LE "CIAVATTE", QUELLE COMODE !
A volte succedono cose impreviste che sono belle, PROPRIO perché totalmente inattese ed io mi sento debole a tradurre in parole questa marea di sensazioni che sto vivendo da quando sono tornata a vivere a Potenza Picena...
Diciamo la verità, sono una rottura di scatole, sono un vecchio disco rotto che ripete sempre gli stessi racconti (li ripeto da quasi cinquant'anni) e non m'importa se qualcuno mi ascolta oppure no, per me è importante ricordare personaggi e situazioni per mantenerli in vita, sia pure solo nel ricordo.
Però quest'anno NON è andata così, non ho rinnovellato ai figli il solito racconto dei riti della Settimana Santa a Montesanto, non mi sono affidata a sfoghi sul web, finalmente, quest'anno IO C'ERO DI NUOVO.
Chi mi conosce, lo sa bene, la mia idea di spiritualità, non si può imbrigliare nelle religioni organizzate, ma dei punti fermi chiaramente ci sono; due di questi sono proprio la "Missa in Coena Domini" e la celebrazione ''in Passione Domini". Che dire? Quest'anno mi sono goduta lo stupore di Claudio che si è trovato a vivere in prima persona quanto gli ho sempre raccontato, la visita ai Sepolcri, da un capo all'altro dell'abitato; l'ammirazione per i decori, una specie di classifica non scritta per chi fosse il Sepolcro più bello e con più visite. Si, in effetti, durante la celebrazione, c'è stato un momento in cui mi sono sentita il calore e la vicinanza dei miei genitori, una sensazione fortissima che mi ha tolto il respiro, è stato un attimo, e poi lo sguardo si è abbassato sulle mie mani:
con la pelle vizza,
le vene in evidenza,
con la fede nuziale e le dita un po' gonfie.
Mani che hanno cucinato, impastato e pulito,
lavato e cullato quattro figli,
e accudito i genitori anziani,
che appunto ora non ci sono più.

E in quel momento mi sono resa conto che ero nel 2019 e non nel 1969, che la bambina di allora è sempre presente, racchiusa nel mio cuore, ma di strada e di esperienze ne ha fatte e avute tante, per poi tornare, di proposito al punto di partenza.
Il giorno dopo, avevo deciso di uscire presto da casa per andare scattare un po' di foto dei preparativi per la processione del Venerdì Santo, principalmente per i figli, poi per prendere del tempo per me, andare a fare un saluto ad Anna Carestia, continuare fino al centro, annusare l'aria di primavera "su a lo Pincio", insomma godermi le mie vecchie strade, senza l'obbligo di rispettare i ferrei orari imposti dai miei quando ero una vardascetta impertinente.
Claudio mi avrebbe raggiunta poi, con calma.
(Mi conosce troppo bene e sa che ho bisogno di questi momenti solitari, dove in realtà, non sono mai da sola, ma con tutto il mio bagaglio di passato e presente che mi segue e mi perseguita.)
Comunque ero lì, arrivata alla fine della mia passeggiata pomeridiana, prossima alla Chiesa della Collegiata, per andare a prendere per tempo un posto a sedere esattamente dove mi sedevo da piccola (seduta e composta, accanto a mamma) quando, il mio vicino di casa mi vede e senza tanti giri di parole, abbattendo ogni mia resistenza, mi accompagna nel locale dove i figuranti si stanno vestendo per la processione e mi lascia alle cure di Maria, una signora che con l'esperienza della pratica, smazza vestiti e copricapi con precisione militaresca.
Le mura antiche sono troppo spesse e non c'è campo per il cellulare, non riesco a contattare Claudio ma ci pensa di nuovo il vicino di casa ad intercettarlo e spedire fra i figuranti anche lui. Non abbiamo neanche il tempo di scambiarci due parole, lui è con gli uomini, io con le donne, ognuno nel suo ruolo e quando si esce dalla Collegiata, ci ritroveremo a vivere un'esperienza unica.
Fin qui il rito, ma adesso entra in ballo la tradizione, anzi la TRADIZIO' (in realtà ci vorrebbero altre tre o quattro zeta da aggiungere, una sola è restrittiva). Domani potremo essere di nuovo in disaccordo, magari ci stiamo pure un po' antipatici, ma adesso stiamo portando avanti un evento dove negli anni altri prima di noi hanno partecipato e dopo di noi, ci saranno ancora persone che si prenderanno cura della Tradiziò e quindi, avanti, completiamo il giro col passo lieve di chi attraversa la storia.
In fondo Potenza Picena per me è un paio di ciabatte anzi CIAVATTE comode, un po' sformate, ma comode, di quelle che con butti perché ci sei affezionato e quando le indossi, ti ritrovi comodo e felice oggi come allora, esttamente come le ciavatte ( anzi, le espadrillas) che ho a Sestino. Comode, sfonde, ma perfette per me.
Il giorno dopo siamo partiti per Gabicce Mare, e ci siamo come sempre ritrovati in mezzo alla confusione dei turisti, alberghi aperti, manifestazioni, negozi aperti, aperitivo con le ex colleghe di treno, confusione, amenità.
Claudio mi guarda dubbioso, dopo tanti anni è riuscito a entrare in pieno nel Luisaritapensiero e mi dice serissimo: "Veramente a Potenza Picena, sentivamo la Pasqua, quella VERA, qui a Gabicce, abbiamo trovato solo l'inizio della stagione turistica."
Che vve devo di'? La vita è 'na ciavatta.....
Diciamo la verità, sono una rottura di scatole, sono un vecchio disco rotto che ripete sempre gli stessi racconti (li ripeto da quasi cinquant'anni) e non m'importa se qualcuno mi ascolta oppure no, per me è importante ricordare personaggi e situazioni per mantenerli in vita, sia pure solo nel ricordo.
Però quest'anno NON è andata così, non ho rinnovellato ai figli il solito racconto dei riti della Settimana Santa a Montesanto, non mi sono affidata a sfoghi sul web, finalmente, quest'anno IO C'ERO DI NUOVO.
Chi mi conosce, lo sa bene, la mia idea di spiritualità, non si può imbrigliare nelle religioni organizzate, ma dei punti fermi chiaramente ci sono; due di questi sono proprio la "Missa in Coena Domini" e la celebrazione ''in Passione Domini". Che dire? Quest'anno mi sono goduta lo stupore di Claudio che si è trovato a vivere in prima persona quanto gli ho sempre raccontato, la visita ai Sepolcri, da un capo all'altro dell'abitato; l'ammirazione per i decori, una specie di classifica non scritta per chi fosse il Sepolcro più bello e con più visite. Si, in effetti, durante la celebrazione, c'è stato un momento in cui mi sono sentita il calore e la vicinanza dei miei genitori, una sensazione fortissima che mi ha tolto il respiro, è stato un attimo, e poi lo sguardo si è abbassato sulle mie mani:
con la pelle vizza,
le vene in evidenza,
con la fede nuziale e le dita un po' gonfie.
Mani che hanno cucinato, impastato e pulito,
lavato e cullato quattro figli,
e accudito i genitori anziani,
che appunto ora non ci sono più.

