PENSIERI SPARSI
Scrivo poco sul blog, scrivo veramente tanto sul
quadernetto, francamente faccio fatica a recuperare una manualità che avevo
ottima, prima dell’avvento del computer.
Mi piacevano molto anche gli studi delle calligrafie e da giovane mi sono anche
divertita per un periodo a scrivere in maniera ottocentesca. Mah, comunque sto
divagando, (o, come si dice ora, vado “off topic”) meglio tornare all'argomento
di oggi.
Riprendo per una volta il blog perché m’è venuta voglia di
condividere on line un’esperienza, anzi, diciamo, vorrei conoscere il vostro
punto di vista e sapere se vi è capitata anche a voi una situazione del genere
e come avete reagito.
Il fatto: Lunedì di Pasqua, scampagnata fuori porta a piedi,
zaino in spalla, panini, acqua. Dopo un lungo camminare, ecco la meta, che,
data la giornata era stata scelta (naturalmente)
da altre millemila comitive. Essendo solo in due, non è stato difficile
ritagliarci uno spazio comodo per consumare gli avanzi del giorno prima, sdraiarsi
godendosi il primo sole, osservare un po’ come faccio sempre, l’umanità che mi
circondava.
Un gruppetto ha attirato la mia (nostra) attenzione: giovani
coppie con bambini in età prescolare o, al massimo secondo anno della scuola
primaria, tutti allegri, i grandi stranamente
senza cellulari in mano,i piccoli forse un po’ annoiati. Qualcuno, fra gli
adulti, lancia l’idea di giocare ai
classici “ruba bandiera” e “tiro alla fune“, i bambini sono un pochino dubbiosi,
poi, una volta spiegato loro il gioco, iniziano.
Diciamo che nel giro di pochissimo erano diventati l’attrazione
di tutti i presenti, perché non è così scontato vedere giocare all'aria aperta dei bambini. Mi sono divertita
ad osservare i volti; le persone più âgée (
me compresa, in testa) erano piacevolmente stupite, tornando col pensiero alla
mitica personalissima età dell’oro, i più giovani hanno alzato la testa dai
vari apparecchietti informatici, comunque genitori e bimbi erano l’attrazione
del momento.
Poi, il “dramma”.
Diciamo che c’era stata
qualche avvisaglia al momento dell’organizzazione delle squadre con tutto il perché
e il percome della definizione dei gruppi, ma, diamine, chi è che non ha mai
brontolato se messo in squadra col più placido del gruppo, dai, su!
Poi, però il gioco è partito, abbastanza brutale, senza
quella sottigliezza di fermarsi di botto davanti alla “bandiera”, guardando
fisso negli occhi l’avversario, tentando di indovinare, lo scatto, il guizzo
che, intuìto in anticipo, ti avrebbe dato quell'attimo di vantaggio per rubare
il fazzoletto e correre verso la propria squadra, ma quello, chiaramente si
acquista con anni ed anni di allenamento in strada. Comunque alla fine, da che
mondo è mondo, una squadra vince, l’altra perde, e a quel punto, uno dei
perdenti si butta per terra calciando e battendo i pugni, con lacrime e
singhiozzi esagerati per il momento. Mi
sarei aspettata la reazione di qualcuno che lanciasse l’idea di
continuare il gioco, fare un’altra partita, fare la “bella”, chi vince questa,
vince tutto, e invece, incredibile, quelli che presumo fossero i genitori, l’hanno
consolato prendendolo in braccio e dicendogli : ”No, tesoro, non è vero, non
hanno vinto loro, non è successo niente, non hanno vinto loro” ripetuto più e
più volte finché il pargolo ha cessato il singhiozzo isterico ed è stato deposto
nuovamente a terra, gratificato anche da
una bella merendina.
Il momento magico era ormai finito, gli altri bambini si
erano messi nuovamente a strappare fili d’erba
e pasticciare col cibo, un paio hanno chiesto il cellulare per fare i giochini
on line, ognuno si è rimesso da solo a fare gli affari propri.
Ci sono rimasta male. E ho pensato che oggi ti nego l’evidenza
d’aver perso ad uno stupido gioco, domani ti giustifico e ti difendo davanti
all’insegnante che ti dà un brutto voto, dopodomani è colpa di chissà chi, ma
il santo pargolo me lo cresco senza scossoni.
Sarebbe facile concludere il discorso con tutta la
paccottiglia trita e ritrita che si legge nel web, ma non lo voglio fare e non
voglio neanche prendere una posizione. Ci sono rimasta male, quello si, perché purtroppo
questo piccolo episodio, avvalora quando ascolto, mio malgrado in treno, fra altri
pendolari come me o gente sconosciuta che condivide gli stretti sedili e
attacca a parlare al cellulare.
Mah…..



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