Siamo moderni..torniamo all’antico!


E così, tanto tuonò che piovve. In senso figurato, voglio dire! In Italia ogni anno si consuma una media di 300 sacchetti di plastica monouso a testa, una cifra che fa del nostro Paese il peggior Stato europeo da questo punto di vista.
Eliminare i sacchetti significa risparmiare ogni anno le 180.000 tonnellate di petrolio usate per produrli ed eliminare le emissioni di CO2 causate dal processo.
La alternative per chi va a fare la spesa, già adottate in diversi negozi e supermercati, sono le vecchie sporte riutilizzabili, i sacchetti in tela e quelli realizzati in materiale plastico ricavato dall'amido di mais, meno resistente della plastica tradizionale e con un impatto infinitamente inferiore sull'ambiente.
Non bisogna infatti dimenticare che i consueti sacchetti di plastica che finiscono dispersi durano per secoli e possono rappresentare un pericolo mortale per gli animali.
Cosi, una buona notizia sia dal punto di vista del risparmio che del rispetto dell'ambiente:con il primo gennaio 2011 finisce l'era dei sacchetti di plastica per la spesa eppure non è ancora il caso di abbandonarsi ai festeggiamenti abbassando la guardia.
I sacchetti avrebbero dovuto scomparire già all'inizio di quest'anno; poi s'è deciso di tollerare la loro presenza ancora per un anno, rimandando il bando all'anno prossimo. Però adesso facciamo basta sul serio, va bene?

Torniamo ai vecchi tempi, quando, ad un certo punto della tua vita (di solito durante le vacanze scolastiche) la mamma ti consegnava la lista della spesa, ti dava i soldi contati e prendeva dal gancio dietro la porta la mitica “sporta della spesa” e tu, varcando la soglia di casa con la borsa sottobraccio ti sentiva stranamente adulta.
Ce n’erano di tanti tipi, ma le più quotate erano quella massiccia di paglia , foderata al suo interno, con i manici magari “ripassati” dal calzolaio, oppure quella a rete da pescatore con i manici tondi, solitamente di materiale plastico, oppure fatta all’uncinetto.
Una volta arrivata a negozio, alzavi gli occhietti all’insù, cercavi di capire quando sarebbe arrivato il tuo turno e mentre mentalmente ripetevi “un-filoncino-di-pane-toscano-due-etti-di-parmigiano-grattugiato-mi-devo- ricordare-di-farmelo-grattugiare-al-momento-non-di-prendere-quello-già-nel-ciotolone-che-hanno-sicuramente-grattugiato-la-crosta-così-si-è-raccomandata-mamma!”, sorridevi alla signora che ti chiedeva: “Oh, che brava signorinetta! La spesa la fai tu? La mamma tutto bene?”
E nell’attesa ti divertivi ad ascoltare i discorsi dei grandi, pensando in cuor tuo che mai e poi mai una volta adulta avresti impiegato la tua mente in quei futili discorsi di malattie, medicine, notizie varie.
Molto meglio focalizzare l’attenzione sull’oroscopo e sperare che sì, quello era proprio il tuo giorno fortunato e avresti potuto incontrare il ragazzino che tanto ti piaceva e sperare che ti accompagnasse con la scusa di aiutarti a portare la sporta!

Quelli erano problemi! Altro che la guerra nel Viet Nam!

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