IO OGGI NON SO QUANTI ANNI HO...



Stamattina sono andata a cercare in spiaggia quelle Luisarita del 1976 e del 1977. Ho camminato abbastanza sulla riva del mare, fra il garrire delle rondini e i gabbiani in fila sugli scogli, e alla fine le ho trovate, così quella di adesso e quelle di allora hanno rimembrato le date fatidiche del Giro d'Italia a Gabicce Mare.
31 Maggio 1976, la tappa più amata, la Terni-Gabicce Mare, pareva l'avessero fatta per noi; a Terni abitavano gli zii e i cugini, a Gabicce Mare io ed i miei genitori, un gemellaggio sportivo e affettivo.
 L'anno successivo, fatto più unico che raro, ancora una tappa con arrivo da noi di nuovo dall'Umbria alle Marche, la Spoleto-Gabicce Mare, il 26 maggio, giorno dopo una cronometro, e il 28 partenza da Gabicce e prosecuzione della gara.
Oggi pomeriggio transiterà il Giro a Gabicce Monte (con il Gran Premio della Montagna) e ancora sono qua a chiedermi se è meglio per me andare a vederlo dal vero o tapparmi in casa senza neanche accendere la tivvù. La settimana scorsa, quando ci hanno consegnato il poster da mettere in vetrina, mi sono messa a piangere, figuriamoci cosa potrei combinare alla vista dei ciclisti.
Perchè, a me, in fondo non sono appassionata del giro in sè, mi piace l'idea del Giro d'Italia, mi piace ricordare i primi caldi pomeriggi di primavera, le maglie a maniche (finalmente!) corte,  il mio primo paio di jeans marca RoyRogers rimboccati in fondo e la mia cinta rossa,  a Potenza Picena, col passaggio previsto a Porto Potenza, la scuola elementare da cui uscivo correndo per salire nella "campagnola" e felice, stare nei pressi del bar vicino la stazione, mentre mio padre era di servizio,  le rondini che garrivano, le finestre aperte e la televisione in bianco e nero che trasmetteva la corsa in diretta che io, seduta sulle ginocchia  di  mio padre, avrei poi con calma visto nuovamente in differita, mentre mamma preparava la cena, a seguire le fasi dell'arrivo, le volate, le cadute rovinose, ascoltando i commenti dei cronisti, la scuola elementare che quel giorno al passaggio del giro chiudeva anticipatamente e tutti, ma proprio tutti, andavamo a stordirci in ore di attesa sotto il sole per vederla dal vero "la carovana del Giro".
Seduta sugli scogli, la Luisarita del 1976 mi ha ricordato che all'epoca non sapevo neanche se gli spaghetti si cucinassero con l'acqua fredda o bollente, e che qualche giorno prima dell'arrivo del Giro, mia madre era stata ricoverata in ospedale per aneurisma cerebrale, e che a mio padre erano state negate le ferie, anzi no, non negate, procrastinate, a dopo la Festa dell'Arma (5 giugno, per la cronaca)e che quindi, non potendo far conto su parenti prossimi abitanti in zona, ci si era arrangiati come si poteva, io a scuola e poi a casa con la beata incoscienza di chi non capiva che mio padre la sera andava in ospedale da mamma e si tratteneva finchè non lo cacciavano via, e dopo pochissime ore di riposo era già in ospedale per la visita del mattino prima di mettersi di nuovo al lavoro ed io più di tanto non potevo fare, perchè proprio non sapevo fare tanto che alla fine, anche mio padre ebbe un incidente sulla Siligata (subito dopo il Giro) causa colpo di sonno ritornando la mattina presto dall'ospedale, dove era andato a prendere una signora vicina di casa (caserma) che si era offerta di far la notte da mia mamma che non era più in coma ma che comunque era ricoverata a Pesaro in attesa di  essere trasferita per l'operazione all'ospedale di Ancona.
Così mi ritrovai sola soletta per un pò, quel tanto che mio padre venne trattenuto per accertamenti e per fortuna che vidi prima mio padre, poi la macchina altrimenti avrei pensato che mi avrebbero accompagnato non in corsia ma all'obitorio... la parte anteriore  della Fiat 128 completamente distrutta e il berretto di mio padre praticamente tagliato in due, l'urto con il camion che proveniva in senso inverso l'aveva "assorbito" il fregio sul berretto (che era di quei bei fregi fuori ordinanza, mica quelle robe smunte di plastica!)
La storia di famiglia racconta che quando la mamma in stato diciamo alquanto  "soporifero" fino all'operazione alla testa, vide mio padre entrare in corsia in pigiama e ciabatte, gli chiese solo il perchè non fosse vestito e si accontentò dell'ottima spiegazione di mio padre: -"Sono qui così perchè  facevo prima a venire a trovarti, tanto che per fare veloce, vedi, ho pure sbattuto la fronte"

La Luisarita del 1977 invece mi ha ricordato che stavo terminando la quarta superiore e vivevo quella due giorni a Gabicce Mare con l'entusiasmo di chi se la sarebbe goduta dietro le quinte (adesso si direbbe pomposamente backstage) perchè in ogni caso mamma era a casa e dopo un anno aveva riacquistato tutta la sua funzionalità, babbo era sicuramente più sereno e io, visto che di pomeriggio già lavoravo, in attesa di fare la stagione completa al termine dell'anno scolastico, stavo vivendo l'organizzazione del soggiorno delle squadre di ciclisti con annessi massaggiatori, tecnici, meccanici e quant'altro, con tutte le problematiche da risolvere, prima fra tutte la messa in sicurezza delle biciclette. E già che c'era mi ha appunto ricordato che 11 anni dopo sarei stata io in ospedale, ma questa volta per un lietissimo evento, la nascita della mia prima figlia.


E io?  Io guardo la mia ombra che si staglia sulla sabbia e penso che la mia sagoma non è più quella dell'adolescente snella di allora , ma racchiude in sè tutte le Luisarita passate, quattro gravidanze hanno lasciato il segno ma io non me la prendo più di tanto, non sono di quelle che si martirizzano per la linea;  il mio viso è più segnato, le rughette d'espressione hanno lasciato il posto a dei veri e propri solchi e ogni solco ha la sua storia,  la cervicale la fa da padrona e le spalle van sempre più in giù, solo il sorriso è sempre uguale, ma il dilemma permane... che faccio oggi, ci vado o no a Gabicce Monte a vedere il passaggio del Giro d'Italia edizione 2012?


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