E in quel momento mi sono resa conto che ero nel 2019 e non nel 1969, che la bambina di allora è sempre presente, racchiusa nel mio cuore, ma di strada e di esperienze ne ha fatte e avute tante, per poi tornare, di proposito al punto di partenza.
Il giorno dopo, avevo deciso di uscire presto da casa per andare scattare un po' di foto dei preparativi per la processione del Venerdì Santo, principalmente per i figli, poi per prendere del tempo per me, andare a fare un saluto ad Anna Carestia, continuare fino al centro, annusare l'aria di primavera "su a lo Pincio", insomma godermi le mie vecchie strade, senza l'obbligo di rispettare i ferrei orari imposti dai miei quando ero una vardascetta impertinente.
Claudio mi avrebbe raggiunta poi, con calma.
(Mi conosce troppo bene e sa che ho bisogno di questi momenti solitari, dove in realtà, non sono mai da sola, ma con tutto il mio bagaglio di passato e presente che mi segue e mi perseguita.)Comunque ero lì, arrivata alla fine della mia passeggiata pomeridiana, prossima alla Chiesa della Collegiata, per andare a prendere per tempo un posto a sedere esattamente dove mi sedevo da piccola (seduta e composta, accanto a mamma) quando, il mio vicino di casa mi vede e senza tanti giri di parole, abbattendo ogni mia resistenza, mi accompagna nel locale dove i figuranti si stanno vestendo per la processione e mi lascia alle cure di Maria, una signora che con l'esperienza della pratica, smazza vestiti e copricapi con precisione militaresca.
Le mura antiche sono troppo spesse e non c'è campo per il cellulare, non riesco a contattare Claudio ma ci pensa di nuovo il vicino di casa ad intercettarlo e spedire fra i figuranti anche lui. Non abbiamo neanche il tempo di scambiarci due parole, lui è con gli uomini, io con le donne, ognuno nel suo ruolo e quando si esce dalla Collegiata, ci ritroveremo a vivere un'esperienza unica.Fin qui il rito, ma adesso entra in ballo la tradizione, anzi la TRADIZIO' (in realtà ci vorrebbero altre tre o quattro zeta da aggiungere, una sola è restrittiva). Domani potremo essere di nuovo in disaccordo, magari ci stiamo pure un po' antipatici, ma adesso stiamo portando avanti un evento dove negli anni altri prima di noi hanno partecipato e dopo di noi, ci saranno ancora persone che si prenderanno cura della Tradiziò e quindi, avanti, completiamo il giro col passo lieve di chi attraversa la storia.
In fondo Potenza Picena per me è un paio di ciabatte anzi CIAVATTE comode, un po' sformate, ma comode, di quelle che con butti perché ci sei affezionato e quando le indossi, ti ritrovi comodo e felice oggi come allora, esttamente come le ciavatte ( anzi, le espadrillas) che ho a Sestino. Comode, sfonde, ma perfette per me.
Il giorno dopo siamo partiti per Gabicce Mare, e ci siamo come sempre ritrovati in mezzo alla confusione dei turisti, alberghi aperti, manifestazioni, negozi aperti, aperitivo con le ex colleghe di treno, confusione, amenità.
Claudio mi guarda dubbioso, dopo tanti anni è riuscito a entrare in pieno nel Luisaritapensiero e mi dice serissimo: "Veramente a Potenza Picena, sentivamo la Pasqua, quella VERA, qui a Gabicce, abbiamo trovato solo l'inizio della stagione turistica."
Che vve devo di'? La vita è 'na ciavatta.....




Commenti
Posta un commento