"TUTTI CE L'HANNO UNA MAMMA QUAGGIÙ, L'ORFANO SOLO NON CE L'HA PIÙ..."
Da ragazzetta, alle scuole medie, mi ero innamorata della formula "Season's Greetings" con quelle belle calligrafie inanellate su cartoncini artistici riproducenti improbabili paesaggi nevosi, visto che qui, al massimo di bianco e fitto c'era solo la nebbia.
Mi piaceva talmente, che la usavo per ogni evento, dai compleanni a ferragosto, finché una professoressa stoppò il mio entusiasmo ed imparai un uso più corretto.
Una volta non era come adesso, sapete, figli miei? Una volta G-U-A-I a proporre lingue straniere a noi giovani virgulti che potevamo subire confusioni linguistiche e iniziare a parlare il nostro italico idioma molto più tardi di quelli che, soprattutto qui nella zona, risultando figli di un italiano e una ex turista del nord (tedesche, svedesi, francesi, sparute austriache) venivano stimolati fin dalla nascita a diventare bilingui. Per amor di Dio, magari avranno iniziato a parlare ANCHE più tardi dei loro coetanei ita-ita , ma poi chi li fermava più?
Adesso invece grazieaunanuovacoscienza, ecco che i bambini vengono immersi nell'apprendimento precoce delle lingue straniere.
E la cosa mi piace, lo sapete. Soprattutto se oltre alle regole grammaticali, si parla anche di culture e tradizioni.
Però, torniamo a noi, che affrontavamo in prima media questi strani suoni dell'inglese e queste formule augurali in cui ci potevi risolvere un mese abbondante di feste, da Santa Lucia al 6 gennaio, se non addirittura far partire gli auguri da San Nicola per fare giusto giusto un mese tondo.
I miei Natali sono stati bellissimi fino al 1969. Quello del 1970, già da qualche mese in "esilio" a Gabicce Mare, era stato il primo di una lunga serie di festività molto più scarne.
121 chilometri da via Mugellini a via Fiume (prima; via Trento poi) un'ora e mezzo scarsa con l'auto, pareva un'altro pianeta e avevo imparato presto a tenere la bocca chiusa e non raccontare tante cose per non essere tacciata da "terrona" (come possono far male le parole inconsapevoli di preadolescenti, anche nel ricordo dopo quarantacinque anni, giorno più giorno meno).
Ma una cosa era comunque fissa ed immutabile. I MIEI dischi di Natale. Quelli li ho ancora e per fortuna ho con me la vecchia radio-giradischi per poterli ascoltare.
Ieri l'ho fatto.
A modo mio.
Perché un certo punto, mi sono resa conto che non mi avrebbe più sgridato nessuno (purtroppo) e ho detto a Claudio che avrei ascoltato i dischi come mi piaceva a me, cioè facendo partire i 45 giri, girando la manopola e ascoltandoli a 16, 33 e 78 giri. Un gusto proibito!
Ci sono solo due dischi con i quali anche in età matura mantengo un rapporto conflittuale, quello del "Buon Natale" di Febo Conti in cui fra le voci del coro che augura buon Natale a tutti i bambini "dalle Ande all'Equatore" spicca quella del (presunto) negretto che esclama: "BUON NADALE ANGHE DA ME! e che mi terrorizzava; poi l'altro, la facciata B di Piva Piva, dove un coro di orfani cantava la tristissima "Pastorale" e queste voci, per me strazianti, soprattutto il bambino solista, puntualmente mi ricordavano quanta fortuna avevo avuto io ad avere due amorevolissimi genitori e quanti natali tristi aveva trascorso mia madre, rimasta orfana in tenerissima età.
Quest'anno mi ci sono messa d'impegno ad ascoltarla, perchè ormai io non festeggio più il Natale come ricorrenza cristiana in sé, ma celebro la bambina fortunata che sono stata e il ricordo dei suoi genitori, che essendo di regioni diverse, avevano portato ognuno la propria tradizione di festa in questo piccolo microcosmo familiare che eravamo tutti e tre assieme.
