Felicità, tà tà....
Incontro una follower del blog ('mmazza che figo, su cinque parole, due in inglese, povera me!) che velatamente mi sgrida perché scrivo poco in questi mesi.
Si. Scrivo poco, vivo molto, vivo ogni giornata come se fosse l'ultima su questa Terra, e quando arrivo alla sera, rinnovello i miei fidanzamenti con la triade "pigiama-scaldotto-divano" e naturalmente con Claudio, il centro di tutta la mia vita.
In effetti c'è stato un periodo in cui scrivevo molto di più, probabilmente a scopo terapeutico, come raccomandava sempre la mia maestra :-" scrivi tutte le volte che vuoi fissare o superare un momento, oppure vedere come trovare la soluzione ad un problema, scrivi!"
Vorrei scrivere di più, ma ho anche paura di scadere nella ripetitività, perché fondamentalmente il pensiero è uno solo: IO SONO FELICE.
E sai che palle una che sblatera ai quattro venti la sua (presunta) felicità?
E sai che ci interessa della felicità? Hai vinto alla lotteria? Hai comprato una Ferrari? Hai ricevuto una promozione sul lavoro?
Niente di tutto questo... credo ormai che alla mia età e con quel piccolo bagaglio di vita vissuta, posso dichiarare che si, la felicità esiste, è dentro di noi, più o meno nascosta e ce l'abbiamo tutti, basta solo esercitarsi a "farla venire fuori".
Sono felice. Mi alzo tutte le mattine alle 4,30 circa e sono felice perché mi alzo da un letto che condivido con la persona a me più cara e non da un giaciglio di fortuna.
Sono felice. Sistemo casa, lascio qualcosa di pronto per i miei cari e sono felice, perché ho una cucina con tutti i comfort e non devo andare a prendere l'acqua dal pozzo.
Sono felice. Prendo il treno, vedrò l'alba sul mare, dividerò il viaggio con persone che conosco e con le quali farò chiacchiere e battute e non sarò sola.
Sono felice. Sballottata dal bus preso al volo, raggiungerò il mio ufficio, il piccolo microcosmo adorato, dove ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e protetta da muri e porte sarò lontana dall'utenza.
Sono felice. A fine giornata riprenderò il bus, il treno, la bici e sarò nuovamente a casa, davanti ai fornelli e con i panni da mettere in lavatrice e sono felice perché non lavo a mano niente, tantomeno stoviglie e padelle perché la lavastoviglie nonostante tutto, ancora funziona.
E SONO FELICE perché mi addormenterò protetta e sicura nelle braccia di Claudio e sono felice perché ormai qui ci vengo solo a dormire, oramai mi sono riappropriata di tutto il mio passato e lo vivo con la gioia di allora e l'esperienza di oggi.
E se qualcuno ha avuto ancora la pazienza di leggermi fin qui, senza attacchi di diabete per la troppa caramellosità dello scritto, abbia ancora la pazienza di seguirmi per un pochino.
Stabilito che sono in una condizione di grazia, il mondo attorno a me che fa? Continua con i suoi alti e bassi, quindi, giorni fa l'ennesimo furto dell'ennesima bicicletta; la figlia neopatentata che "battezza" la macchina e ci mette in spese impreviste; il sollecito della rata condominiale, che anche lì sarebbe tutta una storia da raccontare e se una volta ho la nuvola nera (oppure il mood giusto), non è detto che non la metta per iscritto. Finito con le rogne? Ah no, 'spe: dal 2009 a seguito di una domanda per l'abbattimento delle barriere architettoniche aspettiamo ancora il contributo regionale; c'è la rata dell'ennesimo F24 da pagare; ci sono spese da affrontare e altre in corso da terminare, insomma non sono una Principessa Disney.
Ma FONDAMENTALMENTE c'è da essere felici. Altro modo non c'è per affrontare la vita. E piangermi addosso non mi regalerebbe la bacchetta magica per risolvere i problemi, anche perché, quando è stato il momento di piangere, l'ho fatto anch'io come tutti, poi ho alzato la testa, asciugato le lacrime (pulito le lenti degli occhiali, se no non vedevo un cappero) e ho cercato un modo più o meno bello per uscire dall'impasse del momento.
Quindi ho deciso di essere FEROCEMENTE FELICE, stupidamente felice, abbondantemente felice.
Non esiste una ricetta uguale per tutti: la mia l'ho inventata per me e forse funziona solo su di me e irraggia calore nella mia famiglia.
E tanto mi basta.
