ANCORA UN SALVATAGGIO DA FLOPPY A WEB!

Questo racconto lo scrissi nel 1995, poi è rimasto lì. Non so manco se alla fine l'avevo spedito ad un concorso letterario dove per ben tre volte, fra premio e menzione speciale, sono stata presente. Comunque lo salvo con piacere sul blog, senza "aggiornarlo". I personaggi  (tutti di fantasia, ma nati da situazioni che conoscevo) appartengono ancora ad un mondo dove si girava con i gettoni  telefonici in tasca.


Storia di Marta


Una vecchia foto sgualcita era il portafortuna di Marta.
Alla vigilia di ogni gara, la ragazzina controllava puntigliosamente di non dimenticarla a casa. Una vecchia foto che ritraeva lei, piccolina, fra le braccia della mamma e del papà, sullo sfondo di boschi e montagne, momento felice di una vacanza ormai lontana.
Non erano passati molti anni da quel giorno, ma per lei erano dei secoli. Si cresce in fretta quando si è figlia di separati e quasi lei non riconosceva nella donna sorridente della foto, sua madre. Il suo sorriso? Se l’era portato via quello sbattere di sportelli dell’auto di suo padre, quel pomeriggio in cui aveva caricato il resto delle sue cose. Era partito lui, e a sua madre era nata una ruga in mezzo alla fronte.

Le prime sere, Marta la sentiva piangere e silenziosamente scendeva dal letto a piedi nudi, attraversava il corridoio e sbirciava attraverso la porta semichiusa della camera “grande”. Non aveva il coraggio di entrare, anche se nella sua mente già si vedeva adulta e pronta a consolare sua madre.
Così aspettava sera dopo sera che quei singhiozzi repressi terminassero, e con sentimenti contrastanti di odio e d’amore verso i suoi genitori, ritornava nel suo letto cercando la pace nel sonno.
Nessuno, a parte i parenti più stretti però, sapevano esattamente come erano andate le cose fra i suoi. Ufficialmente il suo papà era stato trasferito in una sede lontana, ad un incarico impegnativo e difficile che mal si conciliava con le esigenze della vita familiare, così lei e sua madre sarebbero rimaste nella città che l’aveva vista nascere e lui, appena il tempo e le circostanze l’avessero permesso, sarebbe tornato per brevi visite.
C’era stata si, qualche chiacchiera riguardo a questo trasferimento, ma la mamma di Marta, sorridendo a bocca stretta dichiarava: -“Per un civile è impossibile capire che cos’è la vita militare”.
Così, all’uscita di scuola, lei era l’unica a non avere nessuno che l’aspettasse chiedendo con sollecitudine come fosse trascorsa la mattinata.
 I maschietti della classe avevano idealizzato il lavoro di suo padre. Un carabiniere in giro per missioni segrete, un novello “007”.
Marta era una bambina giudiziosa, serissima. Era soprannominata “la vecchina” perché in classe raramente prendeva parte alle baraonde dell’ora di ricreazione, e nei suoi elaborati si riflettevano concetti superiori a quelli di una ragazzina di nove anni.
Marta sapeva e taceva. In un angolo remoto della sua mente erano relegate tutte le discussioni ed i litigi dei suoi genitori ai tempi in cui stavano ancora assieme. Frequentemente litigavano di fronte a lei, considerandola forse troppo piccola per capire e spesso la tiravano in ballo, ora il padre, ora la madre, senza che a lei fosse permesso (ma così piccola, avrebbe trovato le parole, i modi?) di dire la sua.
La frase più ricorrente era : - “Tu hai sposato ME, non la caserma!” Ed il padre controbatteva con foga:
- “Ma tu sapevi già qual era il mio lavoro!” e poi via, in un'altalena di accuse reciproche, di storie vecchie, di promesse mai mantenute, appuntamenti mancati.
Quando la madre di Marta trovò lavoro come impiegata presso una ditta, le liti divennero ancora più frequenti.- “Non ce la faccio più a stare in casa in attesa di vederti tornare agli orari più impensati, col sorriso sulle labbra e la minestra in tavola! Ho studiato tanto, ho bisogno di sentirmi realizzata, di fare qualcosa di costruttivo!”
-“E non è forse costruttivo crescere tua figlia ed accudire la casa?”
-“La casa di chi? Questo è un alloggio di servizio! Io non la sento, non la riconosco come casa!”
Tempo un anno, Marta era in prima elementare, i suoi presero la decisione definitiva, una separazione amichevole, senza avvocati per carità, nessuno dei due aveva l’intenzione al momento di rifarsi una famiglia, in fondo una separazione di fatto, con una bella facciata per la gente, lui trasferito ad altro incarico, lei in un bilocale arredato, in un residence con la bambina.
-“Sei contenta, Marta? Non è meglio cosi, senza tutti quei brutti litigi fra mamma e papà?
Marta annuiva a testa bassa, per far contenta sua madre, anche se avrebbe voluto urlare :- “Cosa c’entro io in tutto questo? Voi potete anche separarvi ma io, io voglio bene a tutti e due!
Il suo unico sfogo era lo sport. Praticava ormai da anni ginnastica ritmica ed era considerata a detta di tutti una futura promessa. Lei in apparenza tanto calma e tranquilla, sfogava in palestra  tutto il suo malessere interiore. Le sue esibizioni, tecnicamente perfette, erano sempre supportate dalla scelta di brani di musica classica e questa era la sua caratteristica sia nelle gare provinciali che nelle esibizioni che il suo gruppo sportivo teneva ogni fine d’anno.
Quest’anno avrebbero affrontato per la prima volta le selezioni a livello regionale e maggiore fu la sua gioia quando l’allenatrice le comunicò la città dove si sarebbero tenute, che colpo di fortuna! Proprio dove lavorava il suo papà!
Alla fine degli allenamenti, Marta corse a casa, suonò alla vicina di pianerottolo per comunicarle che era rientrata e pensò di aspettare il rientro di sua madre dal lavoro, infornando due pizze al microonde.
Tanto entusiasmo, fu però di breve durata.
Dopo aver comunicato la notizia alla madre, si senti dire per tutta risposta: -“ Se è così, credo proprio che non potrai partecipare. Non posso permettermi di prendere dei giorni in ufficio proprio in questo periodo e non vedo chi ti potrebbe accompagnare per due giorni alle gare senza contare la spesa dell’albergo che non posso assolutamente sostenere. Che razza d’idea mettere in testa a bambini della tua età una storia così impegnativa come le selezioni. Ascoltami bene: finché si è trattato di passare qualche ora in palestra al pomeriggio, per carità, va benissimo, meglio lì dentro che in giro per le strade, ma adesso la cosa si fa troppo seria e io non me la sento di farti proseguire su questa strada.”