E poi alla fine, se è vero che il Natale è una data convenzionale lo fu anche per noi in molte situazioni.
Già mio padre raccontava che da piccolo cantava speranzoso "Luminello t'al Bambino, che me porta la robina" ben sapendo però che i piccoli regali sarebbero arrivati non propriamente dopo la Messa di Mezzanotte, poiché durante la guerra, causa coprifuoco, tale funzione veniva anticipata al pomeriggio della vigilia.
Qualche Natale venne funestato da incidenti sulla Strada Regina, prendi "la campagnola" e corri giù a fare l'intervento, mentre io e la mamma nell'alloggio di servizio sbocconcellavamo qualcosa in attesa di essere di nuovo tutti e tre per continuare il pranzo interrotto.
Durante gli anni del terrorismo, così simili a questo periodo, dati i fonogrammi che intensificavano i servizi sul territorio per evitare attentati in luoghi affollati, noi in famiglia i regali ce li scambiavamo prima di pranzo si, ma... del 24 ! Così se si fosse prolungato il lavoro del babbo in caserma o come qualche volta successe, quando dovettero intervenire proprio il giorno di Natale, intanto noi "la pratica l'avevamo sistemata" avendo già "festeggiato".
Tolgo il disco dunque, dalla copertina consumata; lo metto sul piatto del giradischi e faccio scattare il braccetto che delicatamente appoggio in modo che la puntina non abbia a rigare ulteriormente un disco fortemente consumato MA non riesco a suonarlo a 78 giri. Mi sarebbe sembrato un sacrilegio verso quelle piccole voci bianche, ormai sicuramente con i capelli bianchi, che cantavano di carezze materne negate e comunque buon Natale a tutti coloro che potevano contare sull'affetto dei genitori.
DUE, appunto.
Oltre non vado. Potrei sproloquiare sulle famiglie allargate del terzo millennio oppure degli orfani delle millemila guerre sparse nel mondo nonostante appelli di Pace, ma lascio a chi leggerà queste righe, ogni considerazione. Questo è uno scritto lanciato come una pietra in uno stagno. Le onde, le scriverete voi.
Mi piaceva talmente, che la usavo per ogni evento, dai compleanni a ferragosto, finché una professoressa stoppò il mio entusiasmo ed imparai un uso più corretto.
Una volta non era come adesso, sapete, figli miei? Una volta G-U-A-I a proporre lingue straniere a noi giovani virgulti che potevamo subire confusioni linguistiche e iniziare a parlare il nostro italico idioma molto più tardi di quelli che, soprattutto qui nella zona, risultando figli di un italiano e una ex turista del nord (tedesche, svedesi, francesi, sparute austriache) venivano stimolati fin dalla nascita a diventare bilingui. Per amor di Dio, magari avranno iniziato a parlare ANCHE più tardi dei loro coetanei ita-ita , ma poi chi li fermava più?
Adesso invece grazieaunanuovacoscienza, ecco che i bambini vengono immersi nell'apprendimento precoce delle lingue straniere.
E la cosa mi piace, lo sapete. Soprattutto se oltre alle regole grammaticali, si parla anche di culture e tradizioni.
Però, torniamo a noi, che affrontavamo in prima media questi strani suoni dell'inglese e queste formule augurali in cui ci potevi risolvere un mese abbondante di feste, da Santa Lucia al 6 gennaio, se non addirittura far partire gli auguri da San Nicola per fare giusto giusto un mese tondo.
I miei Natali sono stati bellissimi fino al 1969. Quello del 1970, già da qualche mese in "esilio" a Gabicce Mare, era stato il primo di una lunga serie di festività molto più scarne.121 chilometri da via Mugellini a via Fiume (prima; via Trento poi) un'ora e mezzo scarsa con l'auto, pareva un'altro pianeta e avevo imparato presto a tenere la bocca chiusa e non raccontare tante cose per non essere tacciata da "terrona" (come possono far male le parole inconsapevoli di preadolescenti, anche nel ricordo dopo quarantacinque anni, giorno più giorno meno).