Ergo : scrivo poco, perché sto buttando tempo ed energie nel consolidare la mia ( la nostra) felicità !
Si. Scrivo poco, vivo molto, vivo ogni giornata come se fosse l'ultima su questa Terra, e quando arrivo alla sera, rinnovello i miei fidanzamenti con la triade "pigiama-scaldotto-divano" e naturalmente con Claudio, il centro di tutta la mia vita.
In effetti c'è stato un periodo in cui scrivevo molto di più, probabilmente a scopo terapeutico, come raccomandava sempre la mia maestra :-" scrivi tutte le volte che vuoi fissare o superare un momento, oppure vedere come trovare la soluzione ad un problema, scrivi!"
Vorrei scrivere di più, ma ho anche paura di scadere nella ripetitività, perché fondamentalmente il pensiero è uno solo: IO SONO FELICE.
E sai che palle una che sblatera ai quattro venti la sua (presunta) felicità?
E sai che ci interessa della felicità? Hai vinto alla lotteria? Hai comprato una Ferrari? Hai ricevuto una promozione sul lavoro?
Niente di tutto questo... credo ormai che alla mia età e con quel piccolo bagaglio di vita vissuta, posso dichiarare che si, la felicità esiste, è dentro di noi, più o meno nascosta e ce l'abbiamo tutti, basta solo esercitarsi a "farla venire fuori".
Sono felice. Mi alzo tutte le mattine alle 4,30 circa e sono felice perché mi alzo da un letto che condivido con la persona a me più cara e non da un giaciglio di fortuna.
Sono felice. Sistemo casa, lascio qualcosa di pronto per i miei cari e sono felice, perché ho una cucina con tutti i comfort e non devo andare a prendere l'acqua dal pozzo.
Sono felice. Prendo il treno, vedrò l'alba sul mare, dividerò il viaggio con persone che conosco e con le quali farò chiacchiere e battute e non sarò sola.
Sono felice. Sballottata dal bus preso al volo, raggiungerò il mio ufficio, il piccolo microcosmo adorato, dove ogni giorno imparo qualcosa di nuovo e protetta da muri e porte sarò lontana dall'utenza.
Sono felice. A fine giornata riprenderò il bus, il treno, la bici e sarò nuovamente a casa, davanti ai fornelli e con i panni da mettere in lavatrice e sono felice perché non lavo a mano niente, tantomeno stoviglie e padelle perché la lavastoviglie nonostante tutto, ancora funziona.
E SONO FELICE perché mi addormenterò protetta e sicura nelle braccia di Claudio e sono felice perché ormai qui ci vengo solo a dormire, oramai mi sono riappropriata di tutto il mio passato e lo vivo con la gioia di allora e l'esperienza di oggi.
E se qualcuno ha avuto ancora la pazienza di leggermi fin qui, senza attacchi di diabete per la troppa caramellosità dello scritto, abbia ancora la pazienza di seguirmi per un pochino.
Stabilito che sono in una condizione di grazia, il mondo attorno a me che fa? Continua con i suoi alti e bassi, quindi, giorni fa l'ennesimo furto dell'ennesima bicicletta; la figlia neopatentata che "battezza" la macchina e ci mette in spese impreviste; il sollecito della rata condominiale, che anche lì sarebbe tutta una storia da raccontare e se una volta ho la nuvola nera (oppure il mood giusto), non è detto che non la metta per iscritto. Finito con le rogne? Ah no, 'spe: dal 2009 a seguito di una domanda per l'abbattimento delle barriere architettoniche aspettiamo ancora il contributo regionale; c'è la rata dell'ennesimo F24 da pagare; ci sono spese da affrontare e altre in corso da terminare, insomma non sono una Principessa Disney.
Ma FONDAMENTALMENTE c'è da essere felici. Altro modo non c'è per affrontare la vita. E piangermi addosso non mi regalerebbe la bacchetta magica per risolvere i problemi, anche perché, quando è stato il momento di piangere, l'ho fatto anch'io come tutti, poi ho alzato la testa, asciugato le lacrime (pulito le lenti degli occhiali, se no non vedevo un cappero) e ho cercato un modo più o meno bello per uscire dall'impasse del momento.
Quindi ho deciso di essere FEROCEMENTE FELICE, stupidamente felice, abbondantemente felice.
Non esiste una ricetta uguale per tutti: la mia l'ho inventata per me e forse funziona solo su di me e irraggia calore nella mia famiglia.
E tanto mi basta.
Ergo : scrivo poco, perché sto buttando tempo ed energie nel consolidare la mia ( la nostra) felicità !



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