PRIMA DI ARRABBIARTI, VUOI PROVARE A FAR TUA LA MIA ESPERIENZA?







"La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario".  (Albert Einstein)






Purtroppo non è la prima volta che la gente se la prende male
quando smetto di essere diplomatica e dico cosa penso veramente 
dei 43 anni trascorsi qui a Gabicce Mare. Padronissimi loro, ma 
padronissima anche io quando decido di togliermi qualche
sassolino dalla scarpa e a volte più che un sassolino è un pietrone.
La cosa divertente è che le critiche più feroci le ricevo proprio da 
coloro che non hanno mai lasciato il paesello natio, e che anzi, in 
vista di uno spostamento epocale (lavoro, amore, trasferimento per 
studi universitari) hanno sempre preferito lasciare perdere l'ignoto 
preferendo la sicurezza della stagione estiva e il fascino del mare 
d'inverno. 

Come dico sempre, accetto critiche solo da chi può aiutarmi a
migliorare e crescere, il resto è fuffa, quindi non capisco perché c'è 
chi si scalda tanto quando dico che in ogni caso, io qui non resterò 
ad abitare ancora per molto. 
Ieri, parlando con un conoscente, ho descritto a grandi linee il mio prossimo progetto di vita, e mi aspettavo semmai una reazione tiepida, del tipo: "Ah, dì, se va bene a te e tuo marito!", non ero certo pronta ad uno scatto abbastanza rabbioso e sproporzionato come se io gli avessi denigrato la famiglia e tutto il vicinato.

Parliamoci chiaro, io non ho mai sputato sul piatto in cui mangio e nonostante tutto qui lavoro e qui sono nati i miei figli, però le persone si devono rendere conto che io a Gabicce Mare non ci sono arrivata di mia spontanea volontà ed anche Garibaldi, fatte le debite proporzioni disse (se poi l'ha mai detto davvero) : "Obbedisco !" ma dentro di sé mugugnava sicuramente, quindi adesso giochiamo ad immaginare come vi sentireste VOI se il primo luglio del millenovecentosettanta vi avessero svegliato alle quattro del mattino e vi avessero portato via da una casa, da una via, da un paese amatissimo e vi avessero portato in un posto nuovo, sconosciuto del tutto.

Passato l'entusiasmo iniziale della novità, ecco che dovete imparare a conoscere i coetanei del posto, che naturalmente si accosteranno a voi con curiosità, per via della vostra parlata che non è simile a quella del luogo, del fatto che avete un padre e una madre di due regioni diverse, e che i piatti di famiglia non sono i piatti che loro sono abituati a conoscere. Poi dovrete andare a scuola con quelli del posto, ventitré contro uno, dovrete mettere in conto che il vostro cappotto amatissimo susciterà l'ilarità generale e verrete omaggiati a fine orario scolastico di bucce di mandarini e scarti di merende nelle vostre tasche. Cercherete di adeguarvi in classe anche quando in alcune materie eccellerete senza sforzo , cercherete di ambientarvi e mandando giù magoni inenarrabili (per quanto possano essere inenarrabili i dolori di ogni adolescente che si sente l'unico depositario della tristezza del mondo) e col passare del tempo, in ossequio al proverbio "Manette d'oro, prigioniero contento" come scriveva Livia De Stefani ne "La Vigna di uve nere";  vi sveglierete e vi ritroverete con la rabbia sopita e nascosta e poi lavorerete, vi innamorerete, per forza di cose resterete lì dove il caso e gli altri han deciso di farvi vivere, poi un bel giorno, scoprite che gli obblighi stanno terminando e che gli anni della maturità vi regalano una nuova libertà e quasi non vi sembrerà vero poter scegliere in prima persona della vostra vita ed incredibilmente vi scoprirete intatto quel rancore verso tutti e nessuno che vi porterà all'unica scelta obbligata...andare, prima a piccoli passi esitanti e poi correre di gran carriera verso gli affetti rimasti, poter dire come hanno fatto sempre tutti : VADO A PRANZO DA MIA SUOCERA, DA MIO COGNATO, DAL CUGINO, nella via accanto, due porte più in là, considerando la cosa come fra le più normali e noiose sulla faccia della terra mentre tu, i tuoi parenti più vicini li hai a due ore di macchina e sei abituata a vederli quando va bene non più di due volte l'anno, mettici su che anche mio marito non è del posto e che quindi anche lui non è legato più di tanto a Gabicce Mare, ecco che la scelta si commenta da sé!

Allora? Vi è piaciuto questo gioco? E non è che ve l'ho fatto fare perché voglio che mi diate ragione nelle mie scelte, semmai vi avrà aiutato a capire il punto di vista dell'altro, del profugo, dell'immigrato, di tutte quelle persone che la vita ha spostato di qua e di là in questo scacchiere immaginario della terra che prevede un copione uguale per tutti che è nascere, crescere, vivere...IN UN LUOGO, APPUNTO!



Commenti