiare però, in questi giorni, è il modo di usare i social network.
Che io amo.
Moltissimo.
Perché mi permettono di stare in contatto con le persone a cui voglio bene.
(E anche a quelle che non voglio bene ma per svariati motivi devo frequentare per forza.)
Grazie ai social ho imparato addirittura a conoscere più in profondità persone che ho frequentato "velocemente" negli anni delle scuole dell'obbligo dei figli.
Evviva, quindi, i social.
Però sono un mezzo e non un fine.
Nulla sostituisce una bella chiacchierata guardandosi negli occhi.
Però in questi giorni mi sento "legata".
E vi riporto quanto scritto da una mia collega-amica e che io ho fatto mio : "Un'amica mi ha detto che i miei link possono apparire provocatori...prendo atto di questa amorevole nota e specifico che non mando messaggi subliminali ad alcuno e che i miei pensieri sono esclusivamente frutto dell'osservazione della mia vita, soprattutto di fatti accaduti nel passato e alcuni nel presente...per cui vi prego, non prendete nulla in modo personale, come dice Ruiz.... chiunque faccia parte degli amici fb e personali, ha il mio affetto, quando non è così preferisco allontanarmi ... non tengo nessuno tanto per fare una collezione...non mi interessa ...mi interessa uno scambio e una crescita, se possibile reciproca .... baci baci e perdonatemi se non sempre sono dolce ma ogni tanto anche un po' amara...non sarei credibile altrimenti e un grazie immenso a chi mi sta accanto anche nei momenti di amarezza. " (di el(e)va)
Ora, parliamoci chiaro: da tempo ho spento la televisione. Forse da troppo, perché quelle poche volte che mi capita di darci una scorsa, vedo facce nuove a me sconosciute, però sapete come ho chiuso appunto la tivvù? Non ne potevo più di televisione urlata, di talk show, di "comparsate", di gente che si insulta facendole a chi le spara più grosse. Di finte storie e finti personaggi, di finti giochi a premi e di fortuna che casca dal cielo. E a forza di tenere sempre acceso quell'aggeggio, ormai parliamo come "loro" e ci comportiamo come "loro".
Ma noi non siamo dentro in uno studio di registrazione.
E non ci dovremmo comportare come se avessimo microfoni e telecamere.
Pronti a riprendere il match, la discussione, lo scambio di opinioni.
Litigando.
Per far audience.
Siamo senza cervello.
Uno dei vantaggi belli di aver oltrepassato questo mezzo secolo è poter ricordare con tenerezza quelle trasmissioni televisive didattiche, il maestro Manzi, gli sceneggiati, le opere teatrali, e fatte le debite proporzioni, cerco di usare i social in maniera lieve, senza scrivere con secondi fini. Ma sarà il periodo che sto vivendo, adesso sto attenta anche alle virgole, purtroppo mi succede che in privato qualcuno mi scrive "MA TI RIFERISCI A ME?" e io non so se ridere o piangere, perché molte riflessioni nascono dalle letture di libri o dalle lente passeggiate con il cane, non è che alla mia età mi metto a fare web- proclami per fare arrabbiare quelli che mi frequentano a livello sportivo, o i colleghi di lavoro, ou les concitoyens.
Quest'anno, continuo a ripetermelo, compirò 55 anni, e sono sempre più felice del fatto di essere riuscita a fare la maggior parte delle cose che mi ero ripromessa nella vita.
Una delle cose che mi fa arrabbiare però, in questi giorni, è il modo di usare i social network.
Che io amo.
Moltissimo.
Perché mi permettono di stare in contatto con le persone a cui voglio bene.
(E anche a quelle che non voglio bene ma per svariati motivi devo frequentare per forza.)
Grazie ai social ho imparato addirittura a conoscere più in profondità persone che ho frequentato "velocemente" negli anni delle scuole dell'obbligo dei figli.
Evviva, quindi, i social.
Però sono un mezzo e non un fine.
Nulla sostituisce una bella chiacchierata guardandosi negli occhi.
Però in questi giorni mi sento "legata".
E vi riporto quanto scritto da una mia collega-amica e che io ho fatto mio : "Un'amica mi ha detto che i miei link possono apparire provocatori...prendo atto di questa amorevole nota e specifico che non mando messaggi subliminali ad alcuno e che i miei pensieri sono esclusivamente frutto dell'osservazione della mia vita, soprattutto di fatti accaduti nel passato e alcuni nel presente...per cui vi prego, non prendete nulla in modo personale, come dice Ruiz.... chiunque faccia parte degli amici fb e personali, ha il mio affetto, quando non è così preferisco allontanarmi ... non tengo nessuno tanto per fare una collezione...non mi interessa ...mi interessa uno scambio e una crescita, se possibile reciproca .... baci baci e perdonatemi se non sempre sono dolce ma ogni tanto anche un po' amara...non sarei credibile altrimenti e un grazie immenso a chi mi sta accanto anche nei momenti di amarezza. " (di el(e)va)
Ora, parliamoci chiaro: da tempo ho spento la televisione. Forse da troppo, perché quelle poche volte che mi capita di darci una scorsa, vedo facce nuove a me sconosciute, però sapete come ho chiuso appunto la tivvù? Non ne potevo più di televisione urlata, di talk show, di "comparsate", di gente che si insulta facendole a chi le spara più grosse. Di finte storie e finti personaggi, di finti giochi a premi e di fortuna che casca dal cielo. E a forza di tenere sempre acceso quell'aggeggio, ormai parliamo come "loro" e ci comportiamo come "loro".
Ma noi non siamo dentro in uno studio di registrazione.
E non ci dovremmo comportare come se avessimo microfoni e telecamere.
Pronti a riprendere il match, la discussione, lo scambio di opinioni.
Litigando.
Per far audience.
Siamo senza cervello.
Uno dei vantaggi belli di aver oltrepassato questo mezzo secolo è poter ricordare con tenerezza quelle trasmissioni televisive didattiche, il maestro Manzi, gli sceneggiati, le opere teatrali, e fatte le debite proporzioni, cerco di usare i social in maniera lieve, senza scrivere con secondi fini. Ma sarà il periodo che sto vivendo, adesso sto attenta anche alle virgole, purtroppo mi succede che in privato qualcuno mi scrive "MA TI RIFERISCI A ME?" e io non so se ridere o piangere, perché molte riflessioni nascono dalle letture di libri o dalle lente passeggiate con il cane, non è che alla mia età mi metto a fare web- proclami per fare arrabbiare quelli che mi frequentano a livello sportivo, o i colleghi di lavoro, ou les concitoyens.
Avendo ancora la sana abitudine di non nascondermi dietro
uno schermo o un criptico post, ma parlare di persona, guardando in faccia
l'interlocutore, o in seconda ratio, alzare il telefono e chiamare (spesso
chiarire, qualche volta però no!), comincio a non capire se la persona con cui parlo MI ASCOLTA o si
ascolta, pensando di essere in una sit-com.
Non credevo fosse così complicato 'sto terzo millennio. Ho
l'impressione che più mezzi abbiamo, meno sappiamo farne buon uso!



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