Il mio presepe laico.

Mhmmm, a scriverlo così di brutto, pare una bestemmia.
 Come fa  un presepio ad essere laico se stiamo parlando della rappresentazione della nascita di Gesù, che, girala come vuoi, è  comunque un personaggio religioso?
Diciamo che del presepio prendo in prestito la location, metto un bel fondale sul muro, sul tavolino ci metto alberi, strade e case e perchè no? Anche quella striscia di alluminio a far da corso d'acqua; tutto questo dove lo faccio? NELLA MIA TESTA!

E' bastato veramente poco, la partecipazione di mia figlia ad un compleanno e per tornare a casa, abbiamo cambiato la solita strada e siamo passate in  via Fiume, angolo via De Amicis, via  Trento e Lungoporto.
Gabicce non è una metropoli, però capita di restringere il campo a quelle quattro strade frequentate che a volte non arrivo manco in piazza Matteotti, se non per necessità. Ma poi, lì, mi fermo. Ci sono delle vie che non voglio più vedere e ci sono un paio di vicoletti dove in quarant'anni sarò passata si è no il numero delle dita di UNA mano.
Poi succede che per colpa dei sensi unici e dell'ora tarda, in ossequio al proverbio di quello che non vuoi è sempre pieno il piatto, devo "passare" per il porto.Ma sì, facciamoci del male fino in fondo!
 In via Trento ho visto due fusti d'albero ben rigogliosi e una siepe completamente tagliata, e allora ho pianto. Perchè io quei due alberi me li ricordo ancora quando li misero a dimora, attaccati al palo di sostegno, e la siepe era tenuta a regola d'arte e di fianco alle scale c'erano due magnifici vasi di coccio che un giorno vennero dipinti con i colori della bandiera italiana e improvvisamente  s'è spalancata una porta della memoria che tenevo rigorosamente chiusa con doppia mandata e  tutti i ricordi sono usciti anzi scappati precipitosamente e tutto è tornato come allora.
Gli alberelli piccolini, gli hotel funzionanti, TUTTI E TRE (e non uno come adesso). E poi i visi, le voci; erano pochi metri da via Fiume a via Trento, tanto che il grosso del trasloco della mia camera me l'ero fatto da sola a piedi, prendendo a prestito le ceste del pane al negozio di alimentari  in fondo alla via ...però era un altro mondo, quella era la zona del porto, non ero più zona (quasi) fronte mare. Pare niente a dirlo così, però quando sei una ragazzetta, le cose cambiano, perchè in via Fiume c'eravamo solo noi, (e con noi intendo dire la caserma) un hotel in costruzione e un'altra enorme struttura che dava sulla piazza, in quegli anni stavano trasformandola da hotel ad appartamenti; via Trento invece era viva tutto l'anno perchè c'era  qualche famiglia stanziale in più, e d'estate era un problema trovare parcheggio perchè ogni mattone sia di casa privata che di struttura alberghiera era affittato. E poi le voci, le persone, il dialetto che riempiva la strada, la voce della Dora che chiamava il marito  che per anni ho pensato si chiamasse veramente :-"Saaandreee!", la parrucchiera all'angolo e il noleggio di tandem e risciò proprio di fianco. Il ristorante fra una pensioncina e l'altra.
E come tante statuine del presepio eccoli qui gli abitanti della zona, ognuno fermo nella sua attività più congeniale. Io, in mezzo a loro, gioco e mi diverto, e come nei presepi più realistici c'e' l'effetto dell'alternarsi alba-giorno-tramonto-notte, ecco che io sto qui e mi godo le stagioni con l'inverno nebbioso e tristissimo, poi si aprivano gli alberghi e proprio davanti casa c'era l'invitante sedia a dondolo che dividevo con le figlie (più grandi di me) dell'albergatore. Arrivano le mattine d'estate  con i bagnanti che scaricano valigie e approvvigionamenti per un mese intero e mi salutano perchè ormai ci conosciamo e io sto in strada in attesa di una finestra che si apra, di una voce che mi chiami per tornare di sopra, nell'alloggio di servizio, a mangiare con mamma (sicuro) e babbo (salvo imprevisti dell'ultimo minuto).
C'era la sala radio della caserma  che non ho mai capito perchè la sentivamo anche attraverso la televisione della cucina, una volta mamma aveva preparato un manicaretto della sua tradizione toscana e aspettando il babbo, ascoltavamo il telegiornale, ecco appunto l'interferenza, e sentiamo distintamente la voce del babbo che parla di un incidente con feriti mentre al telegiornale stanno trasmettendo qualcosa sullo sport. Mia madre non  fece parola, spense il fuoco da sotto la pentola e si mise a sferruzzare ferocemente.
 Crescendo, col senno di poi, penso che mia madre si sia sfogata a fare  tante di quelle coperte patchwork con i quadratini di lana dritto-rovescio, proprio per scaricare il nervosismo di una vita nomade fra un alloggio di servizio e l'altro.
Altro che muschio! Nebbia d'inverno e sabbia d'estate, questo voglio mettere nel mio presepe laico. E ancora molto altro devo mettere, in modo particolare le biciclette. Splendide, pesantissime, con le loro borse a "spindulon" piena di  verdure prese al mercato e di pesce della pescheria. E in un angolino gli anziani, quelli  che ormai che non uscivano più in mare ma in ogni caso una mano la davano ugualmente e rammendavano le reti. Io m'incantavo a vedere come con le dita del piede tendevano la rete e con le mani cucivano gli strappi.
Bisognerebbe averne due, di vite. Io ero talmente presa a piangermi addosso come tutte le adolescenti che si rispettino che si vedono brutte-basse-alte-magre-grosse-brufolose-foruncolose e pure un pò forforose, che non mi sono goduta appieno gli anni di via Trento. Pensare che adesso, che avrei l'età e avrei i problemi, quelli veri per davvero, sono molto più allegra ed ottimista di allora.
Ma ormai è troppo tardi, via Trento come l'ho vissuta io non c'e' più. Ed è molto più silenziosa di via Fiume, che a questo punto conta sull'hotel (che poi venne teminato) e sull'onda lunga della sala giochi.
Ma siete tutti qui, nel mio cuore, simpatici e antipatici, vivi e soprattutto scomparsi.
Scomparsi agli occhi di chi non sa vedere. Il mio presepe laico è pieno...come un hotel a Ferragosto!

Commenti

Post più popolari