-“Potresti telefonare a papà e sentire se si può occupare lui di me” – disse con voce sottile Marta, tutta ripiegata sulla sedia.
La madre strinse le labbra, senza rispondere incominciò a sparecchiare la tavola. Marta incassò la testa fra le spalle e per tutta la serata non disse più una parola.
Il pomeriggio seguente, in palestra, la solita confusione di mamma e bambini negli spogliatoi. Marta, come suo solito, era nell’angolino più anonimo, quasi dietro agli armadietti che la nascondevano alla vista di tutta quella piacevole confusione.
Non aveva più voglia di allenarsi e fece i suoi esercizi così, tanto per fare.
L’allenatrice se ne accorse e la invitò a bere qualcosa al bar. Poco dopo, masticando con appetito una brioche, quasi senza accorgersene, Marta si ritrovò a raccontare tutti i suoi problemi familiari. Valeria, l’allenatrice, annuiva e scherzava, tentando di minimizzare la cosa, ma mentalmente prendeva nota di tutto quello che la ragazzina diceva.
Alla fine si separarono con uno schioccante bacione sulle guance. Era la prima volta che Marte, sempre seria e controllata, si lasciava andare ad una così calorosa espressione d’affetto.
Trascorsero così alcune settimane, senza che si parlasse più delle selezioni regionali. Marta aveva preso l’abitudine di attardarsi un poco in palestra per poter rimanere sola con Valeria ad aiutarla a riporre cerchi, palle, clavette e funi e raccontarle tutti i piccoli fattarelli della giornata.
Era più serena ora. Ed anche a casa il rapporto con la madre era più tranquillo. “Dopo tutto questo tempo ha finalmente accettato la separazione – pensava la madre, osservando Marta tutta presi nei suoi compiti di scuola.
Ma Valeria “tramava nell’ombra” e dopo essersi consigliata con i dirigenti della società sportiva, capitò inaspettatamente all’ora di cena a casa della sua piccola atleta , e prospettò così bene la trasferta delle gare alla mamma di Marta che nonostante i primi dinieghi, dovette rassegnarsi e dare il suo assenso.
Marta così sarebbe partita per due giorni insieme a tutta la squadra e Valeria s’era assunta l’onere e la responsabilità di badare personalmente la bambina.
Il giorno della partenza Marta arrivò un po’ ritardo. Tutti avevano già preso i posti nel pulmino e lei li guardò dubbiosa, ma Valeria con un gran sorriso la invitò a salire, le aveva infatti riservato il posto vicino a lei.
La mamma di Marta restò sulla piazza anche dopo la partenza del pulmino. Sinceramente si chiedeva se avesse fatto bene a mandare via sua figlia tutta sola,; c’erano infatti anche molti genitori (“padri e madri assieme!”- pensò lei, dolorosamente) che erano partiti con le auto al seguito delle loro figlie.
La sera, in casa, uno strazio. Marta appena arrivata le aveva telefonato festosa direttamente da un telefono pubblico del palazzetto, in sottofondo arrivavano le musiche di gara delle altre atlete e i punteggi delle categorie.
Le mancava la bambina e aveva voglia di piangere. Alla fine si decise e compose il numero di suo marito.
Tremava come una scolaretta quando sentì la sua voce profonda al telefono. -“Ciao, sono io..”