Ma una cosa era comunque fissa ed immutabile. I MIEI dischi di Natale. Quelli li ho ancora e per fortuna ho con me la vecchia radio-giradischi per poterli ascoltare.
Ieri l'ho fatto.
A modo mio.
Perché un certo punto, mi sono resa conto che non mi avrebbe più sgridato nessuno (purtroppo) e ho detto a Claudio che avrei ascoltato i dischi come mi piaceva a me, cioè facendo partire i 45 giri, girando la manopola e ascoltandoli a 16, 33 e 78 giri. Un gusto proibito!
Ci sono solo due dischi con i quali anche in età matura mantengo un rapporto conflittuale, quello del "Buon Natale" di Febo Conti in cui fra le voci del coro che augura buon Natale a tutti i bambini "dalle Ande all'Equatore" spicca quella del (presunto) negretto che esclama: "BUON NADALE ANGHE DA ME! e che mi terrorizzava; poi l'altro, la facciata B di Piva Piva, dove un coro di orfani cantava la tristissima "Pastorale" e queste voci, per me strazianti, soprattutto il bambino solista, puntualmente mi ricordavano quanta fortuna avevo avuto io ad avere due amorevolissimi genitori e quanti natali tristi aveva trascorso mia madre, rimasta orfana in tenerissima età.
Quest'anno mi ci sono messa d'impegno ad ascoltarla, perchè ormai io non festeggio più il Natale come ricorrenza cristiana in sé, ma celebro la bambina fortunata che sono stata e il ricordo dei suoi genitori, che essendo di regioni diverse, avevano portato ognuno la propria tradizione di festa in questo piccolo microcosmo familiare che eravamo tutti e tre assieme.
E poi alla fine, se è vero che il Natale è una data convenzionale lo fu anche per noi in molte situazioni.
Già mio padre raccontava che da piccolo cantava speranzoso "Luminello t'al Bambino, che me porta la robina" ben sapendo però che i piccoli regali sarebbero arrivati non propriamente dopo la Messa di Mezzanotte, poiché durante la guerra, causa coprifuoco, tale funzione veniva anticipata al pomeriggio della vigilia.
Qualche Natale venne funestato da incidenti sulla Strada Regina, prendi "la campagnola" e corri giù a fare l'intervento, mentre io e la mamma nell'alloggio di servizio sbocconcellavamo qualcosa in attesa di essere di nuovo tutti e tre per continuare il pranzo interrotto.
Durante gli anni del terrorismo, così simili a questo periodo, dati i fonogrammi che intensificavano i servizi sul territorio per evitare attentati in luoghi affollati, noi in famiglia i regali ce li scambiavamo prima di pranzo si, ma... del 24 ! Così se si fosse prolungato il lavoro del babbo in caserma o come qualche volta successe, quando dovettero intervenire proprio il giorno di Natale, intanto noi "la pratica l'avevamo sistemata" avendo già "festeggiato".
Tolgo il disco dunque, dalla copertina consumata; lo metto sul piatto del giradischi e faccio scattare il braccetto che delicatamente appoggio in modo che la puntina non abbia a rigare ulteriormente un disco fortemente consumato MA non riesco a suonarlo a 78 giri. Mi sarebbe sembrato un sacrilegio verso quelle piccole voci bianche, ormai sicuramente con i capelli bianchi, che cantavano di carezze materne negate e comunque buon Natale a tutti coloro che potevano contare sull'affetto dei genitori.
DUE, appunto.
Oltre non vado. Potrei sproloquiare sulle famiglie allargate del terzo millennio oppure degli orfani delle millemila guerre sparse nel mondo nonostante appelli di Pace, ma lascio a chi leggerà queste righe, ogni considerazione. Questo è uno scritto lanciato come una pietra in uno stagno. Le onde, le scriverete voi.


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