La MIA famiglia !

Sabato sera dopo un tira e molla degno di uno spettacolo teatrale siamo riusciti a fare una serata in pizzeria io, Claudio e i figli.
 Tutti e quattro.
Liberi per noi.
Solo per noi.
Che non avrebbero mangiato e poi scappati via per andare a ballare-cantare-pattinare-tirare-con-l'arco-vedersi-con-gli amici.
Solo nostri.
Ma anche noi eravamo solo loro. Assolutamente non distratti dal lavoro.
Tutto era partito da un pensiero di mio figlio mesi addietro.
Che rimpiangeva quelle uscite tutti assieme con i nonni.
E i nonni non ci sono più.
Passano gli anni e io sono a lutto perenne.
Riferisco a Claudio.
 Informiamo le altre figlie, arranazziamo i soldi, cerchiamo di conciliare gli impegni di tutti e cambiamo ben due date, poi  all'ultimo minuto, visto che Claudio non batte il cartellino dalle nove alle diciassette sembrava che tutto dovesse essere rimandato ad un altro sabato.
DI CHISSA'QUALEVITAFUTURA.
Ma l'ennesimo cambio di programma, ci ha permesso di uscire tutti e sei.
E' stato bellissimo, perchè siamo tutti grandi, e ci godiamo la serata,  non c'è più nessuno che deve sedersi sui cuscini per arrivare al tavolo, mettersi il tovagliolo a mò di grembiule per non far danni ai vestiti, farsi scaldare il biberon o chiedere una pizza famiglia con sei diverse farciture.
Il pensiero va ai nonni, chiaramente, ma è bello trovarsi tutti assieme e parlare non solo del passato ma anche dei progetti futuri.
Di tutti.
Miei e di Claudio compresi.
Perchè se l'Altissimo ce lo concederà, abbiamo una progettualità ancora vivacissima, e non  abbiamo ancora imboccato il viale del tramonto.
Li guardavo, i miei ragazzi a tavola, felici di godersi una uscita di famiglia, consapevoli però che le loro strade non comprendono la nostra presenza.
E mi sono lasciata andare ai pensieri.
 Il primo, in assoluto:  se avessi dato retta al mio istinto e alle proposte, magari mi ritroverei a questa età donna-in-carriera, ma sicuramente nessun lavoro, per quanto prestigioso possa essere, mi avrebbe regalato le gioie che ho avuto vivendo in questi anni una tranquilla vita familiare,  un lavoro, si, magari un po' anonimo ma soddisfacente, una vita comune piena di gioie e dolori, con momenti di allegria e altri di profonda disperazione, ma almeno eravamo  assieme, e ci potevamo sempre abbracciare per trovare conforto e andare avanti.
Abbraccia 'mpò 'na scrivania, sia pure di mogano e dimmi quanto calore ti dà!
Il secondo pensiero era che in fondo, nonostante tutte le cassandre, abbiamo fatto un ottimo lavoro e abbiamo cresciuto quattro splendidi ragazzi.
Pare niente, ma vedo attorno a me realtà  zoppicanti che hanno bisogno dell'apporto di un aiuto esterno.
Quando la nostra  prima figlia, alle elementari tornò a casa con un avviso di incontri per la genitorialità, cercammo di organizzarci per vedere di seguirli, noi abbastanza giovani e forse inadeguati, con due figlie ed un terzo in arrivo  ci sembrava un'ottima soluzione sentire il parere degli esperti, ma  gli incontri si sarebbero tenuti la sera dopo cena e questo voleva dire portare le bambine a dormire dai nonni, oppure  portare le bambine con noi,   o anche chiedere ai nonni di venire da noi la sera.
Mia figlia mi spiazzò quando mi disse : "Quindi tu  e il babbo ci lasciate dai nonni e
 andate a parlare degli affari nostri con estranei ? Ma non è meglio che facciamo la pizza in casa e parliamo fra di noi?"
Immediatamente si decise di non partecipare al corso e di dedicare  quanto più tempo  possibile  per l'ascolto in casa. Fra di noi. Se poi ci fossimo accorti che qualcosa non funzionava, beh, ci saremmo rivolti a quegli esperti.
Ma non c'è stato bisogno.  Ognuno ha trovato il suo interlocutore direttamente in famiglia.
E io ho fatto la mamma che strilla e sbuffa, non certo la mamma-amica.
E Claudio era il classico padre. Magari un po' anni '50, ma  nel corso degli anni tutti abbiamo imparato a smussare i lati del nostro carattere e siamo diventati  i pezzi di un puzzle che si incastra perfettamente senza problemi.
Lo Stato ci dovrebbe dire grazie. In fondo gli abbiamo fatto risparmiare fior di soldini. Nessuno s'è dovuto occupare di noi, nessuno ha potuto occuparsi di noi, quando abbiamo vissuto la disabilità di mio padre; sto ancora aspettando dal 2008 di sapere  come è andata a finire la richiesta del contributo regionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche ma con lo stesso spirito con cui credo alla Befana. In ogni caso c'eravamo sempre noi e solo noi.
Abbiamo vissuto molto di sport, ora un po' meno, ma anche lì vissuto a modo nostro, agonismo poco, amicizie tante.
Che ci portiamo ancora dietro allegramente.
E poi ci sono le soddisfazioni scolastiche oltre a quelle sportive, che non son mancate.
Ma sempre con quel pizzico di  "sano menefreghismo". Non  ci siamo mai seduti a tavolino a fare i compiti con i figli, tantomeno abbiamo  mai saputo cosa avessero in cartella, la gestione era tutta loro.
 Noi spettatori  partecipi ma non attivi. Pronti  nelle retrovie  con un fazzoletto, una merenda, un cerotto,  un consiglio, ma mai in prima fila a questionare al posto loro.
MAI.
E  adesso spiccano il volo e senza rete.  Le due più grandi non vivono più con noi. Hanno la loro vita, le bollette da pagare, il bilancio da far quadrare.

Ma questa è la nostra serata.  Non c'è bisogno di aspettare una ricorrenza per essere felici.

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