ALLA RICERCA DEL "MANCO-SO-IO-ESATTAMENTE-COSA"
E poi, ieri ho trovato un piccolo paradiso che credo tornerò spesso a visitare, uno spaccato di mondo che credevo dimenticato per sempre, chiaramente riveduto e corretto all'epoca attuale, ma...andiamo con ordine.
I negozietti etnici dove reperire le materie prime per le mia cucina, sono sempre stati la mia passione, e proprio in Ancona, vent'anni fa i primi timidi acquisti fra la paura di acquistare prodotti mal conservati e la voglia di riempirmi il naso di profumi mai dimenticati, bere un aspro tamarindo, mangiare del riso profumato. Dopo tutto questo tempo, ne ho ritrovato solo uno, l'altro non esiste più, uno ha solo prodotti dell'est ( ma anche lì, forse per l'halava e il burek, un paio di giri li farò), poi giorni fa un negozietto un po' defilato ha attratto la mia attenzione. Ieri, l'apoteosi. A questo punto, le parole non bastano, come faccio a descrivere quella sensazione che si ha quando, scendendo le scale, mi sono ritrovata in pratica dentro una cartolina anni '60? Le finestre con le persiane socchiuse, pochissime auto, bambini che giocavano in strada sotto l'occhio vigile di un paio di mamme, il meccanico che armeggiava anche lui non tanto all'interno, quanto sul marciapiede, visto che l'auto era col muso fuori dall'officina. E gli odori, e la musica che usciva da quelle finestre, come ve li descrivo? Entro nel negozietto che avevo puntato e faccio la spesa, chiedo però dove fosse la tahina perchè in quel bazaar ( di nome e di fatto) non la vedevo e il gentilissimo signore mi dice che non ce l'ha, ma che la posso trovare più avanti. Avanti dove, che io ho il treno, mannaggia! E lui, senza battere ciglio, si alza dal suo scranno dove dal mio arrivo aveva dispensato scontrini, cambia valuta e due strilli sonori ai ragazzini in strada e mi accompagna, eh si mi ACCOMPAGNA manco cento metri più avanti e mi indica un altro etnic shop simile al suo, perchè l'altro ( orpo, vedi mo' che ce n'è un'altro e non lo avevo notato) vende valige e abiti. ETNICI appunto.
Porto a termine le spese e mi carico le braccia di sacchetti, torno indietro per l'unica strada che (ancora) conosco, risalgo le scale e mi fermo a metà, un po' per riprendere fiato, ma un po' molto per riempirmi gli occhi di sensazioni che abbiamo perso da tempo ; i miei figli non hanno MAI giocato in strada, non hanno MAI avuto l'opportunità di vivere in una strada piena di negozietti e laboratori, non hanno mai respirato l'odore del legno appena tagliato dal falegname, studiato col ritmico battere del martello del fabbro, svegliati con l'odore del pane fresco. No, 'spetta, quello si, perchè ce l'ho messa tutta ALMENO QUELLO di lasciarglielo come ricordo, visto che da anni e anni si sono svegliati col profumo del MIO pane fatto in casa appena sfornato; trema "Mulino Bianco" che io sono stata e sono ancora una concorrente temibile !
Corro in stazione a prendere il treno con un sorriso a 180 gradi, felice come non so manco io cosa, se per la spesa, se per quel ritrovare un passato che ho tanto amato, ancora me lo chiedo, con il piatto pieno di dolcini al cardamomo e una tazza di thè bollente. In fondo c'era tutto : un pizzico di Potenza Picena, un pizzico di Amman, un pizzico di Casablanca.
Cosa cercavo? Cosa ho trovato? Perchè mi basta così poco adesso per essere in pace con me stessa e col mondo tutto?


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