Posso dire una cosa senza avere il timore di essere “lapidata”???


Ribadisco una volta di più, questo è il mio blog, è casa mia, e quindi sono libera, finché resto nei miei limiti che confinano con quelli della libertà altrui, di poter scrivere tutto quello che voglio, e allora sotto con un altro outing!
POSSO DIRE AL MONDO CHE A ME IL CARNEVALE NON PIACE, NON MI E’ MAI PIACIUTO E MAI MI PIACERA’?? (aaaaahhhh l'ho fatto!)
Eppure le ho vissute tutte, le varie tappe, vestita da contadinella, da principessina, da gringo (qui poi ci torno),trascinata a tutte le varie feste di scuola, feste al teatro Mugellini, e feste al teatro di Recanati, feste parrocchiali,feste in discoteca, animatrice di feste, “prestatrice” di costumi di carnevale, ma sempre mantenendo lo spirito dell’entomologo che osserva l’insetto sotto il vetrino del microscopio.
Penso che la “colpa” sia tutta di una poesia, anzi di due; una è quella di D’Annunzio
“Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso


per comprare pane e vino tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle

la montagna di frittelle

gli è cresciuto un gran pancione

che somiglia a un pallone.

Beve e beve e all’improvviso

gli diventa rosso il viso,

poi gli scoppia anche la pancia

mentre ancora mangia, mangia…

Così muore Carnevale

e gli fanno il funerale,

dalla polvere era nato

ed in polvere è tornato.

E poi ce n’era un’altra sul sussidiario,purtroppo non ricordo esattamente il testo , ma parlava di una trombetta rotta e di coriandoli che giacevano in una pozzanghera dopo la festa e l’avessi potuta anche leggere il giorno di Ferragosto, giuro, mi metteva un’angoscia, una malinconia da non credere! Allora nella mia testolina ragionavo: ma perché farsi cosi del male, CHE SENSO HA?E formulare questi pensieri non fa bene ad una bambina che s’e’ divertita solo l’anno che si è potuta vestire da “Gringo” tutta di nero con la pistola e il cappello da cowboy, perché quell’anno carnevale è stata una meravigliosa scusa per potersi finalmente vestire da quel che poi (speravo) sarei diventata!

(Vabbè da piccola credevo fermamente che l’età-dello-sviluppo voleva dire ritrovarsi dalla sera alla mattina con quello che più magari si amava e bramava, e io bramavo diventare un bravo cow boy da quando avevo tagliato i capelli corti e amavo sognare che mi sarebbero arrivati una caterva di fratelli e sorelle)
Comunque mi è molto dispiaciuto non aver potuto avere la possibilità di conservare i miei compiti in classe d’italiano svolti alle scuole medie, mi avevano detto che avrei potuto ritirarli dopo 5 anni, ma quando mi presentai in segreteria, forte della mia freschissima maggiore età e speranzosa di rileggere i miei scritti, mi dissero che avendo trasferito gli archivi, i temi non c’erano più. Peccato! Ce n’erano due a cui tenevo molto, e uno era appunto sul carnevale, uno scritto molto ironico, che venne letto anche in classe.
Le mitiche feste al Teatro Mugellini di Potenza Picena però occupano per ben altri motivi un posto speciale nel mio cuore. Innanzi tutto perché il Veglione Danzante era dei “grandi” e la cosa che a me piaceva era proprio quella di stare sul palco (si, si, avete presente quei vecchi teatri con la platea e l’ordine dei palchi e i loggioni? Eh, quello!!) ed osservare la gente in platea che si dimenava a ballare, sempre più “sbracata” e sudata.. e io me ne stavo li, comodamente seduta, vestita “normale” senza maschera od altro a mangiare scroccafusi e cicerchiate. Noi, dall’alto dei palchi lanciavamo stelle filanti e coriandoli, e dal palco di Bontempi , volavano sempre dei coriandoli incredibilmente grandi e colorati. Comprati all’estero? Fatti in casa? Mistero! Unico strascico della serata era la tremenda polvere che si alzava dappertutto e prima di andare a letto, oltre alle solite cose dell’igiene serale, mamma si armava di acqua ossigenata, cotone e fiammiferi usati e fabbricava sul momento dei rudimentali cotton fioc per ripassarmi orecchie e naso.

Impazza il carnevale. Qui a Gabicce l’unico che mi piacesse era il Carnevale d’Estate. Una vera esperienza. COME TUTTE LE COSE BEN RIUSCITE infatti è durato pochissimo, non credo più di quattro o cinque edizioni.

Impazza il carnevale. Passano gli anni e io aspetto il carnevale solo per potermi vestire con le mie beneamate abaya, dišdāšä o khameez senza che nessuno mi facesse noia, tanto ero giustificata, era o non era Carnevale?

Impazza il carnevale. Nascono i figli, mai speso cifre esorbitanti per i costumi di carnevale, anzi mai speso e punto, si è sempre fatto riciclando e assemblando quel che già in casa c’era. Niente di più patetico nel vedere bambinetti vestiti con mille accessori che dopo cinque minuti erano già tutti in mano alle varie mamme-nonne-zie , mentre i destinatari di tanta cura si rotolavano per terra fra coriandoli e pesticciamenti vari. Unica concessione,con la nascita della prima figlia, un omaggio alla terra d’Abruzzo con la copia del vestito tipico del posto dove solo di passamaneria spesi qualcosa come TRENTANOVEMILALIRE e guardando l’ignara pargola seduta in macchina le borbottai di getto: “Cocca, cresci poco, ‘che questo te lo porti fino ai 18 anni!” (tra parentesi, quella ragazza poi è venuta 'na pertica!)

Ho letto, ho fatto, mi sono informata ed interessata, in tutte le culture, in tutte le latitudini, pare che sia necessario questo semel in anno licet insanire.
Sarà, ma non mi convince ... A ME NON PIACE, anche se per amor di pace mi sono mascherata anche da grande, che non si dica che sono una rompina-rovina-comitive PUNTO!
POTETE CONTINUARE A VOLEMI BENE LO STESSO
?

Commenti

  1. Ma certo che ti vogliamo bene lo stesso cara "Momma Cow Girl"! Mamma mia che angoscia comunque la poesia di D'Annunzio... avrò paura di mangiare anche una solo frittella d'ora in avanti.

    Piccola osservazione: da quanto hai scritto sembra che, in verità, tu il Carnevale lo adori... forse un po' di nostalgia nascosta per il vestito da pistolera? :)

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