Riflessioni...riflessioni


Ognuno è fatto a modo proprio.
Di tutti si può dire: "Quello è fatto a modo suo!"- sicuramente il destinatario di tale affermazione a sua volta dirà:" Chi? Quello/a? Per carità è fatto/a modo suo!"
E così s’allarga il girotondo, salvo poi scoprire che siamo tutti uguali, perché amiamo, odiamo, piangiamo e ridiamo allo stesso modo, e che se ci facciamo male, il sangue sgorga rosso da qualsiasi persona, e in qualunque latitudine..
Così non mi stupisco più di tanto quando si parla delle attitudini personali.
Credo in un disegno ben preciso dove ogni essere umano è chiamato ad interagire con gli altri e stando tutti assieme ogni persona puo’ valorizzare l’altra. Cervellotico? Mo’ vi faccio l’esempio terra-terra, così ci capiamo meglio.
Cosa ci sta a fare l’ultimo della classe se non per dare lustro al primo? Chiaro adesso? Sai che noia se tutti a scuola fossero dei robottini che sanno tutto-di-tutto dello scibile umano?
Io da piccola, tifavo Franti, perché mi faceva tenerezza.
Enrico, nel libro “Cuore” mi stava confusamente sulle balle, senza parlare poi di De Rossi, bello, biondo sponsorizzato da non so quale ditta di tessuti, visto che indossa solo abiti azzurri.
Se ci fossi stata io, in quella classe, avrei fatto comunella con Coretti, avrei mandato bigliettini a Franti e mi sarei coalizzata con l’extracomunitario di allora, Coraci, che proveniva dalla Calabria Saudita (battutaccia!! Ma se rileggete il testo l’impressione che dà è quella!!)
Ad ogni modo, ciascuno funzionava a modo suo (eheheh!) ma ognuno di loro dava luce all’altro.
Franti lo stronzo per eccellenza (- Franti, tu uccidi tua madre! - Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell'infame sorrise), tanto disgraziato lui, quando buono Garrone.
De Rossi bravo e bello, gli va contro Votini invidioso e curatissimo nel vestire che gli vorrebbe fare le scarpe per guadagnarsi la medaglia mensile…Insomma a ben guardare ognuno è l’immagine capovolta dell’indole dell’altro.
Chissà per quale cervellotico meccanismo, io finisco sempre per tifare non il campione ma quello che per qualche motivo mi colpisce al cuore. Avevo sempre pensato che il sorriso di Franti mascherasse un malcelato orgoglio di essere sotto i riflettori della classe anche lui; se non poteva primeggiare in bravura e disciplina , allora guardatemi ‘che son fatto così male! Poi, una volta alle superiori, mi capitò di leggere un testo che rivalutava la sua figura e mi stavo per commuovermi dalla contentezza.
Non è un vezzo, il mio, davvero! Anche nel ciclismo,quella volta, da piccola, tutti a tifare Motta e Adorni e io lì a tifare Taccone, mai capito perché, assolutamente mai, ma a me piaceva. Addirittura in spiaggia, avevo la pallina di plastica con la sua immagine e stavo attenta a non perdermela.
Ecco perché, saltellando negli anni e negli sport, nessuno in casa si stupisce che mi sia messa a seguire il curling come un’assatanata, pascendomi con dirette e differite e sgoogolate per cercare informazioni delle squadre via web.
Penso che i figli siano combattuti fra un sentimento d’affetto nei miei confronti e di sopportazione per le mie esternazioni olimpiche. Però, io mi ci vedo, da vecchietta a trafficare col computer cercando ancora di capire, di imparare, di accettare che nella vita, come nello sport ci sono i primi, ci sono gli ultimi, ci sono quelli che per qualche strana alchimia ti si legano prepotentemente al cuore, e tutto ciò servirà a mantenere in pista il mio cervello, che non sarà pari a quello di un esperto informatico, ma se non ci fossi io nella mia suprema ignoranza e curiosità di apprendere, lui,di tutta quella scienza, cosa se ne farebbe???

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