La voce, all’altro capo del filo suonò allarmata: - “E’ successo qualcosa a Marta?” –“No, no, ti volevo solo avvertire che Marta è lì da te e se la vuoi vedere, domattina al Palasport ha le gare…”
Aveva deciso di dargli la notizia freddamente e con un certo distacco, ma si ritrovò a parlare per mezz’ora quasi piacevolmente alla fine, proprio con l’uomo che aveva salutato anni fa urlandogli contro : “Io e te non abbiamo più nulla da dirci, se ci sarà bisogno, cerca il mio avvocato!”
Dopo una notte insonne, trascorsa sul letto di Marta, la decisione ra presa. Al diavolo gli straordinari in ufficio, in fondo era domenica pure per lei!
Sul treno, un’ansia malcelata, cosa dire e cosa fare? Ma la mente si rifiutava di analizzare possibili prese di posizioni pensando, pensando…
Il Palasport era abbastanza distante dalla stazione ferroviaria, ma, anche per calmarsi, decise di arrivarci a piedi. La strada era stata un pò più lunga del previsto, e quando arrivò, perse altro tempo per raggiungere gli altri genitori sulle gradinate.
Ma fece in tempo. Marta in pista sembrava un folletto disarticolato; piroettava col sorriso sulle labbra senza che s’intuisse la fatica dell’esercizio.
-”E’ bellissima” mormorò una signora vicino a lei. –“E’ nostra figlia” sentì dire dall’uomo con la barba seduto sulla gradinata appena sopra la sua.
Sbalordita, lo guardò. Suo marito! E non lo aveva riconosciuto!
Ma si, era colpa della barba e poi, quell’espressione di sincero interesse, non quella faccia corrucciata che ricordava.
Impacciati, si strinsero la mano come due estranei, poi si liberò un posto e si ritrovarono a sedere vicini.
Cercando di darsi un contegno, si misero ad occhi fissi a seguire tutte le prove delle atlete che scendevano in pista, ma ogni tanto si scrutavano di sottecchi, rossi ed imbarazzati come al primo appuntamento.
-“Scendiamo negli spogliatoi, se ci fanno passare “ – propose lui – “non ho ancora salutato Marta"
-“Neanche io, sono arrivata quando mi hai visto!”
Prendersi per mano, fra la calca e la confusione degli spettatori, atleti e dirigenti, venne da sé, ma non riuscirono ad arrivare neanche  a bordo pista visto che  già all’altoparlante annunciavano le premiazioni
Prima classificata specialità corpo libero… e il nome di Marta volò alto sugli spalti, fra gli applausi e il tifo delle compagne di squadra.
Fra mille voci la bambina ne distinse una : -“Marta Marta, bravissima!”
Allora successe una cosa inaspettata. Marta saltò giù dal podio e piangendo, corse ad abbracciare i suoi genitori.
Nel silenzio che si era venuto a creare, Valeria incominciò a battere le mani scandendo :-“Mar-ta Mar-ta!” seguita immediatamente da tutti i presenti,
-“Ora torna sul podio, fatti premiare e fai le foto”- disse sua madre liberandosi dal suo abbraccio.
-“E ..papà, mi aspetterai?” – chiese la bambina sospettosa.
-“Non ti preoccupare, questa sera torniamo a casa insieme”- la moglie lo guardò stupita – “bah, vedi, ho preso qualche giorno di licenza…”
Marta, nuovamente sul podio,si sentiva girare la testa da tanta gioia inaspettata.
Valeria, sorridendo le mandò un bacio con la mano.
Le cose si stavano veramente mettendo al meglio e un domani, chissà…







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